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The Presence
Regia: T. Provost- Nazione:USA - Anno: 2010- Autore: Roberto Giacomelli

Una donna si reca nello chalet di famiglia per lavorare in tranquillità. Lo chalet è completamente isolato, situato su un'isola privata e privo di corrente elettrica e linea telefonica. Dentro l'abitazione si aggira un'inquietante presenza che si limita ad osservare l'inquilina in ogni momento della giornata. Quando il fidanzato della donna la raggiunge per farle la proposta di matrimonio, la situazione comincia a precipitare. Una seconda presenza si materializza nei dintorni dello chalet e la donna subisce un brusco cambiamento di personalità.

“Suspense”, “Gli invasati”, “Danza macabra”, “La casa dei fantasmi”. Sicuramente è proprio pensando a questi titoli che il regista esordiente Tom Provost ha scritto e diretto “The Presence”. Ma Provost non è Clayton, Wise, ne Margheriti e neanche Castle, Provost è una persona che non sa assolutamente come creare suggestioni e spaventare lo spettatore, anzi, per essere schietti e sinceri, Provost non sa proprio come si fa cinema.
“The Presence”, prodotto da Mr. Blair Witch Project Daniel Myrick e dall'attrice protagonista Mira Sorvino (“Mimic”; “S.O.S. - Summer of Sam”), è un The Presencefilm del tutto fallimentare, un'operetta noiosa e ridicola che stupisce realmente per l'incompetenza con cui è condotta. Il suo problema più grande? Il senso di ridicolo involontario che riesce ad esprimere. E voi converrete con me che non c'è peggior difetto per un film che vorrebbe spaventare finire invece a far ridere di gusto lo spettatore. Ma non possiamo neanche parlare di quel tipo di ridicolo che alla fine ti fa divertire, un “so bad it's so good” applicabile a tanti trash che spuntano come funghi negli anfratti dell'home video. Nel caso di “The Presence” ci troviamo di fronte a un film profondamente noioso e incredibilmente statico che nel suo girare a vuoto trova una soluzione finale che fa ridere i polli per banalità e stupidità. Insomma, c'è un fantasma che ha le sembianze del macho belloccio Shane West (“La leggenda degli uomini straordinari”) che se ne sta per tutto il film imbronciato e in silenzio negli angoletti della casa. Provost ha la “grande intuizione” di The Presencenon giocare con la suggestione e la paura suggerita e sbatte in primo piano il faccione squadrato del fantasma di continuo, un fantasma che poi è acconciato in modo molto simile al vampiro-pesce-lesso di “Twilight”. Capirete che se un'inquietante presenza entra in scena in modo chiaro e assolutamente non minaccioso ancor prima della protagonista umana, il senso di paura è annullato ancor prima di nascere. Ma forse non era nelle intenzioni di Provost creare un fantasma spaventoso e per questo motivo dopo una tediosa ora di nulla viene portato in scena una seconda “presenza”, un Tony Curran (“Underworld: Evolution”) vestito di nero che se ne va in giro per casa e bisbiglia all'orecchio dell'inquilina così come del fantasma imbronciato suggerendo loro cose criminali. Il film è tutto qui, fantasmi che stanno zitti e mettono il broncio e fantasmi che chiacchierano e dicono un mucchio di stronzate. A cui si aggiunge un climax finale da sabato in parrocchia che vi farà maledire chi ha messo in piedi questa baracconata.
In mezzo a tutto questo niente ci sono tempi morti tremendi, marito e moglie che chiacchierano di stupidaggini che testimoniano il livello bassissimo della sceneggiatura (il dialogo tipo è: Lei 'lo sai che quando ero bambina giocavo a nascondino e mi andavo a nascondere lì?'. Lui, palesemente disinteressato: 'Ah, si?'. Lei: 'Si e una volta non mi hanno trovato e pensavano che fossi scomparsa!'. Lui: 'Ah, davvero?'. E avanti così). I picchi di paura sono rappresentati dai momenti in cui i due protagonisti devono espletare i loro The Presencebisogni fisici. Lo chalet ha il cessetto esterno, come si usava una volta, un baracchino di legno situato comodamente a millemila chilometri dalla casa. Ai due scappa la cacca solo di notte e quindi via a percorrere millemila chilometri nel buio per raggiungere il cessetto lugubre e sinistro. Appena mettono il sederino sul buco della latrina, si sentono rumori fuori e – chissà perchè – un uccello va sempre a sbattere contro la parete della latrina... di notte! Ecco, questi sono i momenti clou del brivido che troverete in “The Presence”, due visite al cesso.
Ci si chiede anche per quale motivo Mira Sorvino, ancora bella e giovanile, che negli anni '90 aveva una carriera in ascesa, sia finita a produrre e recitare in una roba del genere e ci si chiede soprattutto perché abbiano avuto il coraggio di produrre una roba del genere.
Vi sfido a guardare “The Presence” fino alla fine, al più temerario una riproduzione in scala del cessetto della paura.

Visiona il trailer di THE PRESENCE


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Tags.............................. The Presence, Mira Sorvino, Shane West, Tony Curran, Ghost Story, Twilight, Fantasmi, Presenze

 

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