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Troll Hunter
Regia: A. Ovredal- Nazione:Norvegia - Anno: 2010- Autore: Roberto Giacomelli

Tre studenti universitari stanno girando un documentario per denunciare la presenza di bracconieri di orsi nelle foreste norvegesi. Una volta individuato il presunto bracconiere, Hans, scoprono che l’uomo in realtà non dà la caccia a semplici animali ma ai leggendari troll, che infestano le foreste norvegesi e sono particolarmente aggressivi. A questo punto i tre documentaristi decidono di cambiare l’argomento del loro film e girare un documentario sulla caccia ai troll. Con il consenso di Hans, che si è stancato di continuare a lavorare nell’anonimato, il gruppo dovrà vedersela anche con la reazione poco accondiscendente dei mandanti delle battute di caccia.

Streghe, fantasmi, demoni, alieni, mostri godzillinai, indemoniati, zombi…pensavate che la tecnica del mockumentary avesse ormai rastrellato il rastrellabile con il cinema horror? Beh, qualcosa manca ancora all’appello, una minaccia che difficilmente ci saremmo potuti aspettare: i troll. Si, proprio i troll della tradizione nordica, con tanto di nasoni buffi e accomodanti ciuffi di pelliccia! Che poi detta così non sembra una vera minaccia, voglio dire, i classici troll che la tradizione fiabesca e il merchandising ci hanno Troll Hunterimposto nell’immaginario non incutono timore, bensì muovono simpatia. Eppure il regista norvegese André Øvredal è riuscito a trasformare quei buffi cosetti in feroci e temibili mostri ammazzasette senza neanche mutarne il look, solo aumentandone le dimensioni.
“Troll Hunter” è forse l’unico mockumentary di cui si può in un certo senso sentire il bisogno, in ordine al fatto anche che la minaccia – i troll, dunque – sono qui ben visibili fin dall’inizio e l’azione è sempre presente, contravvenendo dunque a uno dei punti cardine del falso documentario, ovvero il mostrare il meno possibile il “mostro”. Questa ovviamente è una regola di comodo, entrata in ballo solo per contravvenire agli esigui budget di cui solitamente i film che adottano questa tecnica dispongono e in seguito diventata una caratteristica ricorrente. “Troll Hunter”, pur non disponendo di un budget altisonante, pensa bene di contravvenire a questo luogo comune e mette in bella mostra un troll gigante a tre teste già intorno al venticinquesimo minuto. Questo può avvenire anche grazie a buoni effetti speciali e una giusta gestione dei luoghi e dei tempi adottata dal regista, ma è anche vero che facendo questa scelta, parte del fascino di Troll Hunterun’operazione incentrata su una minaccia così anomala e originale va presto ad essere ridimensionato. È un’arma a doppio taglio, dunque, ma personalmente ho gradito la scelta di mostrare il mostrabile senza dover aspettare gli ultimi minuti del film, anzi incrementando di scontro in scontro la meraviglia per la comparsa dei troll, che negli ultimi venti minuti si mostrano con dimensioni esageratamente grottesche.
Il film di André Øvredal, che ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Havard S. Johansen, però non è solo pregi perché se possiamo comunque constatare che il risultato sia più che buono, è anche vero che non tutto fila liscio fino in fondo. Innanzitutto in alcune occasioni la sospensione dell’incredulità diventa ardua da applicare e seppure il cacciatore Hans ci spieghi come il Governo norvegese tenga i troll rilegati in “riserve”, con tanto di pali elettrici a delimitarne il perimetro, è difficile credere che nessuno riesca a vedere bestioni grandi come palazzi come quello che fa bella mostra di se alla fine del film. Insomma, son fighi i troll alti 20 metri, ma poi non venitemi a dire che i norvegesi solo all’oscuro della loro esistenza!
Punto due. Ho apprezzato molto l’idea di tenere il look favolistico dei troll ma di descriverli e farli comportare come animali feroci, annullando completamente la portata fantasy del mito. Insomma, ogni aspetto del troll è spiegato scientificamente, perfino il loro pietrificarsi o esplodere alla luce intensa. In mezzo a tutto questo, però, viene anche detto, ribadito e reso fondamentale il fatto che i Troll Huntermostri riescono a sentire l’odore dei cristiani, andando così ad inserire un elemento soprannaturale e religioso che stona nel contesto scientifico fin lì creato.
Un ultimo appunto va rivolto ai personaggi del film, che ad eccezione di Hans il cacciatore, interpretato da un bravo Otto Jespersen, non sono minimamente caratterizzati.
In conclusione, “Troll Hunter” è un mockumentary diverso dalla massa, originale soprattutto per la materia trattata e controcorrente per la scelta di mostrare tutto e subito con efficacia. I difetti ci sono e in alcuni casi non passano neanche inosservati, ma una visione questo film norvegese la merita senz’altro.

Visiona il trailer di TROLL HUNTER


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Tags.............................. Troll Hunter, Mockumentary, caccia ai troll, leggende norvegesi, André Ovredal

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