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... E Ora Parliamo di Kevin
Regia: L. Ramsay- Nazione:GB - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Eva è una donna sui quarant'anni e ha frequenti incubi e ricordi di un recente tragico passato. Il suo primo figlio, Kevin, le ha sempre dato problemi: appena nato non cessava un attimo di piangere, nei primi anni di vita invece non voleva dire una parola, e con il passare degli anni diventava sempre più disobbediente e "cattivo", come se avesse preso sua madre realmente di mira. Tanti problemi in famiglia, tra cui un grave incidente alla sorellina di cui Kevin potrebbe essere stato responsabile. Finchè un giorno la triste notizia: mentre Eva è al lavoro apprende da una sua collega che nella scuola in cui va Kevin è avvenuto un massacro, uno studente armato di arco e frecce ha fatto una strage.

Un ammasso di corpi visti dall'alto, avvinghiati e sporchi di una sostanza rossa che a primo sguardo sembrerebbe sangue ma che subito scopriamo essere pomodoro. Un rituale folkloristico di una non ben precisata località, una festa, in cui scopriamo esserci anche Eva, protagonista del film, che sguazza felice in un fiume purpureo. Un inizio anomalo quello di "...E ora parliamo di Kevin", visivamente ed emotivamente molto forte e dall'indiscutibile valore simbolico: Eva sembra E ora parliamo di Kevindestinata ad affondare nel sangue, presagio e allo stesso tempo ricordo di una tragedia annunciata. E il sangue, o comunque cose che lo ricordano fortemente, è un pò il leitmotiv che accompagna tutto il film, come se Eva fosse ormai marchiata, sporca di liquido rosso e quindi destinata a scrostarlo dalle pareti di casa, dal parabrezza della propria auto e da molti altri luoghi che rappresentano la quotidianità. Ed è proprio la vita di tutti i giorni il territorio d'azione della protagonista, scrittrice d'avventura e di luoghi esotici imbrigliata in una vita ordinaria che chiaramente non le appartiene e non accetta "a causa" di un figlio probabilmente non programmato. