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RG:
Cosa può dirci del suo nuovo progetto sui
cannibali? Fino a qualche mese fa se ne parlava
molto, ricordo il susseguirsi di notizie sul
web e la diffusione di una prima brochure che
recava il titolo Cannibals, poi si sono un po’
perse le tracce di questo film. Cosa è successo
nel frattempo?
RD: Di recente sono rientrato in contatto con
il produttore francese André Kobb, un mio
vecchio amico che ha acquistato Cannibal
Holocaust per la distribuzione in Francia e con
il quale è diventato miliardario. Dopo tanti
anni mi ha chiamato e mi ha chiesto di fare un
altro “Cannibale”, perché ci sono molte
richieste. Ora sono due anni che ho scritto la
storia, che poi è stata sceneggiata da
un’americana (Christine Conradt, ndr), e siamo
praticamente al termine. A Cannes dovevamo fare
le vendite e abbiamo trovato consensi presso un
produttore canadese, oltre a parecchie altre
richieste, insomma eravamo tutti
soddisfatti…anche la brochure è fatta molto
bene e siamo finiti sulle prime pagine di
alcuni giornali (Variety, ndr). Finché, quando
arrivo a Roma, mi giungono delle notizie che
cominciano a complicare le cose. Innanzitutto
io avevo detto che non potevo girarlo nel mese
di Ottobre, perché ho una serie di spot
pubblicitari con un cliente che non voglio
perdere, per cui mi hanno detto che avrei
dovuto girare ad Agosto e terminare a
Settembre. Settembre però è troppo tardi perché
tra una cosa e l’altra avrei potuto rischiare
di perdere il contratto. Poi un’altra cosa che
non mi è piaciuta è che doveva essere abbattuto
il budget, così avevano pensato di tagliare una
parte che si sarebbe dovuta svolgere nelle
Filippine e girare gran parte del film a
Ottawa, in Canada. Si tratta di un cannibalismo
metropolitano e nelle mie intenzioni si sarebbe
dovuto svolgere in più zone del mondo;
limitarlo alla sola cittadina di Ottawa non lo
trovavo giusto. Hanno tagliato le Filippine
soprattutto perché dicevano che i costi
sarebbero stati troppo alti per accontentare le
richieste dei giovani attori americani, che
volevano viaggiare in business class.
Insomma tutte queste cose non mi sono proprio
piaciute perché innanzitutto io ho già fatto i
sopralluoghi nelle Filippine, anche
ammalandomi, e oltre tutto mi hanno fatto il
biglietto in turistica…insomma molte cose mi
hanno dato fastidio.
Il produttore francese, leggendo la mia lettera
di lamentele, ha detto di aver preso atto delle
mie richieste e che non è il caso di rovinare
la nostra decennale amicizia; insomma farà in
modo di procurarsi altri fondi per venire
incontro alle mie esigenze. Dunque sto
aspettando che il produttore si faccia vivo: è
tutto pronto, la sceneggiatura è pronta, i
sopralluoghi sono stati fatti e abbiamo trovato
delle splendide locations, aspetto solo la loro
decisione. Comunque ulteriori tagli non ne
faccio, che oltretutto, nelle idee del
produttore canadese incontrato a Cannes, il mio
film doveva trascinarsi altri filmetti che
aveva già acquistato. Beh, no, se il mio film
deve essere semplicemente un trascinatore per
vendere meglio altri filmetti non lo faccio!
Quello che ho concepito non è a grande budget,
è a budget limitato, però quello deve essere,
di meno non faccio. Se sono d’accordo con me,
bene, altrimenti il film non si fa.
RG: Ma noi fan vogliamo un nuovo Cannibal movie
e soprattutto vogliamo il ritorno di Deodato al
cinema horror!
RD: Nel frattempo sono comunque stato coinvolto
anche in altro progetto con Lamberto Bava,
Sergio Stivaletti e i fratelli Manetti: si
tratta di quattro film diretti da quattro
registi differenti, i Masters of Horror
italiani. Il mio è tratto da una mia
sceneggiatura che si chiama Natas (che letto al
contrario fa Satan), è una storia realistica e
anche se fa parte di un gruppo di film horror
ha meno a che vedere con l’horror vero e
proprio…anche perché io non mi definisco un
“Master of Horror”, ovvero un regista horror in
senso stretto. Anche qui è quasi tutto pronto,
la sceneggiatura c’è…mancano da fare i
sopralluoghi a Torino, poi non so ancora se
comincerò prima le riprese di questo o del
Cannibal, è ancora da decidere.
