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Living/Zhit (2012)



Un bel paradosso intitolare un film vivere e poi raccontare di morte (suicidi, omicidi violenti, perdita di un figlio ecc...), di come superare la tragedia (a volte senza riuscirci) e cercare di tornare a vivere quando la vita aveva perso un senso. Sigarev dopo l'ottimo Volchok (2009) dimostra di essere cresciuto ulteriormente mostrandoci gli eventi in soggettiva, ci fa percepire il dolore dei protagonisti con dei lunghi primi piani (bravissimi gli attori che riescono ad immedesimarsi benissimo nei difficili ruoli regalandoci volti "persi" e profondi). Scolorito, con un'atmosfera malinconica persa tra sogno e realtà, Zhit è uno dei film più potenti degli ultimi anni che non si dimentica in fretta ma che, al contrario, ci fa pensare anche dopo la visione (almeno a me). Se non è un capolavoro ci si avvicina di molto!

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City of Life and Death (2009, Lu Chuan)

Durante la seconda guerra mondiale il Giappone conquista Nanchino e per alcuni mesi attua una politica a base di stupri (20.000 donne) e massacri (300.000 persone uccide tra bambini, donne e vecchi).
Nonostante il film sia cinese non è assolutamente di parte, semplice e dura cronaca. Girato magistralmente in bianco e nero con un' ottima fotografia di una città annientata e rasa al suolo, recitazione impeccabile e nonostante non ci siano scene esplicite come in Black Sun (altro film che tratta lo stesso argomento) il film riesce comunque a colpire duramente. Finale incredibilmente toccante!


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Postato: 16 May 2015 alle 6:40pm | IP Salvato Riporta deathcross

Stereo

Sperimentale ed estremamente complicato esordio di Cronenberg nel Lungometraggio.
La limitazione estrema dell'assenza di suoni (che allontanerà inevitabilmente il pubblico più interessato all'intrattenimento) viene riscattato grazie ad una trovata che per certi versi anticipa la tecnica dei mockumentary: voci fuori campo descrivono, quasi senza espressività, commentano le azioni mostrate sullo schermo attraverso l'uso di un linguaggio para-scientifico per certi versi irritante, mentre i soggetti ripresi, le cavie umane 'telepatiche' sembrano prendersi gioco dei ricercatori, mai mostrati, con azioni assurde e/o esplicitamente sessuali, ma progredendo l'esperimento i rapporti interpersonali assumono via via caratteri sempre più nevrotici, violenti ed autodistruttivi, oltre a lasciar trasparire un senso profondo e sconcertante di noia, che poi è la noia esistenziale che affligge la nostra società.
La psichiatria, convinta di poter trovare attraverso esperimenti risposte ai misteri insoluti del comportamento sociale ed individuale umano, concepisce l'umanità e, più in generale, la Vita come una mera cavia, un soggetto da analizzare, violandone l'intimità mentale e sessuale per poter creare, rievocando in modo a dir poco inquietante il Delirio nazista, l'Essere Superiore. Invece dell'evoluzione, però, ciò che si ottiene è un'involuzione: le 'cavie' perdono l'uso del Linguaggio, il gusto per l'Eros (in una scena si mostra come l'"onnisessualità" telepatica può provocare piacere erotico senza bisogno di contatto fisico), e alla fine la risposta è, come si diceva prima, una nevrosi violenta e autolesionista, che sfocia nelle botte e nel (duplice) suicidio.
La dissacrazione mentale dell'Individuo parte dal Corpo, che però non è ancora 'spogliato' col gusto Horror che renderà celebre l'Autore canadese, ma si configura nella nudità dei corpi 'reali' tipica della seconda fase stilistica di Cronenberg, evidenziando la sostanziale continuità dell'evoluzione stilistica di D.C., mettendo a nudo (!) la banalità delle accuse di 'tradimento' della propria Personalità Artistica. L'abbandono apparente del cosiddetto 'body horror' (definizione mal sopportata da Cronenberg stesso) non costituisce un vile tradimento in nome di una pomposa ricerca di realismo, ma bensì rappresenta l'inevitabile evoluzione del suo discorso sul rapporto tra Mente e Corpo.
Chiusa la parentesi sull'evoluzione Cronenberg, torniamo al film in questione. Se, da un lato, la sua cripticità (e il b/n) lo rende facilmente accostabile all'Esordio di un altro Grande Regista Psicologico e Sperimentale, ovvero all'"Eraserhead" dell'omonimo (solo nel nome) Lynch, l'opera cronenberghiana non riesce a convincere pienamente il sottoscritto. Se in "Eraserhead" si avverte una coerenza stilistica e concettuale nell'apparente confusione della trama (secondaria nella riuscita di un Buon Film) e nella incomprensibilità del 'senso', nell'opera di Cronenberg sembra di trovarsi di fronte ad un Discorso ancora poco chiaro nelle intenzioni e nella 'meta', e le varie sperimentazioni stilistiche a volte paiono fini a sé stesse. Entrambi i David non pretendono di dare risposte, ma Lynch dimostra di essere ad uno stadio più maturo nella sua Ricerca, mentre Cronenberg è ancora acerbo.
Resta però un Tassello Fondamentale per la comprensione dello Stile e del Pensiero del Grande Regista canadese, che contiene già in sé i 'germi' dei suoi Capolavori futuri, come "Videodrome", "The Naked Lunch" o il recentissimo "Maps to the Stars".

