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Nato Ad Austin (in Texas) il 25 gennaio del
1943, Tobe Hooper è stato uno dei registi più
sottovalutati dal nostro paese. Durante
l’infanzia viaggia da una città all’altra
perché i suoi genitori lavorano nel settore
alberghiero, e di conseguenza risiede in vari
motel dove si abitua a vivere. La madre lo
porta al cinema circa 8 volte al mese, e
proprio qui inizia la passione di Tobe per i
film, che lo indirizzeranno verso una futura
carriera cinematografica.
Hooper viene
affascinato tantissimo dal cinema e grazie alla
cinepresa (8 mm) del padre, realizza un
cortometraggio con i suoi amici. Frequenta
senza costanza corsi scolastici e studia cinema
e musica al college della sua città natale.
Dopo aver compiuto studi irregolari, inizia a
prendere contatto con il mondo del cinema,
divenendo prima cameraman e successivamente
montatore di spot televisivi. Gira parecchi
cortometraggi tra cui i più conosciuti: “The abyss”, “Heisters” e il deludente “Eggshells”,
lungometraggio che non riscosse particolare
successo e che risulta irreperibile nel mercato
Home Video. Nel 1974 iniziano gli anni d’oro di
Hooper che dirige uno dei capostipiti della
cinematografia horror mondiale, “The Texas Chainsaw massacre” (in Italia edito con
l’inspiegabile titolo “Non aprite quella
porta”) ispirato ad un fatto di cronaca
realmente accaduto in Texas intorno agli anni
’50.
La pellicola narra le vicissitudini di un
gruppo di ragazzi divenuti preda di una
famiglia di squilibrati assassini dediti al
cannibalismo. Per i giovani la loro gita si
trasformerà in un incubo di efferata violenza
da cui non faranno ritorno. “The Texas Chainsaw
massacre” è stato girato in 16 mm, con un
budget complessivo di 155,000 dollari (il film
ne incasserà in seguito 50 milioni con uno
straordinario successo in tutto il mondo). Il
regista Texano affronta il cannibal- movie,
tema che verrà successivamente ripreso
da altri
classici del genere, tra cui: “Cannibal Holocaust” (1979) diretto da
Ruggero Deodato, e
“Le colline hanno gli occhi” (1977) di
Wes
Craven. In "Non aprite
quella porta" domina un’atmosfera
inquietante, emanata in tutto
l'arco della pellicola da
visioni disturbanti d'intenso
terrore, e
da un diligente uso di effetti sonori (non una colonna
sonora), bensì ronzii di animali e
urla
inarrestabili. Hooper scrisse la sceneggiatura
avvalendosi della collaborazione di Kim Henkel,
che dirigerà negli ultimi anni ’90 un pessimo
quarto capitolo della saga: “Non aprite quella
porta 4”, assolutamente da dimenticare!
“The Texas Chainsaw massacre” ha presentato al
pubblico il personaggio Leatherface (faccia di
cuoio), un gigante ritardato che indossa
maschere fatte di pelle umana,
e trascorre il
tempo squartando cadaveri. Nel 1976 Hooper
dirige un prestigioso film dall’indubbio valore
artistico: “Quel motel vicino alla palude”
interpretato dalla giovanissima Marilyn Burns
(l’indimenticabile protagonista di “Non aprite
quella porta”).
Nel cast figura anche un altro
genio del terrore, Robert Englund,
il quale
interpreta un rompiscatole uomo di affari. La
storia ruota attorno ad un decadente motel, il
cui proprietario è un fanatico e nevrotico
personaggio dalla mente sconvolta, che alleva
un feroce coccodrillo a cui è
morbosamente attratto, talmente tanto da dargli
in pasto le sue vittime. Pur risultando
godibile, scorrevole e a tratti persino
disturbante, la pellicola non riesce a proporre
lo stesso clima da incubo che avevamo
magicamente visionato nel “Massacro
Texano”. Nel 1979 è la volta di “Le notti di salem” (Salem’s Lot);
tratto da un omonimo
romanzo di Stephen King,
il film ci racconta la storia di un
antiquario che attende a Salem
(la cosiddetta cittadina stregata) “Barlow”, un
orribile vampiro dalle fattezze umane. Il suo
arrivo darà inizio ad anomali avvenimenti: morti
improvvise, apparizioni notturne e gente che
scompare inspiegabilmente. Ben Mears, un giovane parapsicologo,
intuisce il pericolo e si accinge ad
affrontare
entrambi i personaggi demoniaci, che dominano la cittadina attraverso la
diffusione di una peste che colpisce coloro che
vengono morsi dai vampiri… Dopo “Non aprite
quella porta e Quel motel vicino alla palude”
Hooper opta per il vampirismo. Il
film non è all’altezza dello splendido romanzo
di King, e in origine doveva essere una
miniserie in due puntate della durata di 210
minuti, ma poi vennero eliminate delle scene
con il risultato definitivo
di un unico film di 112
minuti.
Considerati i molteplici tagli
di cui è stata vittima la
suddetta pellicola, ed una recitazione
non tanto convincente, questo “Salem’s Lot” risulta
essere non eccellente, ma comunque
da apprezzare tra i prodotti del regista. Dopo
“Salem’s Lot” c’è da rammentare
una sublime
gemma del cinema horror: “Il tunnel
dell’orrore”. Quattro ragazzi dopo essersi
recati in un Luna Park per una serata di puro
divertimento, decidono di trascorrere la notte
nascosti all’interno del Tunnel dell’orrore,
giostra dall’aspetto macabro ma divertente. Lì,
assistono fatalmente al feroce
delitto
ai danni di una
maga, compiuto da un essere mostruoso (un
ragazzo minorato) con la
complicità del padre; i ragazzi cercano
di fuggire, ma è troppo tardi: gli assassini si
accorgono di loro e cercheranno di
eliminarli a tutti i costi…

