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Venerdì 13
Regia: M. Nispel- Nazione:USA - Anno: 2009- Autore: Francesco Chello

Il giovane Clay Miller giunge a Crystal Lake a bordo della sua moto in cerca della sorella Whitney, scomparsa insieme agli amici sei settimane prima. Si unisce ad un gruppo di ragazzi intenti a trascorrere un weekend di svago sul lago. I ragazzi sono ignari dell’incubo che incombe su di loro: dovranno fare i conti con il leggendario e sanguinoso Jason Voohrees…

Gli ultimi anni sono stati contrassegnati, per l’immensa gioia di tantissimi horrorfan, dal ritorno in grande stile dei grandi boogeymen moderni. Prima Leatherface, poi Michael Myers, oggi Jason Voorhees, presto toccherà a Freddy Krueger. Personaggi entrati di diritto nella storia del genere, divenuti miti immortali alla pari dei gloriosi mostri sacri del passato come Dracula, l’Uomo Lupo o Frankenstein. Entrati, quindi, nell’immaginario collettivo, i “nuovi” cattivi si prestano tranquillamente a rivisitazioni, rielaborazioni e quant’altro per la felicità di chi vuole rivederli in azione, proprio come accadde ai Classic Monsters della Universal che vissero una seconda epoca d’oro grazie alla inglese Hammer negli anni '50/'60 lo stesso sta accadendo adesso con la Platinum Dunes – nella quasi totalità dei casi – e la Dimension Films – per quanto riguarda “Halloween” – che hanno avuto il merito di riportare alla ribalta le grandi icone Horror degli ultimi 30 anni.<img border=
Stavolta siamo al cospetto del grande ritorno di Jason Voorhees, il mitico massacratore di Crystal Lake, tornato in auge proprio grazie al regista tedesco Marcus Nispel che con il suo “Non Aprite Quella Porta” del 2003 – produzione Platinum Dunes in entrambi i casi - aveva dato, probabilmente inconsapevolmente, il là a questo graditissimo filone “rielaborativo” capace di distinguersi in positivo da quello di portata ben più ampia riguardante una preoccupante, quanto inarrestabile, remake mania che sta investendo tutto e tutti.
Il nuovo “Venerdì 13” funge da restart per una saga nata nel 1980 - per mano di Sean S. Cunningham, che qui compare in veste di produttore esecutivo - che aveva trovato il suo epilogo nel lontanissimo futuro, da cui era chiaramente impossibile ormai proseguire o tornare indietro, del divertente decimo capitolo “Jason X”, del 2001, nonostante avessimo poi avuto il piacere di rivedere Jason nel succulento crossover “Freddy Vs Jason”, del 2003, in cui se le suonava di santa ragione con l’illustre collega dal guanto artigliato.
Siamo al cospetto di un reboot a tutti gli effetti, il film prende ispirazione da più di un capitolo - dal prologo con mamma Pamela all’emozionante passaggio dal sacchetto di juta alla mitica maschera da hockey - senza rifarne uno in particolare ma creandosi una strada tutta sua Venerdì 13capace di essere, allo stesso tempo, sia fedele alle regole non scritte della saga, omaggiata in molteplici occasioni, che originale ed anche innovativo.
Ed è proprio questa strada, messa in scena ottimamente, che fa della pellicola una pellicola più che riuscita. Inoltre se è vero che i film vanno giudicati anche tenendo presente le intenzioni dei suoi realizzatori e le aspettative dei fan è qui che “Venerdì 13” non delude assolutamente. Nessuna trama “impegnata”, ovviamente, ma, in piena tradizione del franchise, uno script – firmato da Damian Shannon e Mark Swift, già autori del sopracitato “Freddy Vs Jason”, insieme a Mark Wheaton (“The Messengers”) – al servizio di uno spettacolare bodycount in cui un irritante branco di ragazzotti stupidi e viziati e di belle figliole pronte a spogliarsi alla prima occasione, ultra eccitati e con l’unico scopo di divertirsi e fare sesso, funge da carne da macello per la star indiscussa della vicenda, Jason Voorhees naturalmente.
La storia di fondo è davvero semplice ma essenziale, la vicenda del ragazzo alla disperata ricerca della sorella così come l’interessante aspetto umano fornito a Jason che riconosce la madre nelle sembianze della povera sventurata forniscono un filo logico agli eventi oltre che ulteriori spunti d’interesse da aggiungere alla appetitosa sequela di uccisioni.Venerdì 13
L’origine di Jason, così come le vicende legate al suo, a questo punto presunto, annegamento e sua madre Pamela vengono intelligentemente solo accennate - nel gustoso doppio prologo del 1980 e dei giorni nostri, con il racconto dei ragazzi attorno al fuoco - in modo tale da sgombrare il campo dal rischio di pericolosi interrogativi e/o incongruenze e/o contraddizioni.
