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Colour from the Dark
Regia: I. Zuccon- Nazione:ITA - Anno: 2008- Autore: Roberto Giacomelli

Nel pieno della seconda Guerra Mondiale una famiglia di contadini italiani cerca di tirare avanti come può, tra la scarsezza del raccolto e l’eterna attesa che Luigi torni dal fronte sano e salvo. Un giorno, mentre Pietro e Alice cercano di recuperare un secchio dal pozzo nel quale era caduto, una strana sostanza maleodorante viene liberata dal pertugio contaminando l’acqua con la quale Pietro irriga i campi e che serve per dissetare la famiglia. Da quel momento qualche cosa cambia in tutti i membri della famiglia, a cominciare da Lucia, moglie di Pietro e sorella maggiore di Alice, che appare come posseduta da un’entità diabolica.

Il regista indipendente Ivan Zuccon ha sempre avuto un debole per Lovecraft, l’ha dimostrato nelle sue prime due opere, omaggiando anche esplicitamente lo scrittore statunitense, e in “La casa sfuggita”, dove ha riadattato tre suoi racconti minori. Ora Zuccon si cimenta con una vera e propria trasposizione di una delle opere del “Solitario di Providence”, “Il colore venuto dallo spazio”, uno dei racconti più celebri e riusciti di Lovecraft, scritto nel 1927 e appartenete al cosiddetto Ciclo di Cthulhu, una storia che mescola a perfezione suggestioni horror e fantascientifiche e che ha già offerto materiale su cui lavorare al cinema horror ispirando film quali “La morte dall’occhio di cristallo” e “La fattoria maledetta”.
Zuccon rielabora con una certa libertà il materiale d’origine modificando l’ubicazione geografica e Colour from the darktemporale ed eliminando completamente la componente fantascientifica (il colore non viene più dallo spazio ma dalle viscere della terra!) a vantaggio di una personalissima rilettura in chiave esorcistica. Il risultato ottenuto da Zuccon è molto pregevole, tanto che si può considerare “Colour from the Dark” uno dei migliori film del regista ferrarese, ormai capace di elaborare tematiche ricorrenti di film in film con uno stile ben riconoscibile.
Ciò che appare maggiormente interessante in questo film è proprio l’elemento “novità” che lo caratterizza in confronto al materiale d’ispirazione; quindi possiamo individuare una scelta sicuramente molto azzeccata e anche inusuale il voler ambientare la vicenda durante il periodo bellico, mostrando una famiglia in perenne attesa che la situazione cambi (e soprattutto che il fratello minore del protagonista torni dal fronte) ma allo stesso tempo estranea alle dinamiche che caratterizzano la vera e propria sopravvivenza dettata dallo stato di guerra. Veniamo a conoscenza di personaggi irrequieti ma fotografati nello svolgere le loro attività quotidiane, sicuramente non influenzate dalla catastrofe che sta dilagando nel resto del mondo; eppure gli incubi di Alice e i primi sentori di instabilità familiare sembrano voler anticipare l’orrore che verrà. Zuccon è molto abile a giocare con l’attesa, infondendo continuamente piccoli indizi e fondamentali particolari che portano continuamente ad una crescita narrativa e tensiva. Eppure, malgrado l’essenzialità delle tappe narrative, durante e a termine visione si ha l’impressione che i 90 minuti di durata contengano molto superfluo, una certa ridondanza concentrata sulla parte centrale del film che riesce a far risultare poco fluida la storia. Colour from the dark
L’altro elemento di interesse è costituito dalla variante esorcistica introdotta nella vicenda che tende a trasformare la Lucia post-contagio in un’indemoniata degna del film di Friedkin. Così facendo c’è l’occasione di inserire un prete (codardo e debole agli appetiti della carne) e un esorcismo, che rappresentano uno dei momenti più terrificanti e riusciti dell’intero film. Zuccon, inoltre, non manca di inserire una forte componete blasfema che richiama molto al precedente “NyMpha”, forse stavolta un po’ più gratuita ma comunque di forte impatto.
Ottimi gli effetti splatter, meno invasivi in confronto ad alcuni lavori precedenti del regista, e soprattutto gli effetti di make-up di Mauro Fabriczky e Fiona Walsh, realistici e impressionanti, in particolare per la resa estetica della Lucia indemoniata. Un discorso differente riguarda i frequenti effetti in computer grafica, sicuramente accettabili anche se ancora troppo lontani dalla perfezione a cui possono aspirare molti di quelli utilizzati per ricche produzioni; la cosa che un pochino sconcerta è il troppo frequente ricorso che si fa a questi effetti anche dove se ne sarebbe potuto fare a meno, smorzando così la drammaticità di alcune scene.
Buono il reparto attoriale che può contare su alcuni professionisti poco noti al pubblico ma di fama internazionale. Tra tutti si distingue per Colour from the darkintensità e credibilità Debbie Rochon (Lucia, nel film), un’attrice canadese dall’incredibile filmografia che annovera oltre 150 pellicole in meno di venti anni (una media di 10-15 film all’anno!), quasi tutti horror di serie z e fanta-erotici (compare anche in “Toxic Avenger IV” e altri recenti film della Troma). Molto convincente anche Marysa Kay nel ruolo della muta Alice, che usa gli occhi della sua bambola di pezza per osservare l’orrore e l’ignoto, mentre un po’ meno lodevole anche se non disprezzabile l’interpretazione di Michael Segal (Pietro), ormai una presenza fissa nei film di Zuccon.
“Colour from the Dark” rappresenta la conferma che Ivan Zuccon ha talento, già ampiamente dimostrato anche con il precedente riuscitissimo “NyMpha”, e ci si chiede per quale motivo i suoi film non riescano a trovare distribuzione adeguata nel suo/nostro Paese (ad eccezione di “Bad Brains” che poi rappresenta una delle cose meno interessanti della sua carriera). Da cercare e vedere.

Visiona il trailer di COLOUR FROM THE DARK


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Tags.............................. Zuccon, Lovecraft, Colour, Dark, Space, Esorcismo

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