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Postato: 05 July 2015 alle 3:20pm | IP Salvato Riporta deathcross

I Ladri
di Lucio Fulci

Commedia non eccelsa, ma comunque simpatica e intelligente, di Fulci e Totò.
Seppure non ancora maturo artisticamente, il Regista romano dimostra una grande abilità tecnica e una notevole capacità nel giocare coi Generi, rispettandone le regole ma nel contempo stravolgendole.
Totò è sicuramente il protagonista che cattura maggiormente l'attenzione del pubblico, ma qui non è (solo) lui a salvare uno dei suoi film meno riusciti (come lo definisce la copertina del dvd): la Maestria di Fulci, nell'impostazione delle inquadrature e dei movimenti di macchina (come quando, nel finale, svelato l'inganno delle cambiali false, la mdp si muove verso l'alto 'schiacciando' il personaggio di Scognamiglio), nella cura della messa in scena, nella costruzione della narrazione (infatti, egli collabora alla stesura della sceneggiatura, come aveva fatto in passato e farà in futuro nella maggior parte della sua filmografia di regista), nella direzione del cast, fa sì che il film riesca a tenere viva l'attenzione, introducendo anche le sue tipiche 'bombe' all'interno del Genere, come i rimandi agli stilemi del Cinema Gangsteristico e la morte del vecchio (la quale scaraventa il Macabro nella Commedia).
Le musiche sono piacevoli (specialmente le canzoni di Fred Buscaglione), il cast funziona e le battute sono divertenti.
Imperdibile per i/le fan di Totò e di Fulci, può risultare tranquillamente godibile anche a chi non è così appassionato/a di uno o dell'altro.

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Postato: 05 July 2015 alle 3:29pm | IP Salvato Riporta deathcross

