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Scream 4
Regia: W. Craven- Nazione:USA - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Sidney Prescott fa ritorno a Woodsboro, la sua città natale, dopo quindici anni dalla strage che l’ha vista coinvolta. La donna si trova in città per promuovere il suo libro “Fuori dall’oscurità”, ma la sua comparsa coincide immancabilmente con un nuovo duplice omicidio. A morire sotto i colpi di un assassino mascherato da Ghostface sono Jenny Randall e Marnie Cooper, due liceali trucidate dentro casa di una di loro. Linus, che nel frattempo è diventato sceriffo di Woodsboro e ha sposato Gale Weathers, indaga sull’omicidio e le tracce portano proprio a Sidney. Quest’ultima è ospite di sua zia Kate e di sua nipote Jill, che in men che non si dica si trovano al centro di un incubo. Un’altra adolescente muore sotto gli occhi di Jill e con l’avvicinarsi dell’anniversario dei delitti di Woodsboro la situazione si fa sempre più pericolosa.

“Per fare un buon remake non devi cambiare l’originale!”, con queste parole, pronunciate da uno dei personaggi di “Scream 4”, Craven si prende una rivincita contro chi gli ha stravolto alcuni suoi capolavori con recenti rifacimenti e contro chi, qualche tempo fa, ipotizzava un reboot per il rilancio della franchise di “Scream”. Ma niente reboot ne remake, grazie al cielo, e “Scream” festeggia in suoi 15 anni con un sequel in piena regola…e che sequel, ragazzi! Un ritorno così lucido, intelligente e divertente che a tratti non si riesce a credere che siamo a un numero 4, per di più tardivo come pochi.
Con “Scream” Wes Craven aveva resuscitato l’horror da una pericolosa situazione di torpore stagnante che negli anni ’90 lo stava attanagliando: Scream 4reinventa lo slasher rilanciandolo come fosse un filone tutto nuovo e la lezione fa scuola. L’horror è salvo, Craven ha dato alla storia un capolavoro. Con “Scream 2” il regista di “Nightmare” continua il gioco iniziato nel capitolo precedente, snocciolando le regole che siedono dietro la serializzazione. Il terzo capitolo vira più sulla commedia e diminuisce la violenza, ma presenta una profonda riflessione sulla decadenza di Hollywood e sulla confusione che può venirsi a creare tra realtà e finzione, teorizzando ancora una volta come il cinema possa imitare la vita che imita il cinema. La trilogia è conclusa, un’ottima trilogia che presenta molti punti di originalità e spunti di riflessione sul cinema alla soglia del XXI secolo, oltre che mostrare una coerenza interna non sempre attribuibile alle saghe horror.
Con “Scream 4” l’impresa era davvero ardua: fare un sequel che a distanza di dieci anni dall’ultimo film ne seguisse le regole e ne ricreasse le atmosfere, ma allo stesso tempo “Scream 4” sarebbe dovuto essere un film capace di catturare l’attenzione dei più giovani, di coloro che magari Ghostface l’hanno incontrato per caso solo su google immagini. Scontentare un po’ tutti era facile, molto facile, eppure la premiata ditta Craven (regia) e Williamson (sceneggiatura) sono riusciti nell’intento e in un periodo di vecchiume riciclato paradossalmente danno vita a un film Scream 4fresco e carico di una vis satirica riuscitissima.
Tutto comincia con una telefonata, proprio come da tradizione, una voce suadente (che in originale è di Roger Jackson, in italiano sempre di Carlo Valli) inizia il gioco in prospettiva del massacro, ma lo spettatore smaliziato sa dove tutto andrà a parare, serve un fattore sorpresa che “non faccia troppo 1996” e così “Scream 4” nei lunghi momenti che precedono il titolo gioca con se stesso, dunque con la serie parallela “Stab”, e con lo spettatore, ridicolizzando proprio la mania dei sequel. Il prologo è esplicativo del tono ironico e sopra le righe che ammanta l’intero prodotto: si riflette su cinema classico come di consuetudine (chi è il primo film che