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Little Deaths
Regia: S. Hogan, A. Parkinson, S. Rumley- Nazione:GB - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Tre episodi.
House & Home. Richard e Victoria sono una coppia alto borghese in crisi coniugale. Per riaccendere il loro desiderio sessuale, i due sono soliti invitare a casa dei senzatetto promettendo un pasto e un bagno caldo, in realtà drogano i malcapitati e abusano sessualmente di loro. La nuova vittima è Tristezza, una ragazza che però nasconde un terribile segreto.
Mutant Tool. Lucy è un’ex tossicodipendente con problemi economici, per questo aiuta il suo ragazzo a spacciare e di tanto in tanto si prostituisce. Lucy è anche in cura dal Dr. Reece, che sta sperimentando un nuovo tipo di droga ricavata dallo sperma di alcuni mutanti risultati da un esperimento iniziato nel periodo nazista. Inconsapevolmente Lucy diventa la cavia dei test del Dr. Reece.
Bitch. Claire tratta il suo ragazzo letteralmente come un cane: lo fa dormire in una cuccia e per far sesso gli fa indossare una maschera da cane. Lui però stanco di continue umiliazioni, anche pubbliche, escogita una tremenda vendetta.

Eros e Thanatos, amore e morte, un binomio immortale per ogni forma di narrazione, cantato dai poeti dell’antichità e ancora centrale tanto nelle opere di fiction che nella realtà di tutti i giorni, quella da cronaca nera. “Little Deaths” è l’ennesima incarnazione di questa dicotomia che sembra quasi inscindibile e per rimarcare il tema portante di Little deathsquesto film a episodi si usa proprio la traduzione anglofona di “la petite mort”, che per i francesi è un modo di denominare l’orgasmo. L’apice del godimento sessuale paragonato e unificato alla morte, a un piccola forma di morte, così da fondere anche lessicalmente queste due facce della stessa medaglia.
Per riflettere su questo argomento, i tre registi inglesi Sean Hogan, Andrew Parkinson e Simon Rumley scelgono una strada morbosa ed esplicita, fatta di tematiche scabrose ed immagini realmente forti. Ne esce fuori un film anomalo che fonde l’horror con l’erotismo toccando anche altri generi cinematografici (il dramma e la fantascienza), un film che probabilmente si pone l’obiettivo di far parlare di se e che dunque non lascia indifferenti.
“Little Deaths” colpisce non tanto per quello che dice ma per il modo in cui lo dice e si ha la sensazione che gli autori coinvolti abbiano avuto davvero la massima libertà espressiva. Come spesso accade nei film ad episodi, non tutti sono sullo stesso livello anche se in questo caso abbiamo due Little deathscentri su tre, con un episodio debole che comunque preso a se non è affatto brutto. Il “colpevole” è il secondo episodio, “Mutant Tool”, scritto e diretto da Andrew Parkinson (ricordate “I, Zombie”? Era suo!), che pone al centro della vicenda una fantomatica droga ricavata dallo sperma di altrettanto fantomatiche creature mutanti. Il progetto è fatto risalire al Terzo Reich e questi mutanti tenuti in trappola in uno stato catatonico ricordando Wolverine in “Weapon X” esibiscono un pene dalle proporzioni smisurate da cui “sgocciola” continuamente il prezioso sperma. Questa è l’idea “figa” alla base di tutto dalla quale Parkinson ha voluto costruire una storia un po’ confusa che butta dentro la critica alla sperimentazione farmaceutica e l’ego frantumato di una ex tossica. Il tutto non si amalgama bene ed emergono diversi buchi di sceneggiatura che non permettono ai tasselli del mosaico di andare al proprio posto quando la storia si chiude.
Prima e dopo “Mutant Tool” ci sono però due gioiellini di crudeltà che lasciano il segno. “House & Home”, di Sean Hogan (“The Devil’s Business”) ha un impianto classico, prevedibile se vogliamo, con tanto di morale anti-borghese. C’è questa ricca coppia in esplicita crisi dettata dalla mancanza diLittle deaths intesa sessuale…e da un pizzico di perversione che rende loro arduo trovare il giusto guizzo nel rapporto coniugale. Tra i due è lei a “portare i pantaloni”: lei è la mente, lui il braccio di un gioco sadico mirato ad appagare i propri perversi istinti sessuali sulla pelle dei senza tetto. Pratiche di “pissing”, cumshot e violenza carnale di stampo lesbico anticipano il prevedibile capovolgimento dei ruoli in salsa splatter. La semplicità e meccanicità della storia funzionano bene e danno maggiore efficacia al racconto, che ha il suo punto forte proprio nella scabrosa esplicitazione da rape & revenge della dicotomia amore/morte. Su questo si concentra, forse in maniera anche più efficace il terzo e ultimo episodio, “Bitch”. Un titolo fin troppo chiaro che nelle mani di Simon Rumley (“The Living and the Dead”; “Red, White & Blue”) diventa un dramma esistenziale intriso di perversione e crudeltà. La “stronza” del titolo è Claire (Kate Braithwaite), una ragazza apparentemente tranquilla ma nell’intimità una perfida dominatrix che costringe il suo ragazzo a mascherarsi da cane, a dormire in una cuccia e a farsi possedere analmente Little deathsdurante i rapporti sessuali. Lui è umiliato, svuotato e all’ennesima cattiveria, comincia a meditare una tremenda vendetta che culmina in una scena terribile di “amore bestiale”. Il ritmo di questo terzo episodio è piuttosto lento, ma la tematica è forte e i due attori protagonisti bravissimi. L’unico rimprovero che si può muovere a Rumley è un uso della fotografia monotono e privo di fantasia (tutto virato in blu in post, con un paio di scene in rosso…così, senza un reale perché).
Nel complesso “Little Deaths” è un film riuscito, capace di fare un ottimo utilizzo del tema portante dell’opera, esasperandolo e mirando alla forte presa sul pubblico. Sicuramente non adatto a tutti i palati.

Visiona il trailer di LITTLE DEATHS


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Tags.............................. Little Deaths, Sean Hogan, Andrew Parkinosn, Simon Rumley, Eros, thanatos, sesso perverso, petite mort

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