Pat Garrett & Billy the Kid

Capolavoro Western di Peckinpah che, parallelamente a Leone, rinnova il Genere.
La Violenza è cruda ma mai compiaciuta: la vista del Sangue non è divertente, ma nemmeno shockante, bensì dolente, e tale sensazione è rafforzata dall'uso sapiente del rallenty (al contrario di qualche sopravvalutato shooter privo di personalità, che invece usa orribili rallenty digitali ad minchiam, e ogni riferimento a snyder è puramente casuale, loggiuro).
Il Vecchio (Garrett, un ottimo Coburn) si vende ai mutamenti del tempo per sopravvivere e guadagnare, mentre il Giovane (Kid, magistralmente interpretato da Kristofferson) resta sempre fedele a sé stesso e ai suoi Ideali, anche se ciò lo porterà inevitabilmente alla morte.
Un Film profondamente Anti-autoritario, Anti-capitalista e, quindi, Anarchico, ma senza urlare le proprie posizioni né senza scadere in una retorica banale: tutti i personaggi sono approfonditi, tratteggiati a luci e ombre, e lo/a spettatore/rice riesce ad empatizzare davvero con tutti/e, fatta eccezione per i giovani rampanti uomini d'affari, quasi anticipatori dei disgustosi yuppies reaganiani.
I dialoghi sono straordinari ma, come in Leone, sono le Immagini a parlare, accompagnate da una colonna sonora firmata da Bob Dylan azzeccatissima (sono indeciso se, per la scena di "Knockin' on Heaven's Door", preferisco la versione strumentale dell'edizione Turner - che ho visto - oppure quella cantata).
Uccidendo Billy, Pat uccide sé stesso in maniera definitiva, distruggendo o, meglio, rendendosi conto di aver distrutto l'Idealista che era e che ha 'ricreato' in the Kid. La morte di Garrett, mostrata come prologo ed epilogo del film svolgendone quindi la funzione di cornice narrativa, viene alternata alla sequenza in cui Billy spara a dei galli, e il montaggio fa sì che gli spari di the Kid sembrano colpire direttamente l'amato rivale, confermando come l'uccisione di Billy si costituisca, di fatto, come un suicidio di Pat. Forse per questo Pat non manca mai di rispetto per Billy, non lo giudica mai: si ribaltano le prospettive, non è lo sceriffo il buono che fa vacillare moralmente il bandito cattivo ma è il fuorilegge Idealista e dalla parte degli umili, degli stranieri a far vergognare lo sbirro per essersi venduto ai potenti.
Regia curatissima, cast magnifico, perfette le musiche di Dylan. Insomma, per me è un Capolavoro, ingiustamente massacrato, all'uscita, dalla m-g-m.
L'edizione che ho visto, ripeto, è la cosiddetta "Turner Preview Edition" del 1988, che ripropone il montaggio d'anteprima supervisionato dal regista. Nel 2005 è uscita una terza versione, che, nelle intenzioni, voleva riproporre la versione più vicina allo stile di Peckinpah, quindi segue tagliando la Preview Edition e aggiunge alcune scene scartate, reintroducendo la versione cantata di "Konckin'".

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Postato: 07 August 2015 alle 12:45pm | IP Salvato Riporta deathcross

EASY RIDER

Un Capolavoro, che contribuì ad abbattere le concezioni rassicuranti del cinema classico hollywoodiano, dove, oltre al quasi obbligatorio happy ending (qui drasticamente negato), tutto doveva essere al servizio della Trama e ciò che si mostrava doveva essere essenziale alla comprensione di essa.
In questo Film Hopper rovescia queste regole, adoperando un montaggio ardito, sperimentale, disorientante, frammentario, psichedelico (da studiare i passaggi, soprattutto nella prima parte, da scene notturne a scene diurne e viceversa, con una transizione basata sull'alternanza rapida di fotogrammi presenti ad una e all'altra sequenza) e dedicando ampio spazio a riprese documentaristiche inutili ai fini della trama ma essenziali per la Meravigliosa riuscita dell'Opera.
La fotografia gioca splendidamente con luci e ombre proponendo colori spesso naturali e suggestivi, specialmente nella prima parte dominata da esterni.
Il Cast è superlativo: i due protagonisti Capitan America e Billy sono interpretati supebamente daPeter Fonda e Dennis Hopper (rispettivamente anche produttore e regista del film, nonché autori insieme a Terry Southern della sceneggiatura), tanto diversi nel carattere (riflessivo e pacato il primo, espansivo ed impulsivo il secondo) e nell'aspetto quanto inseparabili nel desiderio della Libertà e nel Destino da loro stessi riservatosi (con l'errore di abbandonarsi al denaro).
Indimenticabili i comprimari che i due protagonisti trovano durante il loro viaggio, in particolar modo l'ambiguo giovane avvocato Hansen di Jack Nicholson, spirito Libero imprigionato nel fastidioso ruolo di figlio di papà ma che, una volta liberatosi, si troverà impreparato al Mondo trovando la morte per mano di redneck ottusi.
Degno di nota anche il reparto femminile, dalle hippie sessualmente libere alle prostitute prigioniere del sesso, passando per le ochette di città tanto attratte dai ribelli quanto perfettine e limitate di spessore.
Per concludere con il reparto attori, non si possono dimenticare sicuramente gli 'antagonisti', ovvero i redneck e le autorità, il cui aspetto marcio non è niente in confronto alla loro ottusità mentale e alla loro pericolosità.

