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La Casa della Peste
Regia: C. Radclyffe- Nazione:GB - Anno: 2007- Autore: Roberto Giacomelli

Anna, una ricercatrice universitaria, apprende che il vecchio ospedale adibito a sito archeologico in cui stava conducendo delle ricerche sta per essere demolito. Nell’ospedale, risalente al XV secolo, sono state ritrovate delle spore di peste, probabilmente risalente all’epidemia che colpì Londra nel 1600, e diversi oggetti appartenenti alle vittime. Anna, desiderosa di scoprire cosa si nasconda nei sotterranei dell’edificio non ancora esplorati, decide di avventurarsi da sola nell’ospedale la notte prima che sia demolito. Anche alcuni giovani, in seguito a un incidente, si intrufolano nell’edifico per scappare dalla polizia. Per tutti loro sarà una nottata all’insegna della sopravvivenza, dal momento che strane presenze sembrano essere state evocate dal passato.

Una volta tanto che non si trattava di remake o film derivativo, una volta tanto che avevano tra le mani un storia dal buon potenziale e una tematica – la peste medievale – pochissimo esplorata dal cinema horror, soprattutto recente, una volta tanto che leggendo il retro custodia del DVD si poteva fare un ghigno di compiacimento…beh, ci si ritrova comunque con un nulla di fatto, un filmetto mal realizzato che spreca letteralmente tutto quello che di buono aveva da offrire. la casa della peste
Avete presente quegli horror noiosi e sconclusionati in cui per 90 minuti non succede altro che veder passeggiare per corridoi fatiscenti un gruppo di persone destinate a fare una brutta fine negli ultimi cinque minuti? Una roba che vorrebbe anche essere postmoderna usando un montaggio e uno stile di ripresa videoclipparo e cool e invece è più vecchia dei fratelli Lumière. Alla mente tornano recenti disastri come “Death Tunnel – La maledizione” e “La sedia del diavolo”, il che è tutto dire e la destinazione straight-to-video che è stata riservata alla pellicola in questione potrebbe anche far intuire le magagne che ci sono sotto.
Ma ciò che più fa rabbia è il fatto che Curtis Radclyffe, autore del soggetto e della regia, abbia gettato alle ortiche tutti gli spunti originali che storia offriva per inoltrarsi in territori già battuti molte altre volte e ormai privi di ogni interesse. Dunque, se potevamo aspettarci un’incursione in territori archeo-epidemici, una scorribanda tra i mefitici metodi di contagio che caratterizzano l’espandersi della “morte nera”, ci sbagliavamo. Radclyffe avrebbe potuto aggiungere un mattoncino all’interessante mosaico che negli ultimi anni si sta andando a costruire riguardo il cinema pandemico o di contagio; un filone che da “28 giorni dopo” in poi si sta riempiendo di la casa della pestemolte pellicole di buon valore qualitativo, sottolineando la rinnovata – o forse mai estinta – paura del contatto umano come portatore di morte. Ma l’uso del condizionale è una dura realtà, perché “La casa della peste” gira attorno a un nulla che estende per un’ora e mezza, prende l’infelice strada della contaminazione con la ghost story facendo si che di tanto in tanto appaia qualche figura sfocata e incappucciata per il puntuale balzo dalla poltrona, che poi tre volte su quattro non avviene.
Di effettivamente interessante c’è giusto il Prete nero, un medico della peste serial killer che si aggira per i corridoi dell’ospedale e fa la sua bella figura in quanto personaggio dal look suggestivo e dall’entrata in scena sempre azzeccata. Di tanto in tanto Radclyffe riesce anche a piazzare delle scene che singolarmente funzionano bene, su tutte la lunga agonia della ragazza incinta e la comparsata finale dei piccoli appestati; ma si tratta di dettagli, quasi degli incidenti di percorso che non riescono a influire la casa della pestepositivamente sul risultato finale.
Sicuramente molto della mancata riuscita di “La casa della peste” va anche alla sceneggiatura eccessivamente pasticciata dell’esordiente Romla Walker, che specialmente negli ultimi 15-20 minuti, con l’intento di sciogliere i nodi e gettare nuovi misteri, riesce solo a fare una gran confusione che non fa altro che mostrare una marea di buchi narrativi altrimenti facilmente evitabili.
Radclyffe, dal canto suo, dirige in maniera anonima e inutilmente concitata che getta dentro stile da videoclip musicale e riprese in soggettiva che fanno un poco mockumentary (non a caso all’inizio viene citato esplicitamente “The Blair Witch Project”).
Unico volto noto in cast di sconosciuti la bella e solitamente brava Gina Philips (“Jeepers Creepers”; “Jennifer’s Shadow”; “Dark Memories – Ricordi terrificanti”), doppiata malissimo per l’edizione italiana, che fa di tutto per reggere la baracca.
Sconsigliato.

Visiona il trailer di LA CASA DELLA PESTE


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Tags.............................. Sickhouse, Peste, Contagio, Gina Philips, Prete nero

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