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Anaconda 3 - La Nuova Stirpe
Regia: D. E. FauntLeRoy- Nazione:USA - Anno: 2008- Autore: Giuliano Giacomelli

Un multi-milionario sta finanziando alcune ricerche scientifiche sugli anaconda in un laboratorio farmaceutico segreto nell’Europa dell’Est; lo scopo delle ricerche è quello di riuscire ad estrapolare dai grossi serpenti divoratori di orchidee subtropicali l’elisir dell’eterna giovinezza. Caso più unico che raro, gli esperimenti non vanno come previsto e due grossi esemplari di anaconda fuggono dai laboratori per seminare il terrore tra i boschetti adiacenti il centro di ricerche scientifiche. Un gruppo di pseudo soldati riceve l’incarico di catturare le grosse bestie.

Vedere “Anaconda 3” è sicuramente un’esperienza di vita. Ma non si tratta di una di quelle esperienze di vita cui andarne fiero, non di una di quelle esperienze di vita che ti fanno maturare e che ti spingono a portarla per sempre con te per raccontarla con gioia al primo amico che incontri, non si tratta di una di quelle esperienze di vita che ti fanno sentire un impavido guerriero pronto a gridare al mondo intero “Si, anche io l’ho fatto!”. No, nulla di tutto questo. Vedere “Anaconda 3” è un’esperienza agghiacciante, diabolica, meschina e terribilmente frustrante; un’esperienza di vita pronta a tramutarsi in un vero trauma per lo spettatore (sia esso un amatore di cinema, sia esso un amatore di rettili, sia esso una persona mentalmente stabile) e capace di dimostrare che il cinema, quando vuole, sa valicare qualunque confine, soprattutto quello della decenza.
Parlare di questo film solamente in termini di brutto non sarebbe sufficiente ne corretto, risulterebbe una sorta di insulto verso tutti quei filmettini brutti che oltre tale aggettivo non osano spingersi, “Anaconda 3 – La nuova stirpe” è una pellicola che riesce a protrarsi oltre il semplice brutto, quasi nel raccapricciante, ma ancora una volta l’aggettivo utilizzato non riesce ad esprimersi in pieno. Anaconda 3
Un po’ ci si rattrista nel notare tanta indecenza sbandierata a testa alta, soprattutto se si ripensa a quel piccolo grande film quale è “Anaconda” (L. Llosa, 1997) che, seppur ingiustamente sottovalutato da molti, era capace di racchiudere in se tutte quelle qualità che fanno del beast movie uno dei sottofiloni più interessanti del genere horror. Da meno, ma comunque di gradevole fattura, appariva anche il suo primo sequel, “Anaconda – Alla ricerca dell’orchidea maledetta” (D. Little, 2004), che grazie ad un buon connubio tra l’eco-vengeance e l’avventura riusciva ad inscenare un gustoso siparietto capace di intrattenere e divertire al momento giusto. Ma dopo due prodotti destinati al circuito cinematografico, ecco che anche gli anaconda vengono assoggettati dalle produzioni televisive ed immancabilmente la qualità non può che risentirne.
Era doveroso, dunque, aspettarsi un terzo episodio qualitativamente inferiore (forse ce lo aspettavamo proprio tutti) ma quello che nessuno si sarebbe potuto aspettare è l’elevata dose di incompetenza ed ignoranza che permea l’intera pellicola.
Si potrebbe (ma non dovrebbe) anche chiudere un occhio sull’anonima regia di Don E. FauntLeRoy (molto più attivo come direttore della fotografia), si potrebbe chiudere un occhio sulla fotografia terribilmente patinata e televisiva da risultare opprimente, così come le squallide e desolanti scenografie (passiamo dalle affascinanti e selvagge foreste amazzoniche e del Borneo che Anaconda 3caratterizzavano i precedenti film, ad un banalissimo cortile con boschetto); ma ciò su cui lo spettatore non può assolutamente chiudere un occhio e proprio sul piatto forte della pellicola: gli anaconda.
Questi enormi ed affascinanti rettili, infatti, vengono delineati con così tanta incompetenza che si dubita realmente sulla conoscenza, anche solo scolastica, degli autori nei confronti di tali animali: ecco che ci vengono propinati serpentoni muniti di denti aguzzi (?), si parla costantemente di anaconda regina (cosa? Anaconda regina? Non stiamo mica parlando di api!), sono perennemente affamate così da divorare tutto in continuazione (ma i tempi di digestione dei serpenti, solitamente, non sono un po’ duraturi?) e non fanno altro che sputare, come tecnica di difesa/attacco, un fantascientifico liquido non dissimile dal sangue. A tutto ciò andrebbe aggiunto un discorsetto riguardante la resa visiva dei grossi serpenti: dimenticatevi i notevolissimi pupazzi meccanici che caratterizzavano il primo film, qui ogni cosa (anche la più inutile) viene realizzata con una primitivissima quanto rozza computer graphic da portare invidia ai vecchi videogiochi per Play Station One.
Qualche piccola parola merita d’essere spesa anche nei riguardi di Nicholas Davidoff e David C. Olson che curano e firmano una delle sceneggiature più disastrose degli ultimi tempi e che pare elaborata da un bambino delle elementari durante un corso di recupero: lo spettatore, reso impotente da una Anaconda 3tecnologia che non permette ancora di interagire con i personaggi del film, è costretto ad assistere alle deliranti gesta di una manciata di pseudo marine (più simili ad una banda di tossici, però) che non fanno altro che correre tra gli alberi e inseguire l’anaconda (memorabile l’inseguimento al serpente con la Jeep) che questa volta, a seguito delle manipolazioni genetiche, ha in dotazione una coda a ‘mo di spada con cui può impalare le sue vittime (??). Ad affiancare i tossici-marine (tra cui configura uno spaesato quanto inespressivo David Hasselhoff, finito a lottare contro gli anaconda dopo aver parlato con la sua “SuperCar” e aver corso in moviola sulle spiagge di “BayWatch”) non può mancare la bella scienziata (rigorosamente bionda) che non ci risparmia pistolettate scientifiche pseudo-intellettuali.
Proprio nulla può salvare dalla ghigliottina questo sunto di bruttezza; la cosa sconcertante è sapere che esiste anche un quarto capitolo, “Anaconda 4 – Scia di sangue”, realizzato back to back dallo stesso team.

Visiona il trailer di ANACONDA 3


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Tags.............................. Anaconda 3, Beast Movie, David Hasselhoff

 

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