Strabiliante Manifesto che mostra in modo spudorato le profonde incongruenze degli usa (fine anni '60): la Libertà rappresentata dalla bandiera presente su moto, casco e giacca di Capitan America è tradita dalla bandiera ufficiale e identica degli states, simbolo di repressione e oppressione in nome di una falsa libertà dominata dal denaro che teme e odia la Vera Libertà.
Questa Libertà, con la L maiuscola (ovvero, considerazione personale, Anarchica), si regge sull'Eguaglianza Sociale che solo l'assenza di denaro e di istituzioni può garantire, e possiamo vedere degli imperfetti ma splendidi esempi nella prima metà del film, lontani dalle città, nella Famiglia mista dedita all'agricoltura, nella Comune hippie immersa nella Natura, nella comunità aliena fittizia evocata da George Hansen.
Quando i nostri non-eroi giungeranno in città e, soprattutto, quando inizieranno a 'godersi' il denaro guadagnato con la coca, inizierà un incubo dove la Libertà viene sostituita dall'illusione di essa, dall'eccesso, dalla distrazione, sfociando nella sequenza antologica, contraddistinta da un Montaggio squisitamente onirico e ripetitivo (ma anche anticipatore). Oramai i due, come ammette cpt.America, sono fottuti.
E infatti subito dopo arriverà, brutale e secca ma prevedibile (la clip dell'esplosione della moto di America viene difatti mostrata nella sequenza onirica nel cimitero): la mdp si allontana in silenzio dai corpi dei due protagonisti e, sempre allontanandosi (mostrando un mkagnifico paesaggio fluviale), partono i titoli di coda accompagnati da "Ballad of Easy Rider" cantata da Roger McGuinn.
La città da cui si allontanava l'hippie è il Cimitero del Sogno di Libertà incarnato dai due motociclisti (come dice Hansen nel suo ultimo magnifico discorso), e purtroppo il Tempo mostrerà come la Libertà che si iniziava a respirare all'Epoca sia stata uccisa, non con un fucile come accade a Billy e America, ma col denaro, appunto.

Termino citando la Leggendaria Colonna Sonora che, da "Born to be Wild" degli Steppenwolf al già citato "Ballad of Easy Rider" (scritta da Bob Dylan): Musiche che coronano un'Opera d'Arte che non si può non definire Pilastro del Cinema!

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Postato: 21 August 2015 alle 1:31am | IP Salvato Riporta deathcross

Il Giovane Favoloso

Mi aspettavo la solita agiografia retorica salvato da una buona Fotografia.
Invece son rimasto letteralmente catturato da questo Film, che mi ha fatto respirare lo Spirito, sicuramente ritoccato eppure in cuor mio autentico, della Personalità e della Poesia di Giacomo Leopardi (che già amavo, per quanto non sia un avido lettore di Poesie).
Forse questo mio entusiasmo è dovuto al fatto che un po' mi son riconosciuto in questo Personaggio Malinconico ma assolutamente NON pessimistico (perché il pessimismo è cinico), straniero in ogni luogo ed alieno ("The Day the Earth Stood Still"mi suggerisce questo termine) tra ogni gente, fatta eccezione per fratelli e sorelle, naturali o 'acquisiti/e'.
Però alcuni elementi obiettivi (regia, fotografia, montaggio, musica, cast...) confermano le mie Emozioni (riferite ad amic@ dopo la visione e parzialmente scritte in una paginetta entusiasta una volta tornato a casa).

Pur non essendo sicuramente un Capolavoro, è entrato, per ora, a far parte dei miei Cult Personali.
Vediamo se il Tempo lo confermerà...

