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"Spaghetti
thriller", "Horror all'italiana", "Thrilling
alla Dario Argento", sono tante le
denominazioni, per un genere che ha sempre
affascinato o incuriosito, sconvolto o
spiazzato; e che continua - quasi come il tempo
si fosse fermato - ad essere idolatrato in
tutto il mondo. Se la nascita dell'horror lo si
deve a Riccardo Freda con il film "I vampiri",
girato nell'ormai lontano 1957, sarà senza
dubbio con Mario Bava ( "il grande maestro" )
che certe tematiche e regole verranno
codificate, liberando il cinema thriller di
tanti fronzoli inutili, per mettere in scena la
scenografica "bellezza" della morte nel suo
:"Sei donne per l'assassino" - violenta
carneficina ambientata tra le stoffe e i
pesanti tendaggi, di un atelier di moda - dove
i personaggi non sono altro che pedine, di un
macabro gioco; come illustrano del resto i
titoli di testa, dove gli attori vengono
presentati con i volti e i corpi a mo' di
manichini.
Parallelamente ai film di Mario Bava - il cui
unico difetto è stato quello di essere troppo
in anticipo sui tempi - nascono ( grazie anche
al clima sessantottino ) altre "specie" di
thriller, che, partendo dal canovaccio de "I
diabolici" di Clouzout, portano in scena,
situazioni e personaggi dell'alta borghesia,
che si muovono in ambienti lussuosi, in cui il
vizio e la perversione, fa parte di un gioco,
in cui la prospettiva di un ulteriore
arricchimento, è già movente sufficiente per
commettere un efferato delitto. Con "Il dolce
corpo di Deborah" sarà Romolo Guerrieri a dar
vita al filone - detto psyco-giallo/sexy - che
verrà codificato da Umberto Lenzi
nell'affascinante e morboso "Orgasmo" ( seguito
da "Cosi dolce cosi perversa" e "Paranoia" ) ;
che rappresenta quel punto di incontro tra lo
psyco-giallo/sexy, e il thriller psichedelico,
portato sullo schermo da Faenza con
"Escalation" o da Severino con "Vergogna
schifosi".
Accanto
a questi thriller, vede la luce un altro mini-
filone, che partendo da "Dieci Piccoli
indiani", ma sopratutto da "Il coltello
nell'acqua" di Polansky ( giunto nelle sale
italiane in pieno clima 68' ) mette in scena un
ristretto numero di persone a bordo di uno
yacht in cui intrighi morbosi e malati, sono
destinati a sfociare nella tragedia: i titoli
che meritano di essere ricordati sono "Interrabang"
di Giulio Biagetti ( con uno sbalorditivo colpo
di scena finale ) e "Top Sensation" di
Ottavio Alessi ( che viene ricordato unicamente come
una delle pellicole più spinte, girate da
Edwige Fenech). Ma oramai siamo alla fine degli
anni 60', i tempi sono maturi per un
cambiamento, e le varianti sono state percorse;
i moventi e i colpevoli sono oramai esauriti e
risultano prevedibili, non resta che
stravolgere le regole. Mentre Mario Bava
prendeva in giro il genere stesso con "5
bambole per la luna d'agosto", e Lucio Fulci
esordiva splendidamente con "Una sull'altra" ,
che però rappresentava un tributo al quel tipo
di cinema thriller che andava scomparendo,
apparve sugli schermi italiani "L'uccello dalle
piume di cristallo" di Dario Argento
che
rovesciò completamente il genere stesso.