fornisce il punto di vista dell’assassino? “Halloween”? “Psycho”?... non proprio!) ma si punta soprattutto all’horror post 2000, ovvero proprio quello nato da una costola di “Scream”. La serializzazione ha trovato il suo apice in “Saw” e guarda caso è “Saw IV” a finire nelle mire intellettualistiche di una delle prime vittime. “Stab” come “Saw” (o il contrario?), sette film, uno all’anno e i ragazzi ne vanno matti, organizzando maratone annuali per ripassare la saga in prossimità del nuovo capitolo. Ma se da una Scream 4parte c’è il torture porn dall’altro c’è il remake, pratica fagocitatrice di cui l’Hollywood di genere ha fatto abuso negli ultimi anni. “Scream 4” gioca con il concetto di remake e lo trasforma in un’arma satirica che svincola dalla mera citazione. Se in “Scream 2” e soprattutto in “Scream 3” già trovavamo, forse inconsapevolmente, un’anticipazione di tutto ciò nella messa in scena dei cloni in celluloide dei personaggi, in “Scream 4” abbiamo una lucida teorizzazione su tutto ciò, su cosa la ripetizione del già visto possa causare alla cultura pop portando all’oblio delle origini. Oggi i giovani conoscono Michael Myers pensando spesso che sia nato con il film di Rob Zombie, o legano il personaggio di Leatherface alla versione prodotta da Michael Bay. L’emulo tende a sostituirsi all’originale, di clonarlo per cancellarlo definitivamente nel ricordo degli spettatori e nelle conoscenze delle nuove generazioni. “Scream 4” riflette su questo dato, lo fa con la solita dissacrante ironia, puntando il dito anche verso i media e sulla loro tendenza a creare i miti. Le nuove tecnologie permettono a chiunque di diventare protagonista di un microcosmo virtuale, di farsi vedere, notare, attirare l’attenzione. I nuovi media hanno banalizzato e reso alla portata di tutti i fatidici 15 minuti warholiani grazie ai blog, a you tube, a facebook e twitter; internet è un prezioso alleato ma allo stesso tempo un Scream 4genitore castrante. Il duo Craven/Williamson riesce dunque a catturare stralci di attualità culturale in modo intelligente e funzionale proprio come fece nel 1996. “Scream 4” parla delle nuove generazioni attraverso gli occhi esterni di chi le ha viste forgiarsi sulle ceneri delle precedenti; questo quarto capitolo è una constatazione del nuovo in questo primo decennio del XXI secolo, con l’unico difetto forse (ma non sono sicuro che sia un difetto) di filtrare tutto da un’ottica nostalgica.
Nel cast di volti noti ai fan si contraddistinguono i protagonisti di sempre Neve Campbell, David Arquette e Courtney Cox ai quali si aggiungono Marley Shelton (“Sin City”, “Planet Terror”), che interpreta il vice sceriffo Hicks, rivale putativa di Gale Weathers, Emma Roberts (“Hotel Bau”), che è Jill, cuginetta di Sidney, Hayden Panettiere (“Heroes”), tosta liceale appassionata di cinema horror, Erik Knudsen (“Scott Pilgrim vs. the World”), che interpreta il novello reporter internet-integrato, Rory Culkin (“Signs”), il timido fondatore del cineclub del liceo e Nico Tortorella (“Trespass”), che veste i panni dell’esuberante ex fidanzato di Jill. A loro si aggiungono in piccole parti Adam Brody (“Jennifer’s Body”) e Anthony Anderson (“Scary Movie 3”), nelle parti di due poliziotti piuttosto incapaci – in piena tradizione craveniana – e in un cammeo compaiono la Anna Paquin di “True Blood” e la Kristen Bell di “Veronica Mars”.
Nuova decade, nuove regole, recita la tag line americana del film, ma la forza innovativa di “Scream” rimane immutata, rinnovandosi con intelligenza in un quarto capitolo che non potrà non piacere ai fan di Ghostface.

Visiona il trailer di SCREAM 4




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Tags.............................. Scream 4, Wes Craven, Kevin Williason, Ghostface, Sidney Prescott, Neve Campbell, Hayden Panettiere

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