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Wes Craven è uno dei maggiori esponenti del new
horror cinematografico, regista che insieme a
John Carpenter, George A. Romero,
Tobe Hooper e
David Cronenberg, ha dettato le regole per la
costruzione di un cinema del brivido radicato
nel sociale, capace di scuotere gli animi già
iniziati da fervori socio-politici degli
spettatori degli anni ’70 e adattarli ad un
nuovo modo di fare e fruire cinema, grottesco e
disturbante, violento e controverso,
unanimemente considerato “post-moderno”.
Wesley Earl Craven (il suo nome per intero)
nasce nel 1939 a Cleveland, Ohio, e per circa
venti anni cresce in un ambiente battista
fondamentalista, sottoposto ad un’educazione
rigida che lo tiene lontano da qualunque
piacere della vita, compresi i media
tecno-culturali. Una delle svolte fondamentali
nella sua vita noiosa e bigotta avviene il
giorno in cui il giovane Wes marina il college
e si intrufola curioso in una sala
cinematografica in cui si proietta “Il buio
oltre la siepe” di Robert Mulligan: fu amore a
prima vista! Da quel giorno la sua vita cambiò,
si rese conto che l’ambiente in cui viveva non
era adatto a lui e ben presto abbandonò la
famiglia e cercò di recuperare il tempo perduto
dedicandosi alla musica rock, alla visione di
molte opere cinematografiche e conseguendo un
master in filosofia alla Hopkins University.
Iniziata una carriera come insegnate, sposato e
con due figli, un ulteriore cambiamento
radicale nella vita di Wes Craven avverrà
superata la soglia dei trent’anni, quando
abbandona la professione di insegnante e si fa
assumere come fattorino in una casa di
post-produzione cinematografica. Divenuto
montatore, lavora a documentari, spot
televisivi e film porno, finché un giorno la
sua strada incrocia quella di un altro
aspirante filmaker, Sean S. Cunningham, futuro
papà della famosa e longeva saga “Venerdì 13”.
Dal loro incontro nasce
prima un porno soft, Together (1971) e poi
L’ultima casa a sinistra
nel 1972, shock movie iniziatore del filone
horror “rape & revenge”, per la cui
realizzazione Craven trasse ispirazione da “La
fontana della vergine” (1959) di Ingmar Bergman.
La pellicola, che narra le atroci gesta
compiute da una banda di criminali che
seviziano e uccidono una coppia di ragazzine
per poi finire a loro volta massacrati dai
familiari di una di loro, fu un buon successo
commerciale e aprì la strada nel mondo
dell’horror al futuro papà di Freddy Krueger.
L’aria malsana, lo stile documentaristico e la
violenza brutale saranno caratteristiche anche
del secondo successo horror di Craven: Le
colline hanno gli occhi. L’anno è il 1977 e per
questo cannibal movie Craven collabora con un
altro amico conosciuto durante il periodo
passato nella casa di post-produzione, il
produttore Peter Locke. “Le colline hanno gli
occhi” è un adattamento di una storia realmente
accaduta nell’Inghilterra del ‘700 e si fa
forte indubbiamente sul successo del film di Hooper “Non aprite quella porta” che, in linea
di massima, tratta tematiche molto simili. Nel
film di Craven seguiamo le sorti di una
famiglia rimasta con l’auto in panne nel bel
mezzo di un deserto in cui l’esercito ha
condotto strani esperimenti che hanno dato vita
ad
una famiglia di sanguinari cannibali; la
famiglia borghese dovrà regredire allo stato
animale per poter sopravvivere alla fame dei
loro carnefici. Anche in questo caso Craven
fece centro e, insieme a Locke, tentò la carta
del sequel nel 1985 con Le colline hanno gli
occhi 2, un film mal riuscito e commercialmente
disastroso che nel progetto iniziale doveva
comprendere un ulteriore capitolo, il quale
vide la luce nel 1995 con The Outpost
(conosciuto anche come Mind Ripper), in cui
Craven compare come produttore esecutivo e che
non ha più nulla a che fare con la storia della
famiglia cannibale.
Dopo i suoi due fortunati film d’esordio,
Craven fu notato anche dalle majors che lo
coinvolsero in una serie di film molto lontani
dal suo stile rozzo e allucinato emerso nei
film precedenti: si tratta di quattro pellicole
(due per la tv, due per il cinema) che ben poco
conto hanno nel suo iter filmico. Il televisivo
Summer of fear (1978), storia di una ragazza
(Linda Blair) perseguitata da una misteriosa
strega; Benedizione mortale (1981), film
ambiento in una comunità religiosa contraria al
progresso tecnologico stravolta dalla presenza
di un demone sanguinario; il ridicolo Il mostro
della palude (1982), disastrosa trasposizione
cinematografica del fumetto DC “Swamp Thing”;
infine un altro lavoro televisivo Invito
all’inferno (1984), inutile e noiosa storia di
un elegante club che funge da porta per gli
inferi.
