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Dagon – La Mutazione del Male
Regia: S. Gordon- Nazione:SPA - Anno: 2001- Autore: Emiliano Ranzani

In seguito ad un incidente nautico, una coppia di turisti americani in vacanza lungo la costa spagnola finisce su un’isoletta abitata solo da pescatori. Gli abitanti della piccola cittadina si riveleranno ben presto per quello che in realtà sono: esseri deformi, adoratori di una misteriosa e crudele divinità che vive negli abissi del mare…

Dopo “Re- Animator” e “From Beyond”, Stuart Gordon ritorna al maestro H. P. Lovecraft con un film diverso dai precedenti.
La pellicola è infatti un sunto generale delle opere dello scrittore di Providence: la base è il racconto “L’Ombra su Innsmouth” del 1931 (di cui “Dagon”, del ’17, era una sorta d’embrione) e bisogna dire che il regista si è impegnato per trasporre su pellicola l’atmosfera decadente e squallida che regna nello scritto, mettendo in scena un luogo buio e umido costantemente bagnato da una pioggia dall’aspetto gelido, creando un senso di generale cupezza. Dagon
A questo si aggiunge un ottimo uso delle luci e della macchina da presa, che, usata quasi sempre con la steadycam o con supporti a mano, conferisce al film una sensazione di vivacità dell’immagine che è difficile trovare al giorno d’oggi. Per gli effetti speciali è d’obbligo una biforcazione tra quelli di make-up e quelli in CGI: i primi sono eccellenti, con orrende creature deformi e tentacolate, dita palmate e branchie sul collo, mentre quelli realizzati al computer, purtroppo per colpa del basso budget, non sono all’altezza degli ultimi prodigi visti sul grande schermo; ciononostante, fanno la loro figura. È questo forse l’unico difetto della pellicola (ed anche una delle ragioni per le quali non si vede il dio Dagon, nel film sostituito, a rigor d’informazione, con il ben più famoso Cthulhu), senza il quale si potrebbe definire il primo capolavoro horror del nuovo millennio.
Resta il fatto che, ignorando tale aspetto (in fondo le scene di questo genere sono solo due), il film si mantiene su alti livelli, mostrando anche un considerevole campionario di scene sanguinolente, con facce strappate e sbudellamenti, non in quantità eccessiva ma giustamente funzionali alla storia. Gli attori sono ben calati nei rispettivi ruoli e nel Dagonben assortito cast spicca il compianto Francisco Rabal, qui in una delle sue ultime apparizioni.
Per quanto riguarda le citazioni, anche qui il discorso si biforca (ricordatevi di questo concetto perché ricorre più volte anche nel film): dalla parte letteraria, abbiamo alcune idee da altri racconti di Lovecraft (uno su tutti “Le vicende riguardanti lo scomparso Arthur Jermyn e la sua famiglia”) e concetti tipici dello scrittore (come l’incesto, il culto di oscene divinità pagane e la degenerazione), mentre dalla parte cinematografica sono presenti riferimenti a capisaldi del genere come “Non Aprite Quella Porta” o opere (troppo spesso) dimenticate come “Freaks” di Tod Browning. La pellicola, poi, è anticonvenzionale rispetto alle regole dei soliti horror, che vogliono il protagonista e la sua ragazza salvi e i mostri morti: provare per credere e, se mai avete letto Lovecraft, potete anche immaginare quale sia il loro diverso destino.
In definitiva un buon film, più che buono, ma, purtroppo, non un capolavoro; ad ogni modo, se Gordon continua su questi livelli, ne vedremo delle belle.

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Tags.............................. Dagon, La mutazione del male, Howard Philip Lovecraft, Stuart Gordon, Divinità pagana, Uomini pesce, scarnificazione

 

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