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R.G.: Cosa ti
ha spinto a dirigere “La Notte del mio primo
amore” tenendo presente la scarsa
considerazione che viene oggi data al genere
horror nell’ambiente produttivo italiano?
A.P.: Abbiamo fatto questa scelta produttiva
principalmente per due motivi: per prima cosa
in Italia si fa poco cinema di genere e molto
d’autore, in pratica se vuoi esordire al cinema
da regista devi fare un film “autoriale”.
Quindi volevamo metterci in gioco con un film
dai requisiti più commerciali; è stata una
sorta di sfida all’odierno modo di fare cinema
in Italia. Poi abbiamo anche considerato il
fatto che i film di genere vengono
principalmente premiati al botteghino; in fin
dei conti importiamo dagli altri Paesi davvero
tanti film dell’orrore e la gente li va a
vedere, quindi perché non farli in Italia? Poi
siamo stati davvero soddisfatti che il film
abbia avuto un’attenzione dalla grande
distribuzione e ci auguriamo che possa essere
il primo di una lunga serie di prodotti
dichiaratamente horror destinati al grande
schermo.
R.G.: E cosa ti ha spinto a cimentarti con un “teen-blood”,
filone estraneo alla tradizione italiana, salvo
rarissimi esempi?
A.P.:
Volevamo fare un film horror e quindi, per
ovvie strategie produttive, ci siamo chiesti
quale fosse il genere di film dell’orrore che
in questi ultimi anni ha riscontrato più
successo di pubblico. Naturalmente i teen-blood!
Dunque abbiamo detto: Perché non provare la
formula del teen-blood anche in Italia, magari
con giovani attori ai quali dare la possibilità
di emergere? Detto, fatto.
Poi, comunque, ci siamo messi molto in gioco,
perché si sa, il teen-blood non è un genere
italiano, nel nostro Paese si ci spinge più
verso il giallo/horror alla Bava o Argento.
Anche se, bisogna precisare che abbiamo tenuto
un punto di contatto con la tradizione
italiana, riconducibile soprattutto alla
costruzione dei personaggi: spesso negli horror
americani di questo tipo i personaggi non sono
altro che dei numeri, messi là solo per essere
uccisi, apparendo spesso insensibili e quindi
poco credibili (muore un parente, un amico e a
loro non importa niente!). Nel nostro film le
psicologie dei personaggi sono più definite; ci
sono l’amicizia e l’amore come sentimenti
dominanti: quando la protagonista vede morire i
suoi amici non si limita ad urlare e scappare,
ma è realmente disperata! Ed è proprio qui che
si ricollega alla tradizione giallo/horror
italiana: non cadere nella superficialità del
cinema di genere americano. Abbiamo preso un
genere tutto americano come il teen-blood e lo
abbiamo farcito con personaggi del tutto
italiani.
R.G.: Ti sei ispirato a qualche pellicola,
regista o romanzo in particolare per la
realizzazione di “La Notte del mio primo
amore”?
A.P.: Omaggi a film ce ne sono sicuramente, ma
dalla letteratura non abbiamo attinto. Comunque
considera che la sceneggiatura non l’ho scritta
io, ho solo collaborato, gran parte del merito
va a Germano Tarricone. Prendi in
considerazione poi il fatto che la
sceneggiatura è stata rimaneggiata diverse
volte, siamo arrivati ad averne addirittura
otto versioni differenti! Basti pensare che
nella prima versione i personaggi di Marina e
Andrea non erano presenti!
In quanto all’ispirazione cinematografica, ho
cercato di avvicinarmi il più possibile al
Carpenter dei primi film, “Halloween” su tutti;
cercando dunque di concentrami maggiormente
sulla storia e sulla tensione piuttosto che sul
sangue e sugli squartamenti, che sarebbero
stati fini a se stessi non aggiungendo nulla
alla storia. Invece l’attenzione principale è
stata data alla dilatazione dei tempi per la
creazione della suspense; dunque è stato
proprio Carpenter il vero ispiratore. Poi sono
disseminati qua e la diversi omaggi, a partire
dalla maschera del killer che somiglia molto a
quella di Leatherface; la villa in cui si
svolge il film l’abbiamo chiamata “Villa
Argento”, per omaggiare il regista di “Profondo
rosso”. Comunque non volevamo neanche eccedere
troppo in questo gioco degli omaggi forzati,
per non apparire citazionisti estremi; ma
abbiamo fornito piccoli indizi magari
riconoscibili solo per coloro che sono veri
conoscitori del genere.