Ma il 1984 è anche l’anno d’esordio della sua
più celebre e fortunata creazione: Freddy
Krueger. L’uomo nero icona dell’horror anni
’80, protagonista di uno dei capisaldi della
storia del cinema horror, nonché uno dei film
più riusciti dello stesso Craven: Nightmare –
Dal profondo della notte. La pellicola
purtroppo non farà la fortuna del regista ma
della casa di produzione New Line, a cui Craven
aveva ceduto i diritti di sfruttamento della
storia. Così il buon vecchio Wes vedrà
stravolgere il suo boogeyman con il passar
degli anni e dei sequel, vedrà circolare
gadget, cereali, magliette senza essere
coinvolto nei progetti se non come
co-sceneggiatore e produttore esecutivo del
terzo capitolo della saga “Nightmare 3 – i
guerrieri del sogno” (A Night mare on Elm
Street 3: Dream Warriors, 1987), fino a
rientrare in possesso del suo personaggio nel
1994 con Nightmare - Nuovo incubo, settimo e riuscitissimo capitolo che riporta in scena i
personaggi del primo film e tratteggia un
Freddy Krueger spietato e pauroso come alle
origini, ben lontano dal personaggio grottesco
e fumettistico in cui era degenerato negli
altri film della serie.
Dopo l’exploit di “Nightmare”, Craven torna a
lavorare per il piccolo schermo con il thriller
Chiller – Sonno di ghiaccio (1985), storia di
uno scienziato ibernato che si risveglia dopo
dieci anni; con un episodio multiplo della
serie “Ai confini della realtà” e il corto per
la Disney Casebusters (1986). Nel 1986 Craven
firma la regia di un film per la Warner Bros
Dovevi essere morta, gradevole variazione sul
mito di Frankenstein in salsa teen, in cui un
ragazzo riporta in vita la sua amata
innestandole nel cervello il chip di un robot,
ma una volta resuscitata la ragazza si
trasforma in una macchina assassina. Giunge il
1988 e Craven si occupa della regia e della
sceneggiatura di uno dei suoi incubi più
riusciti: Il serpente e l’arcobaleno. Il film,
ispirato ai diari dell’antropologo Wade Davis,
racconta di riti voodoo e del mito degli
zombies in maniera realistica, condendo il
tutto con le violente guerre civili che hanno
infiammato Haiti nell’arco della sua storia
politica. È sicuramente il film più politico e
“impegnato” dell’intera filmografia del regista
e, pur essendo stato molto apprezzato dalla
critica, fu un flop commerciale. Allora il
regista torna al sicuro nel 1989 con il suo
film successivo Sotto shock, in cui tenta di
creare un nuovo serial killer che sia
all’altezza del suo fortunato Freddy Krueger,
ma in parte fallisce, perché Horance Pinker non
ha la personalità e il carisma di Krueger e il
film, che vede un elettrotecnico killer che
torna dalla morte sotto forma di energia
elettrica dopo essere stato giustiziato, anche
se avvincente è un po’ debole e poco originale.
Ancora un’esperienza televisiva segnerà la sua
carriera: Night Visions (in Italia “Omicidi a
forma di stella”) del 1990, il pilot per un
serial della NBC incentrato sulla caccia ai
serial killer compiuta da un detective della
omicidi e da una psicologa con facoltà
paranormali. Data la tiepida accoglienza del
pilot, il progetto rimase inattuato per molti
anni, fino ad essere ripreso nel 2001, solo nel
titolo, con un serial simile a “Ai confini
della realtà”.
La sua ultima impresa televisiva risale al ’92,
quando accetta per la NBC di scrivere, produrre
e dirigere la serie tv Nightmare Cafè; ma fu un
grandissimo flop tanto da essere sospeso subito
dopo i primi sei episodi. Da allora Craven si è
tenuto ben lontano dai lavori per il tubo
catodico. Ma la sua lunga lista di film
continua con il bellissimo ma sottovalutato La
casa nera, del 1991, una fiaba nerissima che ci
presenta una nuova e terribilissima famiglia
(dopo “L’ultima casa a sinistra” e “Le colline
hanno gli occhi”) composta da due fratelli
incestuosi che rapiscono bambini per trovare un
“figlio perfetto”, ma il problema è che questi
bambini o parlano, o vedono, o sentono troppo,
finendo così mutilati delle parti
ree
dell’azione. Il film è ispirato ad un fatto
realmente accaduto e presenta dei forti
connotati politici e di critica sociale, tanto
cari al Craven vecchia maniera.
