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Le Colline hanno gli Occhi
Regia: W. Craven- Nazione:USA - Anno: 1978- Autore: Roberto Giacomelli

La famiglia Carter è in viaggio, con la propria roulotte, verso la California. La via più rapida sembra quella che attraversa il deserto del Nevada, che in molti credono zona usata dall’esercito per ignoti esperimenti nucleari. Un guasto causato da un incidente costringe la famiglia Carter a passare la notte nel bel mezzo del deserto, ma ben presto diventeranno preda di una spietata famiglia di mutanti cannibali che vivono tra le colline.

Celebre secondo film del maestro del new horror Wes Craven, “Le colline hanno gli occhi” arriva a cinque anni di distanza dal suo “L’ultima casa a sinistra” e, per la seconda volta, lascia indubbiamente il segno nel panorama polveroso e sanguinolento del cinema horror anni ’70. Chiaramente debitore al capolavoro di Hooper “Non aprite quella porta”, il film di Craven porta avanti, e forse estremizza, la sua sadica poetica della vendetta familiare: anche in “Le colline hanno gli occhi”, come in “L’ultima casa a sinistra” e successivamente in altre sue opere, al centro dell’intreccio c’è la famiglia americana, anzi le famiglie. Abbiamo quella degenere, deviata e deviante, composta da reietti deformi e mangiatori di uomini, e quella per bene, appartenete alla middle class, che ha come unico modo di sopravvivenza quello di regredire alla bestialità e di mettersi alla pari con la prima famiglia, quella di mostri. La società americana, dunque, genera mostri e i mostri plasmano altri mostri; ma quello di Craven non è un discorso ristretto al solo territorio statunitense, ma è ben più ampio: è la società umana che genera mostri, che covano nell’oscurità di una grotta tra le colline del deserto, così come nell’innato istinto di sopravvivenza del più mite essere umano, pronti a venir fuori ed aggredire e divorare l’innocenza ( non a caso l’obiettivo primario della famiglia cannibale è mangiare il bambino neonato della famiglia Carter e il primo membro della famiglia cannibale a perire è il più piccolo e vistosamente ritardato ).
Al di là dell’interpretazione sociologica, “Le colline hanno gli occhi” riesce ad avere un grande impatto emotivo sullo spettatore, generato da suggestive ambientazioni naturali catturate da una fotografia sporca e polverosa, molto stile western anni ’60 e da una violenza, spesso solamente suggerita, primordiale e a tratti disturbante, fatta di uomini arsi vivi e di coltellate inferte con ferocia animalesca. Inevitabilmente la sua distribuzione nella sale fu accompagnata da un mare di polemiche (come era già accaduto per “L’ultima casa a sinistra” e “Non aprite quella porta”), ma anche da un ottimo successo di pubblico che spinse Craven, nel 1985, a dirigere un seguito, lontano anni luce dal fascino che trasmette primo film.
Il cast di “Le colline hanno gli occhi” è composto essenzialmente da volti non molto noti al pubblico, ad eccezione di Dee Wallance (qui nella parte di Lynn, la sorella più grande) che sarà protagonista di numerosi film horror (“L’ululato”, “Cujo”, “Critters”, “Sospesi nel tempo”), ma anche nel fortunatissimo “E.T.” di Spielberg. Un altro volto ricorrente nel cinema di genere, e qui presente nel ruolo del cannibale Plutone, è quello di Michael Berryman, caratterista americano dall’inconfondibile physique du role per i film horror, che tornerà diretto da Craven in “Benedizione mortale”, “Invito all’inferno” e “Le colline hanno gli occhi 2”, nonché in “Inferno in diretta” di Deodato e “The devil’s reject” di Rob Zombie.
In conclusione, “Le colline hanno gli occhi” è uno dei capisaldi del new horror, nonché uno dei migliori film di Craven. Avvincente e disturbante. Obbligatoria la visione per un appassionato di horror.
Curiosità. Craven racconta che per la realizzazione della sceneggiatura sia stato ispirato da un fatto realmente accaduto nella Scozia del diciassettesimo secolo.
Esiste un curioso gioco di rimandi cinematografici tra Wes Craven e Sam Raimi che ha “Le colline hanno gli occhi” come iniziatore: durante il film di Craven, si intravede su una parete dell’interno della roulotte il poster strappato del film “Lo squalo” di Spielberg, come a voler affermare, da parte del regista, che una sua intenzione era quella di riuscire a realizzare un film più spaventoso di quello con lo squalo assassino. In una delle scene del cult di Raimi “La casa” si può intravedere sulla parete della cantina il poster strappato di “Le colline hanno gli occhi”, sfida che il regista lanciava a Craven per le stesse ragioni che spinsero Craven a citare il film di Spielberg. Ma Craven colse la sfida di Raimi e gli rese il “favore” in “Nightmare”, inserendo in una scena una tv accesa che trasmetteva “La casa”.

Visiona il trailer di LE COLLINE HANNO GLI OCCHI


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Tags.............................. Colline, Occhi, Craven, Berryman, Mutanti, Cannibali, Dee Wallance

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