Poi in molti hanno cercato di cogliere
l’omaggio lì dove non c’era. Lampante l’esempio
della figura del killer! Ci hanno chiesto se
l’avevamo vestito con un parruccone per
somigliare maggiormente a Leatherface, ma in
realtà quelli sono proprio i capelli di Lucio
Mattioli! Anche il suo modo di comportarsi,
silenzioso e molto fisico, vengono
principalmente dalla tecnica recitativa
adottata dal nostro attore in base alla sua
esperienza in campo teatrale e non da
particolari scelte effettuate per il film.
Inoltre, qualcuno ha colto una citazione dal
maglione a strisce di Freddy Krueger nel pail
colorato che indossa nel film il nostro killer,
ma in realtà quello è un indumento uscito
direttamente dall’armadio di Lucio: la
costumista l’ha visto e l’ha ritenuto adeguato
al film, ma non avevamo minimamente pensato a “Nightmare”!
R.G.: Puoi raccontarci qualche particolare
aneddoto riguardante la lavorazione del film?
A.P.: Di aneddoti ce ne sarebbero tanti, ma non
sono stati di certo quel tipo di aneddoto di
cui se ne può parlare in modo rilassato,
poiché, quando si gira in poco tempo e con un
budget ristretto come è capitato a noi,
raccontare un aneddoto corrisponde a raccontare
un contrattempo. Ad esempio, quando abbiamo
girato le scene dell’inseguimento nel cortile
della villa c’erano temperature che andavano
sotto lo zero e Giulia Ruffinelli, la
protagonista, era costretta a recitare in abiti
leggeri; anche quando viene gettata in
piscina…beh, l’acqua era ghiacciata! In
tantissimi casi, poi, ci siamo trovati in
condizione di doverci adeguare a carenze
tecniche (sempre dovute al basso budget) e
spesso è stata la scenografa Mariangela Capuano
a tirarci fuori dai guai. Un giorno ci è finita
la vernice e noi dovevamo comunque ultimare le
riprese, così Mariangela ha creato una vernice
del tutto identica utilizzando terra e
zucchero; oppure la cucina della villa è stata
costruita nel vero senso della parola sempre
dalla nostra scenografa, che non riusciva a
trovare mobili che la soddisfacessero (troppo
moderni in genere), così come altri elementi
della villa che sono completamente finti,
creati da zero.
Molto nel nostro film è stato arrangiato; basta
guardare i titoli di coda per rendersene conto,
poiché mancano molte figure importanti del
cinema tradizionale, i cui ruoli sono stati
rivestiti da noi stessi.
R.G.: Sembra che dopo molti anni di buio totale
sul genere horror in ambiente italiano, qualche
cosa ora si stia risvegliano. Cosa ne pensi del
futuro del cinema horror in Italia?
A.P.: Per quanto riguarda la nostra esperienza,
ti posso dire che ci è andata fin troppo bene
perché non ci saremmo mai aspettati questo tipo
di visibilità, addirittura al cinema!
Sicuramente comunque ci vorrebbe più coraggio
da parte dei produttori, anche perché mi sembra
assurdo che se questo genere di film al cinema
incassa molto, noi italiani non dobbiamo
provarci.
Una cosa davvero molto difficile è trovare una
distribuzione. In molti casi ci sono ragazzi
che come noi si autoproducono ma poi i loro
lavori non riescono ad avere nessuna
visibilità, perché non riescono a trovare
qualcuno che gli distribuisca il film. Non so,
forse il nostro è stato un caso isolato, anche
se spero che ci siano molti altri esempi simili
al nostro nell’immediato futuro. Noi abbiamo
avuto il supporto della Mediafilm, che ha
creduto in noi e ha distribuito la pellicola
addirittura in 112 copie. Abbiamo usufruito di
professionisti con molta esperienza, come nel
caso della scenografa Mariangela Capuano,
oppure per il fonico Piero Morganti che ha
vinto diversi David di Donatello e ha lavorato
in passato con Salvadores, Benigni e Virzì,
tanto che con la sua esperienza è riuscito a
risolvere molti problemi di presa diretta.
L’importante è curare il film sotto tutti gli
aspetti: dal montaggio alla fotografia, così da
rendere il tutto un prodotto abbastanza
credibile da guadagnarsi visibilità anche per
la grande distribuzione.
R.G.: E del tuo futuro cinematografico cosa
puoi dirci? Hai gia altri progetti in cantiere?
A.P.: Per ora progetti ben precisi per il
futuro ancora non ci sono, poiché bisogna
vedere come andrà “La Notte del mio primo
amore”. Poi stiamo lavorando sul dvd del film,
al quale pensavamo già mentre si effettuavano
le riprese. Sarà un dvd molto ricco: provini,
backstage, making of, interviste agli attori e
anche allo staff tecnico, che per qualche
strano motivo viene sempre lasciato in ombra
nei film.
Altri progetti…per ora ci sono solo idee, molte
idee. Comunque abbiamo intenzione di rimanere
sul genere horror, sempre se dall’alto ce lo
permetteranno!
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