Dopo il rilancio nell’olimpo dei successi
commerciali con “Nightmare - Nuovo incubo”, che
è piaciuto anche alla critica e gli ha dato una
rivincita nei confronti della New Line, Craven
viene contattato dall’uomo dalla risata
contagiosa beniamino dei botteghini Eddie
Murphy che, per la distribuzione Paramount, gli
affida nel 1995 la regia di Vampiro a Brooklyn,
tentativo riuscito solo in parte di mixare il
mito del vampiro stokeriano con la commedia
grossolana tipica dei film con Murphy (che come
di sua abitudine si diverte ad interpretare più
personaggi) tentando, inoltre, di omaggiare
pellicole tipiche della blaxploitation anni
‘70, “Blacula” su tutti. Ma questo film risulta
di scarso appeal verso il pubblico e così lo
scoraggiato Craven si affida alla casa di
produzione Miramax e al giovane sceneggiatore
Kevin Williamson, insieme ai quali nel 1996
confeziona uno dei suoi film più riusciti,
nonché uno dei commercialmente più fortunati:
Scream. Grazie ad una riuscitissima commissione
tra teen horror e commedia, che spesso sfocia
nell’auto parodia, oltre che ad un gioco
metacinematografico originale (ma già
anticipato dallo stesso Craven nel precedente
“Nightmare - Nuovo incubo”) e piacevole,
“Scream” viene consacrato a cult movie dal
pubblico e lodato anche dalla critica; inoltre
riesce a donare nuova linfa vitale al genere
horror, dato per spacciato a causa dell’
esiguità e della qualità medio bassa delle
pellicole distribuite nella prima metà
degli
anni ’90. Come è noto, “Scream” narra la storia
di un killer mascherato e cinefilo che
terrorizza la comunità di Woodsboro, prendendo
di mira specialmente la giovane Sidney Prescott
(ruolo che ha lanciato Neve Campbell
nell’universo delle star di Hollywood). Gli
stessi protagonisti tornano anche nei due
sequel diretti sempre da Craven: Scream 2
(1997) e Scream 3 (2000), godibili seppur
lontanissimi in quanto a qualità dal prototipo.
Nel 1997 Craven avvia anche una fortunata
carriera da produttore esecutivo per una serie
di pellicole che vedono il suo nome sulla
locandina a caratteri più evidenti del titolo
del film stesso; tra i film da lui prodotti
ricordiamo: “Wishmaster” (1997), “Carnival of Souls” (1998), “Vertigini – Don’t Look Now”
(1998), “Dracula’s legacy – Il fascino del
male” (2000), “They – Incubi dal mondo delle
ombre” (2002), “The Breed” (2005), il remake di
“Le colline hanno gli occhi” ( 2006 ), “Le
colline hanno gli occhi 2” ( 2007 ) e il remake
di “L’ultima casa a sinistra” (2009).
Wes Craven, da sempre catalogato regista di
genere, nel ’99 decide di sfidare il suo
appellativo di “maestro dell’horror” e
confeziona un film drammatico con Meryl Streep
nei panni di un’insegnante di violino che tenta
di portare l’amore per la sua disciplina tra i
ragazzini ribelli di Harlem; il film in
questione è La musica del cuore, un disastro
commerciale che ha sconcertato i fan del
regista, passando totalmente inosservato nelle
sale. In parte Craven si riscatta da questo
fallimento dirigendo uno dei venti segmenti
dell’apprezzato film corale Paris, je t’aime
(2005); il suo corto si intitola
“Père-Lanchaise” e porta in scena una piccola
riflessione sull’importanza dell’ironia nelle
relazioni di coppia, scomodando addirittura il
fantasma di Oscar Wilde.
In cerca di una buona storia da portare sul
grande schermo, Craven aspetta il 2004 per
rispolverare il mito dell’uomo lupo con una
pellicola, Cursed – Il maleficio, che vede per
l’ennesima volta la sua collaborazione con Williamson (sceneggiatura), Miramax (produzione
e distribuzione) e Marco Beltrami (musiche).
“Cursed” ha una genesi travagliatissima con
innumerevoli variazioni di sceneggiatura (che
causano l’entrata e l’uscita di attori dal
cast) e il plateale malcontento dello stesso
Craven che si dichiara manipolato dalla Miramax.
Malgrado tutto il film, che racconta la storia
di fratello e sorella i quali, dopo essere
stati morsi da un grande lupo, si trasformano
progressivamente in licantropi, risulta
gradevole e il continuo gioco cinefilo condotto
ancora una
volta da Williamson diverte. Segue
il thriller ad alta quota Red Eye, che vede
protagonista un carismatico killer (Cillian
Murphy) che coinvolge una ragazza incontrata
sull’aereo (Rachel McAdams) nell’omicidio di un
uomo di potere. È la prima volta che Craven
affronta il thriller puro senza elementi
orrorifici e il risultato è senz’altro
gradevole, grazie alla riuscita di un b-movie
teso e ben condotto, anche se i botteghini non
lo hanno premiato. Con “Red eye” si è trattato
soprattutto di voler fuggire dall’opprimente
ambiente della Dimension/Miramax a cui Craven
era legato da contratto fin dai tempi di “Scream”.
