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Contagion
Regia: S. Soderbergh- Nazione:USA - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Beth Emhoff torna a Minneapolis dopo un viaggio d’affari a Hong Kong, ma gli strani sintomi che presentava e che lei attribuiva a un semplice jet lag sono invece il preludio alla contrazione di un virus che, dopo due giorni di sofferenze, la uccidono. Questo è solo il primo caso di un contagio che pian piano si sviluppa su scala mondiale: nessuno conosce l’origine del virus ne un modo per combatterlo. Mitch, marito di Beth, dopo la morte improvvisa anche del figlio acquisito si ritrova a lottare insieme alla figlia adolescente contro un mondo che sembra andare a pezzi. Cheever, il vice direttore del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, cerca di tenere la situazione sotto controllo per far si che non si scateni il panico e nel frattempo la dottoressa Mears e la dottoressa Orantes si mobilitano per cercare l’origine e la cura al virus. Ma nel frattempo il blogger Alan Krumwiede si scaglia contro le alte sfere del potere sostenendo che i cittadini non sono informati su ciò che sta accadendo, gettando così in paranoia la popolazione.

In una battuta nella prima parte del film, il personaggio interpretato da Kate Winslet, parlando dei metodi di comunicazione sull’epidemia, esprime alla perfezione lo scopo del film “Contagion”. “Uno squalo di plastica in un film è riuscito a tener lontane le persone dagli oceani, ma avvisi sui pacchetti di sigarette non riescono a dissuadere dal fumare”. Non è cosa si dice, ma come viene detta a fare la differenza! Infatti se stiamo a guardare Contagionl’utilità dell’ultima fatica di Steven Soderbergh in termini di originalità della trama e tempestività argometativa allora dovremmo bollare “Contagion” come inutile e fuori tempo massimo. In fin dei conti la trama e lo sviluppo appaiono come un mix un po’ più drammatico tra “Virus letale” e “Carriers – Contagio letale”, così come l’allarmismo per il virus dell’H1N1 è ormai svanito tanto da sminuire l’attualità del soggetto. E allora si deve ricorrere al come la storia è narrata, avvicinando “Contagion” allo squalo spielberghiano piuttosto che agli avvisi simil epitaffi che campeggiano sui pacchetti di sigarette. Soderbergh confeziona un film tanto impeccabile nella confezione quanto efficace nel comunicare l’ansia e l’angoscia di una situazione pandemica. Ed è questa, appunto, la differenza dall’affollato resto di film su contagi ed epidemie, una visione quasi scientifica sull’argomento che a fine visione non può lasciare indifferenti, anzi riesce ad incutere un sottile timore paranoico. Le terribili cose che scorrono sullo schermo sono Contagionrealistiche, anzi possibili e le conseguenze drammatiche che alimentano la vicenda di “Contagion” non possono che risultare realmente inquietanti.
Soderbergh si approccia alla tematica senza enfasi spettacolare, anzi con un rigore quasi documentaristico. Questa freddezza (che comunque è un segno contraddistintivo del cinema di questo regista) è però un’arma a doppio taglio perché se da una parte rende tutto più vero e quindi spaventoso, dall’altro può anche lasciare distaccato lo spettatore e non farlo appassionare alle molte storie e personaggi che compongono il film. In modo simile a “Traffic” – il capolavoro di Soderbergh, a parere di chi scrive – anche in “Contagion” la storia è raccontata in maniera corale, ci sono tanti personaggi, nessuno protagonista più di un altro, che neanche si incontrano tra loro. Si tratta di star del firmamento hollywoodiano che interpretano pedine di un disegno divino in cui la crudeltà del destino e il cinismo della vita hanno il sopravvento. Non ci sono buoni o cattivi, ognuno ha la sua piccola storia in cui realisticamente a contare è la sopravvivenza propria e dei propri cari. Ovviamente non mancano le scene madri in cui c’è la sterzata di altruismo, spesso inserita come elemento di riscatto per personaggi descritti in Contagionmodo troppo rigoroso, ma vanno ad alternarsi a menzogne di paladini della giustizia e scene in cui anche i bambini muoiono in maniera orribile.
Il limite di “Contagion” è dunque questa sua freddezza stilistica e narrativa che sicuramente porterà qualcuno a sentirsi respinto dalla visione, unita anche a una certa lentezza nel ritmo. Per il resto abbiamo un film ben confezionato e con un cast di prim’ordine in cui si riconoscono i volti di Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Kate Winslet, Laurence Fishburne e Marion Cotillard. Il tutto è supportato da una suggestiva colonna sonora di Cliff Martinez e da una bellissima fotografia curata dallo stesso Soderbergh.
Così come ognuno di noi ha irrimediabilmente un certo timore a immergersi in mare aperto mentre il famoso motivetto martellante di John Williams riecheggia nelle nostre teste, allo stesso modo subito dopo aver visto “Contagion” non potrete non farvi prendere da qualche timore se il vostro vicino di posto sull’autobus comincia a tossire o uno sconosciuto vi porge la mano “in senso di resa”.
Presentato fuori concorso alla 68° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

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Tags.............................. Fuori Concorso, Venezia 68, Mostra del cinema di Venezia 2011, Matt Damon, Marion Cotillard, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Jude Law, Virus mortale, Pandemia

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