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Postato: 28 October 2015 alle 12:26pm | IP Salvato Riporta deathcross

Come Rubammo la Bomba atomica
di Lucio Fulci


Siamo sempre lontani dalla Maestria Artistica tipica delle Opere di Genere del Terrorista (Horror-Thriller, ma anche Western), però la mano di Fulci si sente già sensibilmente e, come in "Come svaligiammo", anche qui i presunti intelligenti pezzi grossi vengono più volte fregati dagli imbecilli 'popolari' (e anche se piccola questa è una punzecchiatura critica da non sottovalutare).
Dunque, la Regia di Fulci assieme all'estro Comico della Coppia Franco&Ciccio, con l'aggiunta di un tocco satirico-cinico , riesce a sollevare anche questo Film dalla marea di commediuole fatte con lo stampino rendendola un'opera Unica oltre che spassosa.

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Postato: 01 June 2016 alle 12:06pm | IP Salvato Riporta deathcross

"Gli Imbroglioni"
di Lucio Fulci

Commedia a episodi di uno dei miei Registi preferiti in assoluto.
Come le altre commedie, ancora siamo lontani dalla Presenza Artistica (e, checché ne dicano i morandini vari, Autoriale) 'Terroristicamente' Sperimentale che caratterizzerà il Cinema di Generi del Poete du Macabre, ma la Mano esperta di Fulci si sente e non mancano spunti ironicamente critici della nostra società di imbroglioni (come canta il Grande Gaber sui Titoli di Testa).

Modificato da deathcross - 06 June 2016 alle 11:36am


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Postato: 06 June 2016 alle 11:34am | IP Salvato Riporta deathcross

"羅生門"
'Rashomon'
(lett. "La porta nelle mura difensive")
di Akira Kurosawa

Uno dei Film più noti di Akira Kurosawa e, forse, uno dei più Rappresentativi, praticamente un Manifesto del Suo Stile e della Sua Poetica.
Sicuramente fu il Film che lanciò il Maestro giapponese a livello internazionale.
Come negli altri Suoi Capolavori (almeno gli altri 4 che ho visto) il Regista indaga con calda lucidità nell'Animo Umano, scandagliando in particolare la relatività della narrazione della Verità (se non della Verità stessa).
Da wikipedia apprendo che il Film durante le riprese Cast e Troupe vissero come in una Comune...
Anche solo per questo apprezzo ancor di più tale Capolavoro e mi riprometto di procedere con un Recupero Intensivo della Filmografia di questo Grande Autore.

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Postato: 07 June 2016 alle 12:36pm | IP Salvato Riporta deathcross

"岸和田少年愚連 8538; 血煙り純情篇"
'Kishiwada shōnen gurentai: Chikemuri junjō-hen'
[Young Thugs: Innocent Blood]
di Takashi Miike

Tra i film più 'realistici' di Miike, quelli appartenente al 'filone' adolescenziale.
Non troviamo dunque esplicite esplosioni di Deliri Grotteschi e, anzi, ci si concentra maggiormente sui Sentimenti e, per questo, chi pretende dal Regista solo Assurdità e Violenza potrebbe rimanere deluso (mentre, viceversa, chi lo odia per la sua Follia potrebbe invece apprezzare Film come questo).
Però, nonostante le apparenze, questo Film è Miikiano fino al Midollo, sia perché comunque Squarci Surreali ci sono, sia perché il suo Stile è sempre improntato sull'alternanza di Grottesco e Umano, Comico e Tragico. Non un Capolavoro, ma un'Opera che merita di essere gustata.

P.S.: E' il sequel di un film non diretto da Miike che però non ho visto, e ha avuto un prequel (invece diretto da Miike) che prima o poi vedrò.

