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Ultracorpo
Regia: M. Pastrello- Nazione:ITA - Anno: 2010- Autore: Roberto Giacomelli

Umberto si dedica a piccoli lavori su commissione per guadagnarsi da vivere. Un giorno all’uomo viene chiesto di riparare il lavandino della cucina in un appartamento in periferia. Umberto è inizialmente titubante perché teme che da quelle parti non abbiano la possibilità di pagare e perché apprende che il suo cliente è omosessuale, ma quando il suo datore di lavoro gli assicura che il cliente è in grado di pagare bene, l’uomo accetta. Per Umberto comincia però una lenta discesa all’inferno scandita dalla paranoia e dal pregiudizio.

Il regista Michele Pastrello sembra essere particolarmente a suo agio con tematiche di interesse sociale, l’ha dimostrato con “32”, il suo precedente ottimo cortometraggio che denunciava il deturpamento ambientale da parte delle istituzioni, e lo conferma con “Ultracorpo”. Il nuovo cortometraggio scritto, prodotto e diretto da Pastrello, affronta una tematica attuale e di particolare delicatezza, l’omofobia, che oggi come una volta dilaga un po’ ovunque. Il regista decide di approcciarsi alla tematica da un punto di vista inedito utilizzando la metafora cinematografico/letteraria dell’ultracorpo per descrivere l’alterità omosessuale attraverso gli occhi di chi è colto da pregiudizio.
Umberto è un comune uomo solo e solitario, Ultracorpovistosamente a disagio in una società scandita dal precariato lavorativo e relazionale. Umberto vive alla giornata approfittando che salti fuori l’occasione di qualche lavoretto modestamente pagato, l’uomo sa chi e dove può garantirgli una buona mancia e per questo è altamente selettivo. Ma la selezione clientelare avviene anche sulla base dell’orientamento sessuale. L’oscuro mondo che si estende al di fuori dell’eterosessualità ha l’inquietante forma di un film di fantascienza degli anni ’50; Umberto materializza l’altro in un alieno dalla lingua tentacolare, un ultracorpo che, come nel capolavoro di Don Siegel appena trasmesso alla tv, ti cattura nel sonno e mette in atto la sua subdola opera di cambiamento. Tutto è filtrato attraverso l’ottica omofoba di Umberto: il suo cliente ha le lascive movenze di chi vuole attrarre e corrompere e il suo volto gelido, quasi privo di emozione, sembra essere fuoriuscito da uno dei leggendari baccelloni. Il protagonista di “Ultracorpo” sembra cedere, appare quasi Ultracorpopropenso all’idea del mutamento che forse lo migliorerà; in fin dei conti ad Umberto sembra andare stretta quella quotidianità che gli impone una cura maniacale per il fisico e una rete di relazioni sentimentali che nasce dal fugace rapporto orale con una prostituta e muore nella masturbazione dinnanzi a un film porno.
Il modo in cui Pastrello racconta per immagini e parole la paranoica “mutazione” di Umberto e la sua presa di coscienza è lodevole e coraggiosa. Solitamente assistiamo a storie che denunciano l’omofobia dal punto di vista della vittima, ma in questo caso la prospettiva risiede nel carnefice, in colui che è preda del preconcetto e applica misure difensive per combattere l’ignoto.
L’ottima costruzione narrativa da modo a un film della durata inferiore alla mezz’ora di avere un senso di completezza che non sempre è proprio del cortometraggio. Si tratta di una storia dall’ampio respiro, capace di raccontare in breve tempo una situazione che ben si adatta alle tempistiche a disposizione pur dando l’impressione di aver visto un lungometraggio, data la cura per i particolari e la complessa descrizione dei personaggi. A questo proposito vale la pena spezzare una lancia anche a favore degli attori coinvolti che riescono a dare corpo ai loro non facili personaggi con professionalità. Diego Pagotto (“L’uomo che Ultracorpoverrà”; “Fuga dal call center”) raggiunge in modo adeguato l’intensità e la trasformazione interiore richiesta dal suo Umberto, così come l’esordiente Felice C. Ferrara possiede le fisique du role e l’inquietante ambiguità dell’alieno “immaginato”.
Impeccabile la confezione che si pregia della fotografia di Mirco Sgarzi (“32”; “House of Flesh Mannequins”), qui abile con gli interni dai toni dark e opprimenti o gli esterni piovosi messi in contrapposizione con l’infanzia solare del protagonista che viene presentata in alcuni flashback.
Insomma, “Ultracorpo” funziona a meraviglia, un cortometraggio narrativamente completo e ben realizzato. Una tematica interessante trattata con coraggio e intelligenza, un’atmosfera inquietante e un paio di momenti in grado di trasmettere allo spettatore il disagio della situazione.
Davvero un ottimo lavoro.

Al momento in cui “Ultracorpo” viene recensito non è ancora stato presentato ad alcun festival ne ha avuto una proiezione pubblica.

Visiona il trailer di ULTRACORPO


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Tags.............................. Ultracorpo, Michele Pastrello, Diego Pagotto, Mirco Sgarzi, Omosessualità, Omofobia, 32, Invasione degli ultracorpi, Don Siegel

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