Siamo ormai giunti alla conclusione di questo
iter nella bio-filmografia di Wes Craven, un
regista che ha dimostrato in più occasioni di
saper analizzare con estro e sensibilità nelle
sue pellicole la condizione socio-culturale del
paese in cui vive (ma non solo! Vedi “Il
serpente e l’arcobaleno”), donando al panorama
cinematografico delle pellicole ormai passate
alla storia. Nella sua ricca filmografia,
inoltre, si possono individuare delle linee
conduttrici che permettono di riscontrare nelle
sue pellicole delle tematiche che ricorrono
frequentemente: la degenerazione
dell’istituzione familiare, inquadrata come
levatrice di mostri e incubatrice di deviazioni
psicotiche (tema che emerge soprattutto in
“L’ultima
casa a sinistra”, “Le colline hanno
gli occhi”, “La casa nera”, “Dovevi essere
morta”, “Scream 2”); la ridicolizzazione delle
forze dell’ordine, che nei suoi film appaiono
sempre ottuse e inutili, nonché d’intralcio
alla risoluzione dell’intreccio (esempi
lampanti sono lo sceriffo e il suo vice in
“L’ultima casa a sinistra”; John Saxon,
poliziotto e padre ottuso di Nancy in
“Nightmare – Dal profondo della notte”;
l’agente Linus - David Acquette - in “Scream”).
Infine, vera e propria firma nei suoi film sono
le sequenze oniriche, rintracciabili fin dal
suo primi film (la sequenza dello scalpello sui
denti in “L’ultima casa a
sinistra”) e
protagoniste assolute di “Nightmare”.
Ormai il tempo d’oro di Wes Craven sembra
comunque terminato, così come è accaduto ai
suoi illustri colleghi che hanno dato vita
all’horror postmoderno; il suo estro nella
creazione di horror sociali sembra aver ceduto
il passo alla voglia di ri-fare i suoi stessi
lavori per scopi spesso puramente commerciali,
principalmente in veste di produttore (oltre
all’imminente “L’ultima casa a sinistra” è
stato annunciato anche un rifacimento di “Sotto
Shock”), anche se il progetto su cui
attualmente sta lavorando come regista, tale
25/8, sembra voler riportare alla memoria le
sue storie di maggior successo ambientate in
piccole comunità sconvolte dalle incursioni di
un Uomo nero.
Il fan dell’horror ricorderà sempre e comunque
le sue creature più originali e riuscite e se,
con i suoi nuovi lavori, ci giungerà un
ulteriore incubo da aggiungere alla sua
ricchissima filmografia di cult, beh…non può
essere che un piacere!

Filmografia:
1971 – Together
1972 –
L’ultima casa a sinistra (The Last House
on the Left)
1977 –
Le colline hanno gli occhi (The Hills
Have Eyes)
1978 – Summer of fear (aka Starger in Our
House)
1981 –
Benedizione mortale (Deadly Blessing)
1982 –
Il mostro della palude (Swamp Thing)
1984 – Invito all’inferno (Invitation to Hell)
Nightmare – Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street)
1985 –
Chiller: sonno di ghiaccio (Chiller)
Le colline hanno gli occhi 2 (The Hills Have
Eyes Part II)
Ai confini della realtà (Twilight Zone) (5
episodi, Tv serie)
1986 – Casebusters
Dovevi essere morta (Deadly Friend)
1988 –
Il serpente e l’arcobaleno (The Serpent
and the Rainbow)
1989 –
Sotto Shock (Shocker)
1990 – Night Visions: Omicidi a forma di stella
(Night Visions)
1991 –
La casa nera (The People Under the Stairs)
1992 – Nightmare Cafè (Tv serie)
1994 –
Nightmare nuovo incubo (Wes Craven’s New
Nightmare)
1995 –
Vampiro a Brooklyn (Vampire in Brooklyn)
1996 –
Scream
1997 –
Scream 2
1999 – La musica del cuore (Music of the Heart)
2000 –
Scream 3
2004 –
Cursed: Il maleficio (Cursed)
2005 –
Red Eye
Paris, je t’aime (segmento Père-Lanchaise)
2009 – 25/8
Bibliografia essenziale:
“Wes Craven. Il buio oltre la siepe”, Danilo
Arona, Falsopiano, 1999

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