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Postato: 08 June 2016 alle 1:13am | IP Salvato Riporta deathcross

"The Imaginarium of Doctor Parnassus"
di Terry Gilliam

Rivisto, per la prima volta in Lingua Originale, quest'Opera del Visionario ex-Python nonché Ultimissimo Film con il compianto Heath Ledger.
Mentre lo rivedevo avevo dei dubbi: credo sia oggettivamente evidente che non ci troviamo di fronte ad un'Opera perfettamente riuscita la Fantasia di Gilliam è talmente Vasta da non poter essere trasposta in maniera 'soddisfacente' su Pellicola, Tela, Carta, Spartito eccetera.
Inoltre, le traversie produttive, immancabili in Gilliam (per i motivi sopra detti) qui sono aggravate dall'interruzione causata dalla Tragedia (a cui si aggiunse anche la morte di uno dei produttori).
Eppure, le imperfezioni Artistiche e le Sofferenze rafforzano la Grandezza del Film, e ora ho deciso di considerarlo, almeno sul piano soggettivo, un Capolavoro, anche se non può vantare l'impeccabilità dei Grandi Capolavori e, probabilmente, non entrerà nella Storia del Cinema come i più Grandi Capolavori: è entrata nella mia Storia del mio Cinema, e tanto mi basta.

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Postato: 14 June 2016 alle 11:33am | IP Salvato Riporta deathcross

Vi aggiorno sulle mie ultime visioni.

"I Maniaci" di Lucio Fulci
Dopo "Gli Imbroglioni", Fulci torna a dirigere una commedia ad episodi.
La formula, però, cambia un pochino: si toglie la cornice narrativa (come era il tribunale) e si opta per una divisione esplicita degli episodi, con tanto di titolo.
Lo stratagemma libera sia i singoli 'corti' dal vincolo narrativo (e ciò forse contribuisce alla varietà di durata per ogni episodio) sia gli attori, che possono quindi interpretare più ruoli diversi (fatta eccezione per Franco & Ciccio, 'confinati' all'ultimo episodio).
Devo dire che l'ho preferito al precedente, e l'ho trovato pure più 'cattivo'.
Prossima tappa Fulciana: "Urlatori alla Sbarra" (e poi, finalmente, si torna ai Generi con "Luca il Contrabbandiere"!).

"Maleficent" di Robert Stromberg
Reboot disneyano di "Sleeping Beauty" in versione blockbuster live action.
Si cambia prospettiva, e questo è probabilmente l'unico grande merito del film: seppure non originalissimo (c'è stata la moda della riabilitazione della figura del Villain, si pensi a "Megamind" o "Despicable Me"), narrare la storia dal punto di vista di Maleficent è interessante.
Ovviamente, però, riabilitare la 'cattiva' obbliga l'opulenta disney a scegliere un altro 'cattivo'.
Alla fin fine il film si lascia guardare, intrattiene abbastanza intelligentemente (anche se ci sono un po' troppi rallenty 'rapidi e fighi' alla snyder) e lancia ai/lle piccini/e un messaggio ecologista sempre fondamentale.
Però si dimentica abbastanza in fretta e, comunque, la sua vera ragion d'essere è il denaro.

"Crimes of the Future" di David Cronenberg
Secondo esperimento di Cronenberg nel Lungometraggio.
Come in "Stereo", anche qui ci troviamo di fronte ad una pellicola muta accompagnata da una colonna sonora extra-diegetica composta dalla voce narrante e da rumori strani, fastidiosi.
Come nel precedente, anche qui sembra che il video prenda in giro il suono, e anche qui iniziamo a trovare quelle riflessioni su Erotismo, Corpo e Psiche e il loro Rapporto Malato che contraddistinguerà tutta la Filmografia del Maestro canadese.
Sicuramente è una sperimentazione stilistica estremamente acerba, e non è fondamentale per apprezzare la Poetica di Cronenberg, ma aiuta notevolmente a capire la costanza del Suo Stile e della Sua Ricerca, a dispetto dell'apparente tradimento dell'Horror (in realtà forse mai davvero trattato dal Regista, non come Genere a sé per lo meno).

