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The Mist
Regia: F. Darabont- Nazione:USA - Anno: 2007- Autore: Roberto Giacomelli

Una tranquilla cittadina di provincia nel Maine viene colpita da una violenta tempesta. Una volta che il tempo si è assestato, David Drayton e suo figlio Billy si dirigono al supermarket cittadino insieme al vicino di casa Brent. Ma una misteriosa e fitta nebbia comincia ad avvolgere la città, portando al suo interno immonde e voraci creature. David, Billy e numerose altre persone rimangono intrappolati nel negozio cercando a tutti costi di proteggersi dalle aggressioni esterne.

Quando si parla di un film tratto da un’opera di Stephen King si teme sempre un pochino che si possa rimanere delusi da un possibile “tradimento” del narrato originale e delle atmosfere che sulla carta il lettore ha imparato ad amare. Dico quando si parla di King perché lo scrittore del Maine è tra i più saccheggiati dall’industria cinematografica in assoluto e, di conseguenza, sono tanti i film tratti dalle sue opere ad essere risultati particolarmente indigesti. Un titolo su tutti: “L’acchippasogni”.
Fortunatamente Frank Darabont è ormai un nome di garanzia e al suo terzo lungometraggio tratto da King (oltre al cortometraggio d’esordio “The Woman in the Room”) può essere ormai considerato il miglior regista kinghiano sulla piazza. Eh si, perché tra “Le ali della libertà”, “Il miglio verde” e questo “The Mist”, Darabont ha fornito solo esempi di grande cinema. Ma se nei due The Mistlungometraggi precedenti il regista si destreggiava con storie, se vogliamo, di un certo impegno e comunque con alcune delle opere kinghiane più “tranquille” e introspettive, con “The Mist” si butta a capofitto nel monster movie e nell’orrore, quello caro al cinema di spavento, fatto di sangue, creature mostruose, sacrifici rituali e dimensioni oscure.
A dispetto dell’abbondante presenza di sangue e creature mostruose, sarebbe però riduttivo considerare “The Mist” un semplice film di intrattenimento confezionato a puntino per far felici noi maniaci dell’horror. Il film di Darabont è in parte b-movie (nel senso affettuoso del termine), e lo stesso regista lo ha dichiarato in alcune interviste, esplicandolo anche in diverse citazioni sparse nelle due ore abbondanti di pellicola, ma è soprattutto un’amara riflessione critica sull’umanità. Quando si assiste alle dinamiche comportamentali che animano lo sparuto gruppo di persone rifugiate nel supermarket e nella deriva egoistica che le alimenta e le porta alla degenerazione, non si può far altro che pensare al Food House come il nostro pianeta, in cui l’uomo si trova a dover combattere per la sopravvivenza contro i suoi stessi simili per questioni ideologiche, che poi non sarebbero altro che il riflesso della paura individuale o una improvvisa sete di fama e potere. “The Mist” ci racconta The Mistproprio questo, un microcosmo di individui che malgrado l’imprevedibilità circostanziale riescono comunque a far prevalere il proprio ego sulla collaborazione e sul bene della comunità.
Darabont è qui particolarmente cinico e non risparmia in particolar modo il bigottismo di un’America conservatrice che sa o è spinta a rifugiarsi dietro l’ombra della fede per manifestare la propria xenofobia. Naturalmente si tratta di un discorso estendibile a molte realtà che vanno ben al di là del solo suolo statunitense: il regista punta il proprio l’indice verso l’intera razza umana.
Il feroce pessimismo che si fa palpabile durante l’intero film e sfocia in un finale spiazzante è probabilmente tra i punti forti di “The Mist”. La scena in cui una donna chiede aiuto ai compaesani per andare a recuperare i suoi bambini rimasti soli in casa, ricevendo solo negazioni e omertà è tra i maggiori esempi di realistica diffida verso l’uomo oltre che flash-forward di una situazione degenerativa che da lì a poco porterà alla distruzione il microcosmo…e forse l’intera umanità.
Il continuo giocare con la critica alla religione e allo stesso tempo costruire un’ambigua parabola biblica è una trovata di abile originalità. L’odioso personaggio della signora Carmody (interpretata da Marcia Gay Harden) rappresenta la strumentalizzazione della fede, imbonitrice di folle, manipolatrice di menti fragili. Ciò che esce dalla sua bocca è immediatamente bollato dai The Mistpersonaggi del film come “vaneggiamenti di una pazza esaltata”, eppure molti dei suoi denigratori fanno di lei una leader, e lo stesso regista ci suggerisce che forse risiede davvero un fatale tocco MISTico dietro la nebbia che avvolge tutto: le creature come piaghe bibliche, l’estremo sacrificio di sapore abramico, l’espiazione. Il film è dunque leggibile sotto un duplice registro che fa di esso ulteriormente un affascinante oggetto d’analisi.
Darabont costruisce comunque un ottimo film anche al di là dei meri sottotesti socio-religiosi. Il materiale d’origine è “La nebbia”, un bellissimo racconto lungo contenuto nell’antologia “Scheletri”, al quale il regista, anche sceneggiatore, rimane piuttosto fedele, anche se riesce ad enfatizzare lo scontro caratteriale tra i personaggi e a rendere più amaro il tutto grazie alla completa riscrittura del finale. Ci si sarebbe comunque aspettati che Darabont limitasse l’esibizione delle creature, invece ostentate, con conseguenza che in alcuni casi le scene risultano The Mistmolto meno efficaci di come sarebbero potute essere lasciando al mistero le fattezze dei mostri, a causa della deludente e poco originale resa di alcuni di essi (i mostri alati su tutti). Alcune scene risultano però necessarie per aumentare la partecipazione emotiva dello spettatore e mantenere costantemente alto il ritmo, ricorrendo all’azione-tensione (la scena nella farmacia) e il facile raccapriccio, spesso alimentato da improvvise impennate di gore, però mai invadenti. Qua e là alcune immagini si fanno pregne dell’eredità lasciata da “Silent Hill” (videogiochi e film), che a sua volta si ispirava con gran probabilità proprio al racconto di King, pur non caricando “The Mist” di alcun eccesso derivativo.
Molta buona la prova del cast, capeggiato da un Thomas Jane (“The Punisher”) in parte e da buoni comprimari come Laurie Holden (proprio “Silent Hill”!), William Sadler (“Eagle Eye”), Jeffrey DeMunn (“Il miglio verde”), Toby Jones (“W.”) e la già citata Marcia Gay Harden (“Into the Wild”).
“The Mist” risulta a oggi tra i più riusciti e interessanti adattamenti di un’opera di Stephen King, oltre che un film carico di tensione e di adrenalina. Da vedere e rivedere.

Visiona il trailer di THE MIST


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Tags.............................. Mist, Stephen King, Tom Jane, Silent Hill, Nebbia

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