RG: Tornando al film di cannibali, il suo nuovo
film si chiamerà Cannibal Holocaust 2? Ovvero
si tratta di un sequel o di un film
indipendente dal suo predecessore?
RD. Mah, non lo possiamo chiamare
Cannibal
Holocaust 2 perché ci sono problemi di diritti
con lo sfruttamento del titolo…una storia
lunga…e per questo momentaneamente si è optato
per Cannibals. Comunque ci sono punti in comune
con l’altro film, diciamo che si parte
dall’ossessione di un uomo, il proprietario di
un network, che vuole fare un Cannibal
Holocaust 2 dopo aver visionato i filmati dei
fatti accaduti nel primo film; quindi ci sono
rimandi al film precedente, tanto che ho
comprato sei minuti di Cannibal Holocaust
proprio perché verranno inseriti in questo
nuovo film. Solo che il modo con cui lo vuole
ripetere lui lo porta altrove, invece che nella
giungla lo porta nelle favelas e da qui si
snoda una storia di cannibalismo metropolitano.
Infatti lui riceve dei video in cui si compiono
degli atti di cannibalismo e crede che
provengono dalla giungla, poi indagando scopre
che invece si sono svolti nelle favelas. E in
tutto ciò è coinvolto anche il figlio
dell’operatore scomparso nel primo film, che ha
intenzione di scoprire cosa sia realmente
accaduto anni prima al padre. Si tratta quindi
di una storia abbastanza “forte”.
RG: Siamo giunti oggi ad un punto in cui è
molto in voga fare remake di film cult degli
anni ’70 e ’80. A lei non è stato proposto di
fare un remake a Cannibal Holocaust?
RD: Ma no, come fai a fare il remake di un film
che all’epoca della sua uscita è stato
spacciato per vero? La grande forza di quel
film era proprio il realismo! Significherebbe
fare della “finzione” sulla base di un film
allora spacciato per vero. Io non lo saprei più
fare. C’è chi mi ha copiato, addirittura
facendo film che ripropongono scena per scena Cannibal Holocaust in modo imbarazzante…tra
l’altro copiando molto male…già gli americani
con The Blair Witch Project hanno scopiazzato
l’idea di base, ora ci si sono messi anche a
casa nostra (Bruno Mattei con Mondo cannibale, ndr). Pensa che questo film (Mondo cannibale,
ndr) mi è stato fatto vedere proprio prima di
partire per i sopralluoghi nelle Filippine di
questo prossimo film e io mi sono ritrovato il
mio film! Solo che c’erano dei ridicoli omini
con le gonnelline…no, che cosa squallida…e lì
ho cambiato il finale del mio nuovo film,
perché pure questo doveva finire nella giungla.
No, che vergogna. Pace all’anima sua, ma non lo
doveva fare.
RG: Io sono dell’idea che il cannibal movie sia
un genere fortemente figlio dell’epoca in cui
si è sviluppato maggiormente, ovvero gli anni a
cavallo tra i ’70 e gli ’80. Lei pensa che oggi
un film del genere potrebbe funzionare per un
ampio pubblico allo stesso modo di allora?
RD: No. Io all’epoca ho girato un altro film di
cannibali, Ultimo mondo cannibale, per il quale
mi ero rifatto a una storia vera, quella del
figlio di Rockefeller che era precipitato con
l’aereo nella giungla del Borneo e qui aveva
incontrato i cannibali. Però ora che sono
passati 32 anni da quel film, il turismo di
massa ha scoperto tutto. Si, alcune popolazioni
e zone inesplorate ancora esistono nel Mato
Grosso o in Malesia, ma alla fine che racconti
al turista? Il turista di oggi ha visto tutto,
prima vedeva queste tribù e rimaneva a bocca
aperta, oggi per riuscire a stupire è più
efficace narrare delle pratiche di cannibalismo
metropolitano, che esiste davvero. Come nel
caso di quel tedesco che qualche anno fa mise
un annuncio su internet in cui cercava qualcuno
che volesse farsi mangiare, e qualcuno ha pure
risposto! Se una volta queste pratiche
avvenivano presso questi popoli per un fatto di
cultura, come coloro che mangiavano il fegato
del proprio nemico per impossessarsi del suo
coraggio, oggi invece si sentono storie di vera
follia.
