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Detective Dee e il Mistero della Fiamma Fantasma
Regia: T. Hark- Nazione:HK - Anno: 2010- Autore: Roberto Giacomelli

Nell'anno 689 d.C., alla vigilia dell'incoronazione della prima Imperatrice della Cina, Wu Zetian, una serie di morti misteriose per autocombustione colpisce alcune persone: prima l’ingegnere che sta guidando i lavori dell’enorme statua di Buddha che sovrasta il palazzo imperiale e che deve essere ultimata in tempo per la cerimonia, poi il capo delle guardie. Tutti parlano di un’antica maledizione legata alle pergamene sacre che decorano l’interno della statua, ma la futura imperatrice, convinta che si tratti di una congiura ai suoi danni, convoca per risolvere il caso l’ex giudice Di Renjie, incarcerato sette anni prima e condannato ai lavori forzati per essersi ribellato proprio al potere di Wu Zetian. Ma non fidandosi dell’uomo, la donna affianca al detective la sua ancella personale Jing’er e Pei, il nuovo capo delle guardie imperiali.

“Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma”, ovvero il corrispettivo cinese dei kolossal hollywoodiani. Il budget magari non sarà uguale ai blockbuster prodotti negli Stati Uniti (“Detective Dee” è costato circa 13 milioni di dollari), ma la veste di questo film li ricorda molto, non a caso a dirigere l’opera c’è Tsui Hark, guru del cinema di Hong Kong in quanto produttore di successo fin dagli anni ’80 (“Storie di fantasmi cinesi”, “The Killer”, “A Better Tomorrow”, tra i tanti) nonché apprezzato regista (“A Better Tomorrow III”, “Seven Swords”). Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma
Il personaggio di Detective Dee ha una storia molto particolare poiché deriva da Di Renjie, un giudice imperiale realmente esistito al tempo della dinastia dei Tang, trasformato poi in personaggio letterario per una collana di detective stories del giallista olandese (nonché diplomatico e musicista) Robert van Gulik. Trarre un film da questo materiale voleva dire, dunque, affrontare sia l’aspetto storico e politico del Paese che le regole di un poliziesco, senza dimenticare la tradizione hongkonghese legata alle arti marziali e alla religione. Il film di Tsui Hark prova a metter dentro tutto il possibile e malgrado il prevedibile effetto minestrone, alla fine il film risulta piacevole e ben gestito in ogni sua componente.
“Detective Dee” decide di raccontare un momento della Storia cinese che cambiò il modo di intendere i ruoli in un Paese che, col senno di poi, possiamo considerare progressista. Siamo nel 689 d.C. e per la prima volta una donna sale al potere vestendo i panni di Imperatrice. Hark descrive le tensioni che si respirano in quell’ambiente e la mentalità sessista che investe i personaggi positivi e Detective Dee e il mistero della fiamma fantasmanegativi della storia, pronti a dar per scontata la colpa di Wu Zetian nella morte del marito per usurparne il trono. Nel far ciò emerge l’abilità di Hark e degli sceneggiatori Jialu Zhang e Kuo-fu Chen di riuscire a non dar giudizi, dipingendo semplicemente la mentalità comune ai tempi della dinastia Tang. L’intreccio giallo si lega con quello magico/religioso caratteristico della tradizione orientale, quindi l’avvincente indagine di Di Renjie si mescola alle credenze popolari cinesi, fatte di maledizioni e mancanza di rispetto verso la divinità e gli spiriti. In questo caso entra in ballo un’indagine su episodi di autocombustione umana, che per molti aspetti ci riporta alla mente il francese “Vidocq” diretto da Pitof nel 2001. Come è ovvio aspettarsi, le virate nel soprannaturale che investono in più occasioni le prime battute del film vengono ampiamente ridimensionate nell’evolversi della vicenda con un’intricata serie di spiegazioni pseudo scientifiche e colpi di scena che per certi aspetti ci ricordano le indagini di Scooby-Doo. Non tutto torna a livello logico e tra complotti, “tartarughe di fuoco” e trasfigurazioni facciali c’è da appellarsi di frequente a quella sospensione dell’incredulità che almeno in questo caso trova buona accoglienza.
Da veterano nel cinema di arti marziali, Tsui Hark Detective Dee e il mistero della fiamma fantasmainfarcisce “Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma” di azione che per l’occasione si appoggia alla nobile tradizione dei wuxia pian, ovvero il filone di film “cappa e spada” orientali rinati ormai oltre un decennio fa dal successo internazionale di “La tigre e il dragone”. Ottime le scene d’azione, dunque, che portano la firma del noto coreografo Sammo Hung, che in Italia conosciamo soprattutto come attore protagonista nella serie tv “Più forte ragazzi”. Davvero buono anche il comparto attoriale, composto in primis da Andy Lau (“Infernal Affairs”; “La foresta dei pugnali volanti”), nel ruolo di Di Renjie, Carina Lau (“Le sette spade della vendetta”; “Infernal Affairs II”), in quello dell’Imperatrice e Bingbing Li (“Il ventaglio segreto”; “Resident Evil: Retribution”) nei panni di Jing’er.
Unico punto debole in un film decisamente gradevole è il massiccio uso di effetti visivi digitali che non sempre appaiono credibili e all’avanguardia, risultando spesso all’occhio dello spettatore “superati”.
Presentato in concorso alla 67° edizione del Festival di Venezia.

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Tags.............................. Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma, Tsui Hark, Venezia 67, Andy Lau, Bingbing Li, Carina Lau, Di Renjie, Robert Van Gulik

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