Un ritorno, quindi, in pompa magna per Jason Voorhees, qui in una delle migliori versioni mai viste in assoluto. Enorme, sporco, indistruttibile, cattivissimo. Una macchina da morte infallibile, inarrestabile, letale, perfezionata dalle abilità di un perfetto cacciatore capace di preparare trappole, scoccare frecce, muoversi rapidamente tra i cunicoli di un Camp Crystal Lake mai così angusto. Nuove capacità che affiancheranno quelle già note che lo vedono padrone di una incredibile forza bruta e dell’utilizzo delle armi più disparate, con una netta preferenza per l’amatissimo machete, ancor più minaccioso del solito. Un Jason quindi arricchito da interessanti doti psicologiche oltre che fisiche, capace di scaraventarsi sulle sue vittime con una brutalità impressionante ed una rapidità d’esecuzione che non lascia scampo a Venerdì 13nessuno dei malcapitati che gli capitano a tiro. E, come in ogni film della saga, lo si vede sbucare sempre al momento giusto – a volte anche un po’ illogicamente, una caratteristica che non appare come una leggerezza in fase di script ma come un aspetto sicuramente cercato, interpretabile quindi come un altro dei tanti omaggi alla serie originale.
Grande merito va dato all’aver puntato molto - giustamente - sulla sua “presenza” – nel senso più ampio e completo del termine, ogni sua singola entrata in scena risulta ad effetto, tutte sapientemente architettate da tempi registici, inquadrature, illuminazioni e primi piani perfetti che dimostrano la piena consapevolezza da parte dei realizzatori di ciò che il pubblico vuole vedere: il proprio beniamino al massimo della forma, alla stregua di un vero e proprio “eroe”. Vedremo Jason in pose concepite per gettare ulteriore legna al fuoco della sua leggenda, immagini che rimangono stampate nella mente dello spettatore come, solo per citarne alcune, l’inquadratura sulla sponda di Crystal Lake, dalla visuale della ragazza in acqua, oppure quella sul tetto della baita al chiaro di luna, verso la fine del film.Venerdì 13
Personaggio reso egregiamente dal bravo, e gigantesco, Derek Mears, il Chameleon de “Le Colline Hanno gli Occhi 2” versione 2007, degno del miglior Kane Hodder.
Il resto del cast fa quindi solo da sparring partner al boogeyman assoluto protagonista, i dialoghi non richiedono certo interpretazioni da Oscar e tutto sommato i giovani attori fanno bene la loro parte..insomma muoiono tutti nel migliore dei modi! Emergono da questo gruppo abbastanza nutrito un Jared Padalecki che sembra ormai aver messo da parte gli scenari immacolati di “Una Mamma per Amica” per sentirsi a perfetto agio nei territori horrorifici – dopo “La Maschera di Cera”, “Nickname: Enigmista” e la serie tv “Supernatural” – ed Amanda Righetti (la serie tv “O.C.”), nel ruolo dei fratelli Miller, cognome che omaggia Victor Miller, lo sceneggiatore del primissimo “Venerdì 13”. Piccoli ruoli per Nana Visitor (la serie tv “Star Trek: Deep Space Nine”), che interpreta l’amato, e storico, personaggio di Pamela Voorhees, e per Richard Burgi nei panni dello sceriffo Bracke, altro omaggio che stavolta tocca a Peter M. Bracke, autore del libro “Crystal Lake Memories: The Complete History of Friday the 13th”.
In precedenza parlavamo di bodycount, il fiore all’occhiello della pellicola con ben 13 (numero casuale?) vittime all’attivo di un infallibile Jason. Assisteremo ad un vastissimo campionario di Venerdì 13uccisioni, dai colpi di machete a quelli d’ascia, e ancora tagliole, persone arse vive, sgozzamenti e infilzamenti vari. Non siamo nell’ambito dello splatter più estremo ma violenza e sangue abbondano comunque, frutto di ottimi effetti, i territori sono quelli dello slasher classico, in perfetto stile “Venerdì 13”.
Nispel fa egregiamente il suo lavoro, il timore di un clone del suo “Non Aprite Quella Porta” viene spazzato subito via, il regista tedesco pare avere ben chiare le linee guida della saga a cui fornisce sapientemente il suo contributo. Inquadrature classiche saranno intelligentemente alternate a concitate riprese con camera a mano, perfetto il senso del ritmo e della tensione. Fotografia e locations appaiono estremamente funzionali al contesto e alla creazione della giusta atmosfera; la dimora di Jason, il campeggio ed i suoi cunicoli sotterranei risultano davvero suggestivi. Non manca – e come avrebbe potuto! – il mitico tema musicale creato nel 1980 da Harry Manfredini, il cui udirne le prime note farà di certo scorrere un brivido nostalgico sulla pelle dei fan di vecchia data.
Insomma un ritorno coi fiocchi per uno dei più grandi miti dell’Horror di tutti i tempi, un film che rispolverando e rinverdendo la vecchia formula “Venerdì 13”, fornendo un nuovo, grandioso, “one man show” firmato Jason Voorhees, risulta capace di soddisfare sia i vecchi fan della saga sia chi vi si avvicina per la prima volta. Uno dei migliori capitoli - il migliore? - dell’intera serie.
Bentornati a Crystal Lake. Bentornato Jason!

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Tags.............................. Venerdì 13, Jason, Platinum Dunes, Marcus Nispel, Slasher

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