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La Mano che Nutre la Morte
Regia: S. Garrone- Nazione:ITA - Anno: 1974- Autore: Roberto Giacomelli

I novelli sposi in viaggio di nozze Alex e Mascha si trovano ad attraversare i boschi austriaci in carrozza, ma un incidente li costringe a cercare riparo per la notte nel castello del dottor Nijinski. Qui si respira da subito un’aria di inquietante mistero, data la tragedia che ha colpito la famiglia del dottore; infatti nel passato un incendio ha distrutto un’ala del castello sfigurando Tania, la moglie del dottore, e uccidendo il prof. Rassimov, padre di Tania e maestro di Nijinski. Nel castello, oltre ad Alex e Mascha, sono ospiti anche altre persone, ma pian piano gli ospiti cominciano a scomparire misteriosamente.

Appartenente al filone tardo gotico italiano, “La mano che nutre la morte” è un horror poco conosciuto diretto dall’altrettanto poco conosciuto Sergio Garrone. Più consono al genere western (“Django il bastardo” e “Una lunga fila di croci”, per citare i più famosi), Garrone scrive e dirige il film partendo dal presupposto che per raccontare di sangue e orrore non è necessaria l’originalità; così il film si impossessa di un linguaggio visivo già ampiamente utilizzato nella tradizione italiana degli anni ’60 e dal cinema inglese della Hammer, portando in scena tetri castelli, scienziati pazzi La mano che nutre la mortee assistenti deformi, naturalmente condendo il tutto con quel tocco di sana exploitation che contraddistingueva molte produzioni degli anni ’70. Anche la storia non ha velleità di originalità poiché la fonte d’ispirazione è chiaramente il piccolo capolavoro di Georges Franju “Occhi senza volto”, a sua volta già estremizzato in chiave pulp da Jesus Franco in “Il diabolico Dott. Satana” (e successivamente in “Faceless – I Violentatori della notte”). In questo caso Garrone ripropone la storia dello scienziato folle che pratica trapianti di pelle per donare la bellezza alla consorte sfigurata calcando il pedale sullo splatter e sull’erotismo. Le frequenti scene chirurgiche sono lunghe e dettagliate, rese sufficientemente repellenti da effetti speciali piuttosto efficaci, anche se non “perfetti” (che furono curati da un Carlo Rambaldi non ancora internazionale), che mostrano volti (e altre parti del corpo) scarnificati e incisioni al sangue. Come spesso accadeva per i film di genere degli anni ’70, la componente erotica è abbastanza accentuata e ogni presto è buono per mostrare procaci fanciulle come mamma le ha fatte, impegnate in focosi amplessi, che in La mano che nutre la mortequesto film raggiungono l’apice nella scena saffica tra Marzia Damon e Stella Calderoni.
Tra i vari personaggi che affollano la scena i più interessanti appaiono senza dubbio i “cattivi”, capitanati dal folle dott. Nijinski, interpretato da un Kalus Kinski perfettamente calato nella parte, qui alle prese con un personaggio tormentato che uccide in nome dell’amore pur non essendo contraccambiato. Piuttosto azzeccata anche la figura di Tania, interpretata da Katia Chistine (“La vittima designata”; “La banda del Trucido”) in duplice ruolo, inquietante presenza senza volto e nerovestita che s’aggira tra i corridoi del castello suscitando la curiosità degli ospiti e il desiderio sessuale del servo deforme, interpretato in modo molto caricaturale dal brassiano Osiride Peverello. Tra i personaggi positivi si lascia ricordare Marzia Damon (“La sanguisuga conduce la danza”; “Il sesso della strega”), soprattutto per la generosa propensione al nudo, gli altri attori si trovano a dare volto a personaggi poco incisivi che fungono per lo più da semplice carne da macello. La mano che nutre la morte
Molto bella la colonna sonora curata da Stefano Liberati ed Elio Maestosi.
“La mano che nutre la morte” è un film imprescindibile per gli amanti del cinema di genere italiano, grazie a una formula collaudata e a una serie di trovate pulp che lo rendono il classico “cult da riscoprire”, difficile da reperire fino a qualche tempo fa e ora disponibile in dvd Cinekult. Trascurabile comunque per tutti gli altri.

Curiosità. Il defunto padre di Tania si chiama Ivan Rassimov e il suo sepolcro è protagonista di diverse scene del film. Ma Ivan Rassimov è anche il nome di un attore molto attivo nel cinema italiano dello stesso periodo…una strana coincidenza!
"La mano che nutre la morte" fu girato da Garrone in contemporanea a "Le amanti del mostro", con il quale condivide location, cast e anche alcune scene!

Ascolta il tema musicale di LA MANO CHE NUTRE LA MORTE



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Tags.............................. Klaus Kinski, Marzia Damon, Gotico, Chirurgia Gore, sergio garrone, katia christine

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