"Death and the Maiden" [La morte e la fanciulla] di Roman Polanski
L'impostazione teatrale di Opere come "Noz w Wodzie" e "Cul-de-sac" qui va a riprendere proprio una piece teatrale: tre Personaggi, una coppia (borghese) marito-moglie e un estraneo (maschio), si trovano a condividere forzatamente uno spazio ristretto e familiare, e ciò comporta l'esplosione di turbamenti psicologici e relazionali non solo con l'intruso ma anche (e soprattutto) all'interno del nucleo famigliare.
Ovviamente lo schema viene mutato in dettagli fondamentali e, soprattutto, muta la cornice 'Storica', in questo caso confrontandosi direttamente col problema di una dittatura da poco abbattuta.
Probabilmente un altro Capolavoro Polanskiano, dove la Violazione dell'Intimità porta l'emersione di démoni interiori non solo dei Personaggi ma anche dell'Autore stesso e perfino del Pubblico.

"The Long Raiders" [I cavalieri dalle lunghe ombre] di Walter Hill
Western post-Peckinpehiano (più che post-Leoniano) di Hill divenuto celebre soprattutto per la scelta di tre coppie e una terna di veri fratelli (Steach, anche co-sceneggiatori e produttori esecutivi, Carradine, Quaid e Guest) per interpretare gli altrettanto reali fratelli James, Younger, Miller e Ford.
Come dicevo, si vede l'Influenza di Peckinpah sull'Opera, sia per l'uso drammatico dei rallenty (e non 'spettacolare' e videoclipparo, come tanto va di moda oggi tra gli shooter più o meno sopravvalutati), sia per la messa in scena realistica e sporca (e non patinata e bucolica, come nel vecchio West, che però conosco poco), sia per quel sentore nostalgico di un american dream Libertario che è degenerato in un incubo liberista e iper-tecnologizzato.
Personaggi accattivanti ma non 'perfetti', squisitamente Umani, interpretati da Attori in Grandissima Forma. Compaiono pure James Remar, già visto con Hill in "The Warriors", e Edward Bunker, il futuro Mr. Blue del Tarantiniano "Reservoir Dogs".
Anche questo, mi sa, un piccolo Capolavoro.

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Postato: 17 June 2016 alle 11:06am | IP Salvato Riporta deathcross

"Casualties of War" [Vittime di guerra] di Brian De Palma
Tratto da una storia vera accaduta in particolare nella guerra del Vietnam, ma simile a molti altri casi che la guerra produce (infatti il Regista tornerà su un fatto, sempre vero, simile della guerra in Iraq con "Redacted"), mette a nudo l'essenza dell'esercito.
Certamente i militari come persone sono molto più complesse delle divise che indossano e pure delle azioni che compiono, ma l'istituzione che rappresentano è, sotto la maschera (assolutamente falsa) di ente protettore e benevole, il braccio armato del potere, che promette e garantisce la legalizzazione della violenza compiuta dai suoi membri.

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Carnage
di Roman Polanski

L'Autore franco-polacco torna alla struttura a lui (credo) più congeniale: pochi(ssimi) personaggi chiusi in un unico ambiente. Come sempre, però, non si adagia sugli allori ma, modificando alcuni 'dettagli', muta completamente dall'interno tale cornice: qui salta all'occhio l'aumento di personaggi, dal trio coppia uomo-donna (borghesi) + estraneo (presente in "Noz w Wodzie", "Cul-de-sac" e "Death and the Maiden") passiamo ad un quartetto (del genere, cit.) doppia coppia uomo-donna.

Non aggiungo altro qui, tranne che, dopo "Rashomon" (e, prima, "The Hateful Eight") la visione di quest'Opera mi ha spinto a riprendere in mano un progetto 'cinematografico' riassumibile in 'remake di "Reservoir Dogs" in salsa zombie'...


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"Urlatori alla Sbarra" (1960) di Lucio Fulci
Secondo musicarello Fulciano, sempre con Celentano (e Carotenuto).
Richiama moltissimo la struttura de "I Ragazzi del Juke-Box" (e il personaggio di Carotenuto è praticamente identico a quello del film precedente, con annessa figlia legata sentimentalmente al 'leader' degli urlatori) e la natura musicale è qui molto più ingombrante (con sonoro troppo evidentemente posticcio), ma nel complesso è un'ottima commedia godibilissima con qualche frecciatina critica e, soprattutto, diretta con classe e abilità dal (futuro) Terrorista dei Generi.

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