Avvalendosi di una trama
essenzialmente originale che risulta essere uno
dei punti di forza del film, Hooper dirige un
prodotto all’altezza delle sue grettezze.
Coinvolgente la recitazione di Elizabeth Berridge (per la prima volta sullo schermo),
soprattutto nelle scene più angosciose del
film. Ottimo il make-up a cura di Rick Baker,
altrettanto il luogo in cui si svolge gran
parte della pellicola, un Luna Park;
indimenticabili anche gli splendidi scherzi
della natura che intravedono i ragazzi nelle
varie baracche.
C’è da dire, inoltre, che il film
è stato tratto da un famoso romanzo
dell’orrore. Nel 1982 Hooper presenta al
pubblico un film-spettacolo: parliamo
ovviamente di “Poltergeist – Demoniache
presenze”, ghost-movie dagli stupefacenti
effetti speciali curati dallo specialista George Lucas. Prodotto da
Steven Spielberg
(noto per aver diretto film epocali come “Lo
squalo” , “E.T.” ed aver prodotto varie
pellicole di fantascienza) che in questa
pellicola è anche co-regista e sceneggiatore,
Poltergeist è un viaggio nel soprannaturale mondo dei
fantasmi inquieti che tormentano la famiglia Freeling. La loro villetta viene invasa da
forze oscure e malefiche, apparentemente
insignificanti, che in breve tempo trasformano
la casa in un teatro di terribili fenomeni
paranormali.
Il film, pur costando 11 milioni di
dollari è stato uno degli incassi più
commerciali. Nel 1995 esce un'altro
prodotto targato Hooper, tratto da
un romanzo di Stephen King ed interpretato da
Robert Englund:
“The mangler – La macchina infernale”, che
purtroppo non soddisfa le aspettative del
pubblico e difatti, vedendo una troupe gremita
di nomi importanti, ci si aspettava
senz'altro un prodotto
assai dignitoso, ed invece è stato l’opposto:
il film raggiunge appena la sufficienza. Negli
anni successivi il regista Texano non ha
diretto più pellicole memorabili. Tra i passi
falsi di Hooper annotiamo “Night terrors”
(1993), “I figli del fuoco” (1990) e “Space Vampires” (1985).
Di recente sembra che Hooper
abbia ritrovato la sua vena creativa,
dirigendo rispettivamente “Crocodile” (2000),
una sorta di sequel del predecessore "Quel
motel vicino alla palude"
( anche se troppo
scontato e monotono resta comunque uno dei
film salvabili tra gli ultimi da lui diretti) e
“Toolbox murders” (2003), remake del sanguinoso
slasher-movie del 1978 diretto da Dennis
Donnelly.

Filmografia principale:
1974 -
Non aprite quella porta
1976 -
Quel motel vicino alla palude
1979 -
Le notti di Salem
1981 -
Il tunnel dell'orrore
1982 -
Poltergeist - Demoniache presenze
1985 -
Space Vampires
1986 - Invaders from mars
1987 -
Non aprite quella porta 2
1989 -
I figli del fuoco
1990 - Il vestito che uccide
1993 - Night terrors
1993 -
Body Bags (episodio n. 3)
1995 -
The mangler – La macchina infernale
2000 –
Crocodile
2003 –
La casa dei massacri

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