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Cappuccetto Rosso
Regia: S. Simone- Nazione:ITA - Anno: 2009- Autore: Roberto Giacomelli

L’adolescente Pietro viene mandato dalla madre a portare un cesto pieno di cibo alla nonna malata che vive nel bosco. C’è una leggenda però che spaventa il ragazzo, la leggenda di Diana, una ragazza che si dice viva nel bosco e uccida i viandanti. Durante il suo tragitto Pietro incontra una provocante ragazza vestita con una mantellina rossa che gli propone una sfida: il primo di loro che arriverà alla casa della nonna imboccando strade differenti sarà il vincitore. Il ragazzo accetta, ma il ritrovamento di un cadavere gli comincia a far salire il sospetto che quella ragazza sia l’assassina di cui parla la leggenda.

“Cappuccetto rosso” nasce da un sodalizio tra uno scrittore e un regista. Il primo è Gordiano Lupi, autore di romanzi, racconti e saggi di argomento vario, il secondo è Stefano Simone, un giovanissimo filmaker che in appena 23 anni ha già diretto una dozzina di cortometraggi. “Cappuccetto rosso” è il libero adattamento di uno dei racconti contenuti nell’antologia “Cattive storie di provincia”, in cui viene riletta la celebre fiaba di Charles Perrault in chiave dark giocando con un netto ribaltamento dei ruoli. Simone, invece, affidando la sceneggiatura a Emanuele Mattana, decide di infondere alla storia di partenza un tono più orrorifico che vuole omaggiare ironicamente il glorioso horror gotico e lo splatter del cinema nazionale di un tempo. Simone ci offre un’opera apprezzabilissima che però non è priva di difetti, a cominciare da un sentore di insicurezza nell’iter narrativo della vicenda che prende corpo in uno sviluppo a tratti decisamente poco credibile. Cappuccetto rossoL’iniziale “innocenza” (o goffaggine, se vogliamo) del protagonista è probabilmente eccessiva e la sua trasformazione caratteriale sul finale è talmente repentina da risultare altamente improbabile, deviando così l’intero interesse su tutti gli elementi di contorno che non siano strettamente legati allo sviluppo narrativo del film. Ma, fortunatamente, di elementi interessanti il “Cappuccetto rosso” di Stefano Simone ne ha molti.
La non originalissima ma ben trattata tematica della scoperta degli istinti sessuali è qui sviluppata con espliciti simbolismi che la riconducono alla lacerazione della carne e al cannibalismo in particolare. Similmente a come aveva fatto Neil Jordan con “In compagnia dei lupi”, Simone utilizza la fiaba classica “Cappuccetto rosso” per riflettere sulla maturazione sessuale di un adolescente, anche se in questo caso non si tratta della ragazzina con mantellina rossa ma della sua nemesi, il lupo cattivo. Il percorso iniziatico che conduce Pietro dall’innocenza, dal sopimento dei sensi, all’aggressività che lo porta a straziare le carni della sua carnefice/vittima crea un immediato parallelismo con la sua maturazione sessuale e lo stesso atto dell’omicidio e del cannibalismo ha un forte eco freudiano dai ben riconoscibili connotati erotici. Ad accentuare la tensione erotica è poi concentrata la stessa costruzione del personaggio di Diana/Cappuccetto rosso che utilizza proprio le armi della seduzione e del sesso per adescare le proprie vittime, una “mangiatrice di uomini” ben incarnata dalla fisicità dell’attrice Soraia Di Fazio, anche se il suo abbigliamento fin troppo provocante (“pop porno”, come direbbe la celebre canzonetta) appare forse troppo grottesco, Cappuccetto rossosmorzando in parte la carica metaforica che risiede nel suo personaggio.
Il massiccio utilizzo dello splatter nell’ultima parte del film funge da chiarissimo omaggio al nostro cinema di genere di trenta anni fa, in particolare ai cult di Joe D’Amato “Antropophagus” e “Buio Omega”; e non a caso il film è dedicato proprio ai maestri del genere Lucio Fulci, Mario Bava e ovviamente D’Amato (che torna anche in una scena iniziale in cui il protagonista imbraccia un saggio – opera sempre di Gordiano Lupi – a lui dedicato). Gli stessi effetti speciali, estremamente caserecci, creano un apprezzabile effetto vintage che in un’operazione del genere calza a pennello.
Molto buona la regia di Simone, così come il reparto tecnico in generale, piuttosto curato per un’opera underground, e suggestiva anche la colonna sonora di Luca Auriemma.
Quelle che convincono meno sono le interpretazioni del cast, un po’ troppo impacciate e vistosamente distanti dai personaggi interpretati, difetto comunque perdonabile vista la giovane età e la mancanza d’esperienza degli attori.
Una bella fiaba splatter, dunque, un’originale e interessante visione ‘distorta’ sui rapporti tra adolescenti e sesso che prende le mosse da una particolare interpretazione di una delle fiabe più horror che la letteratura per l’infanzia ci abbia donato.

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Tags.............................. Cappuccetto Rosso, Stefano Simone, Soraia Di Fazio, Charles Perrault, Gordiano Lupi

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