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Hostel: Part III
Regia: S. Spiegel- Nazione:USA - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Scott deve sposarsi, così il suo amico Carter gli organizza un addio al celibato a Las Vegas. I due mentono alla futura moglie di Scott sulla meta del viaggio e partono insieme a Mike e Justin per un weekend indimenticabile. Giunti sul luogo, i quattro amici si recano in un casinò dove vengono abbordati da due ragazze che li invitano ad andare tutti insieme allo Strip, un locale poco fuori la città. Tra belle donne e alcool i quattro ragazzi finiscono ben presto per ubriacarsi e al loro risveglio sono nella loro camera d'albergo...tutti tranne Mike, che è praticamente irrintracciabile. I tre si mettono allora sulle tracce dell'amico, cercano le due ragazze che li hanno abbordati e ben presto finiscono nelle grinfie della Elite Hunting, l'esclusivo club che vende la morte.

Orfani di Eli Roth, regista dei due "Hostel" precedenti che qui ha dato forfait, i produttori di una delle serie più famose del filone torture porn decidono comunque di proseguire con l'ostello della tortura e il malefico club per ricchi sadici che vi siede dietro. Al timone del film sale Scott Spiegel, noto al pubblico horror per la regia dello slasher "Intruder - Terrore senza volto" e "Dal tramonto all'alba 2" oltre che essere uno dei produttori hosteliani fin dal primo film. Il cambio di regista, di sceneggiatore e le natura direct to video di Hostel 3questo terzo film si notano tantissimo e nel complesso "Hostel: Part III" non solo risulta il più debole della trilogia, ma si presenta come un film davvero molto brutto a prescindere dai paragoni.
Leggendo la trama inevitabilmente viene in mente uno dei titoli di punta della recente filmografia hollywoodiana, “Una notte da leoni”, la commedia di Tod Phillips con la quale incredibilmente “Hostel: Part III” ha diversi punti in comune a livello narrativo. Non sappiamo se la cosa sia voluta o meno, fatto sta che cambiare location e modus operandi della Elite Hunting Club non ha assolutamente giovato al film. Uno dei punti di forza dei film di Roth era proprio l’ambientazione europea, quel senso di straniamento che i personaggi provavano in luoghi che sembravano fuori dal tempo, incredibilmente accomodanti riguardo la fruttuosa scelta di bellezze locali e allo stesso tempo assolutamente ostili per le pratiche omicide che vi si svolgevano in un sottobosco neanche troppo celato. “Hostel: Part III” si ambienta a Las Vegas, capitale americana del vizio e già con questa premessa cade l’archetipo del proibito e del mistero, nonché del luogo inospitale perché lontano dalla propria lingua e cultura che invece erano alla base dei due film precedenti. Ogni cosa è scontata e banale in questo terzo episodio, dal casinò come Hostel 3luogo per adescare (che poi ovviamente evolverà in uno strip club) alla letterale spettacolarizzazione della tortura. E quest’ultimo punto risulta particolarmente inefficace in “Hostel: Part III”.
Alla base del concept della saga c’è di dare la possibilità a ricchi e annoiati di torturare e uccidere qualcuno pagando somme normalmente proibitive. La dimensione intima, morbosa e perversa della tortura in sporche cabine dotate di ogni strumento di morte immaginabile era uno dei punti di maggiore interesse di “Hostel” e “Hostel: Part II”. Torturare aveva una valenza erotica, si poteva chiaramente vedere nel folle sguardo dei riccastri torturatori una scintilla di libido far capolino nel momento in cui si avvicinavano alle loro vittime. In questo terzo film i “compratori” sono comodamente seduti su poltrone di velluto, sorseggiando champagne e assistendo collettivamente da dietro un vetro alle torture praticate dai dipendenti della Elite. Ma che è sta roba? L’unico tributo partecipativo a loro chiesto è di concorrere alla scelta dell’arma di tortura con una sorta di ruota della “sfortuna” virtuale. Ma ci rendiamo conto che così facendo, escludendo l’aguzzino dalla pratica di morte (e dunque lo stesso spettatore) si va a far cadere l’impalcatura alla base del film? Lodevole la voglia di svecchiare il prodotto con aggiornamenti, anche di una certa caratura metaforica (li parallelismo tra lo spettatore a casa e il ricco compratore del film, la violenza è spettacolo per Hostel 3entrambi!), ma qui sviluppati nel peggiore dei modi. Di conseguenza anche le torture stesse sono deludenti, senza fantasia o troppo irreali: prendiamo la stupidissima tortura della blatte, per esempio, senza senso e squallida nella messa in scena. Che poi di violenza ce n’è in questo “Hostel: Part III”, ma trattasi di innocuo splatter da sbadiglio da cui si salva in coroner giusto la scarnificazione facciale dell’inizio, per il resto la morbosa e cattiva messa in scena del dolore dei due film precedenti è del tutto assente.
Ma “Hostel: Part III” è insalvabile anche sotto gli altri punti di vista. Gli attori sono tutti particolarmente anonimi, perfino i pochi noti John Hensley di “Nip/Tuck” e “Denti” e il Thomas Kretschmann di “La Sindrome di Stendhal” e “Dracula 3D”. La messa in scena è proprio quella classica del prodotto da home video, con brutte scenografie e fotografia sciatta; inoltre la sceneggiatura di Michael D. Weiss (“Leggenda mortale”, “Butterfly Effect 2”) raggiunge picchi di stupida assurdità in un finale che è la dimostrazione concreta dell’espressione “arrampicarsi sugli specchi”.
Dimentichiamo, dunque, questo “Hostel: Part III” che non ha davvero nulla di buono da offrire e se proprio siete in vena di torture su pellicola, rispolverate i ben più preziosi due film di Eli Roth o un qualsiasi capitolo della saga di “Saw”.

Visiona il trailer di HOSTEL: PART III


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Tags.............................. Hostel 3, part iii, scott spiegel, eli roth, torture, stage 6, sequel

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