Trattenendo da Mario Bava il gusto per la
"scenografica" bellezza della morte, Argento
introdusse geniali concetti visivi, come la
soggettiva del serial killer, dando vita ad un
virtuale "cordone" ombelicale tra lo spettatore
e la vittima stessa, unito ad una ricerca
particolare e mai banale
dell'inquadratura,
come il "macro", per creare quell'atmosfera
sconvolgente e surreale in cui l'assassino si
muove ( si pensi al classico particolare
dell'occhio ). Ma accanto a tutto questo, la
vera rivoluzione introdotta da Argento è a
livello contenutistico e concerne il movente
che spinge l'assassino a compiere i suoi
rituali di
morte: il TRAUMA. Alla base dei thriller
argentiani, c'è sempre un trauma, per lo più
legato all'infanzia nel momento in cui
l'innocenza e la purezza di un essere umano è
talmente sensibile da non riuscire a scindere
il bene e il male; e questa tema verrà
completamente sviscerato da Lucio Fulci nel
bellissimo e "maledetto" "Non si sevizia un
paperino". Con Dario Argento, il
thriller
( perchè fino alla metà degli anni 70' è questo
il genere che prende il sopravvento in
confronto all'horror ) cambia decisamente
rotta, dando vita da una parte a quella scuola
detta "Argentiana", a cui appartengono il Paolo
Cavara ( da riscoprire "La tarantola dal ventre
nero" o il Sergio Pastore di "Sette scialli di
seta gialli"; dall'altra abbiamo film che si
divertono a smantellare il meccanismo "alla
Argento" come il Mario Bava di "Reazione a
catena" o tendono a diversificarsi,
ritagliandosi una dimensione tutta loro, come
"L'etrusco uccide ancora" di
Armando Crispino o
il Pupi Avati de "La casa dalle finestre che
ridono".
I primi "veri" segnali di horror li abbiamo a
partire dal 1974, all'uscita di un horror
americano che avrebbe sconvolto intere platee:
"L'esorcista". Appare inevitabile ( forse ) che
numerosi registi, si cimentarono in questo
filone, come Alberto De Martino per il suo
"Anticristo", e successivamente con "Holocaust
2000" - ripreso però, dalla saga de "Il
presagio" - con risultati indubbiamente
godibili, fino a giungere a quel "piccolo"
gioiello di tensione e angoscia datato 1974 e
firmato da un talento straordinario,
l'ingiustamente sottovalutato
Francesco Barilli
e il suo "Il profumo della signora in nero" ,
che riprendendo tematiche polanskiane che
echeggiano "Rosemary's baby", ma omaggiando
anche Mario Bava, nella figura della bambina
vestita con pizzi e merletti, costruisce un
perfetto meccanismo di horror, dove
l'interprestazione "spiritata" di Mimsy Farmer
( che negli anni 70' diventa una sorta di
dark-lady del genere thriller - horror) gioca
un ruolo di primissimo piano. Ma è il 1977,
l'anno cardine del cinema thriller - horror
italiano, ed ancora una volta è Dario Argento
il suo portabandiera che con "Suspiria" arriva
ad infrangere tutte le regole, raccontando una
storia di streghe cadenzata dai carillon
ossessivi dei "Goblin" ripetuti all'infinito.
In questo clima d'apice però, si innestarono i
primi sintomi di crisi; l'influsso di prodotti
scadenti, girati in quattro e
quattro otto,
portavano lo spettatore ad allontanarsi da
questo genere, e mentre i maestri di sempre
come Lucio Fulci continuavano a girare film di
tutto rispetto come "Sette note in nero" ,
l'avanzata del porno o il soft - core spinto ai
limiti veniva unito allo splatter pretestuoso
come in "Giallo a Venezia". E nel 1980, siamo
già agli sgoccioli: mentre Dario Argento con
"Inferno" registra uno dei suoi primi "flop" (
tenendo conto naturalmente degli incassi che i
suoi film avevano sempre ottenuto ) , Lucio Fulci fa in tempo a "cesellare" uno dei suoi
migliori film - una sorte di testamento
artistico ( come lo fu "Lisa e il diavolo" di
Mario Bava) criptico - che reca il titolo "L'aldilà… E tu vivrai nel terrore", la cui
struttura "artudiana" e "metafisica" , lo fa
giustamente annoverare, tra i "classici" del
"genere". Dopo, nulla sarà come prima: Mario
Bava ci lascia nel 1980 nel disinteresse
generale, Lucio Fulci dopo "Lo squartatore di
New York" combatterà con "budget" sempre più
ristretti, fino a quando nel 1996 sotto la
produzione di Dario Argento si preparava ad un
atteso ritorno con "M.D.C", ma la morte lo ha
colto prima dell'inizio delle riprese.

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