RG: Il cinema italiano di genere oggi sembra
particolarmente in difficoltà, forse anche a
causa della supremazia della televisione. Lei
pensa che riusciremo mai a tornare ai fasti
degli anni ’60 e ’70?
RD: Il cinema italiano di genere un po’ è morto
a causa della televisione, un po’ a causa della
tecnologia. Quando hanno cominciato a fare gli
effetti speciali con il computer noi siamo
arrivati in ritardo. Poi si sono stancati del
computer e adesso vogliono tornare
all’originale, al nostro cinema. Chissà adesso
che succederà! Sicuramente il primo che farà un
film di genere di successo qui in Italia aprirà
una nuova strada. Però è molto difficile! Io ho
fatto un film poliziesco che si chiama: Uomini
si nasce poliziotti si muore, in cui c’è un
inseguimento all’inizio che oggi non si
potrebbe più fare a causa dei divieti. Bisogna
inventarsi nuove cose.
Io ho dei copioni bellissimi che vorrei
realizzare, ma è difficile perché non avrebbero
un passaggio in televisione assicurato, dal
momento che così come li ho pensati verrebbero
vietati ai minori di 18 anni. Se non hai la
prima serata in televisione è inutile vendere
un film perché te lo pagano veramente poco.
Dunque è tutto molto difficile, però gli
italiani sono sempre stati creativi e molto
abili ad inventare i generi. Quando ci sono
state le varie crisi nel cinema italiano ogni
volta sono finite grazie all’invenzione di un
qualche cosa: il primo è stato il western, poi
è arrivato Pasolini e ha inventato un vero
filone con il Decameron e poi I racconti di
Canterbury, c’è stato il thriller all’italiana,
il filone sexy, insomma ogni volta si sono
inventati un genere…adesso siamo in aspettativa
di qualche cosa di nuovo. Però sono spariti
tutti i vecchi autori, sono spariti tutti i
vecchi registi, tutto sta nelle mani dei
giovani. Se i giovani prenderanno esempio dal
film Gomorra qualche cosa di buono uscirà
fuori, se prenderanno esempio dai film tipo
L’ultimo bacio, non tireranno fuori nulla.
RG: Un’ultima domanda. Lei si è cimentato con
un po’ tutti i generi cinematografici, inclusi
anche molti lavori in campo pubblicitario e
nelle fiction tv. A quale genere è rimasto più
affezionato?
RD: In partenza avrei preferito fare commedie,
perché io sono un comico di natura. Però ho
capito che la commedia non era adatta a me
perché sarei dovuto essere al servizio
dell’attore comico, invece a me piace comandare
sul set, dirigere, e l’attore comico non si fa
dirigere. Il regista dei film comici è uno che
piazza la macchina da presa e dice “Famme
ride!”, e il suo lavoro sostanzialmente finisce
lì. E quindi ho capito che il ruolo del regista
emerge davvero nel film drammatico,
d’avventura, di scoperta. Il genere che più mi
piace, soprattutto adesso, è quello in cui
possiamo inserire Cannibal Holocaust, un genere
di film che gli americani, per esempio, non
avrebbero potuto fare. Gli americani infatti
non amano muoversi troppo, hanno paura di
spostarsi dall’America, figuriamoci di girare
nei posti sconosciuti!…e io ho sempre optato
per andare a scoprire dei posti. Anche quando
ho abbracciato la fiction, ho lasciato cose che
hanno avuto più successo in seguito, come il
Maresciallo Rocca, e sono andato in Costa Rica
perché volevo scoprire la Costa Rica, sono
andato in Africa per due mesi per fare Sotto il
cielo dell’Africa, perché mi piace l’avventura.
Quindi il genere avventura è quello che più mi
si adatta e mi piace. |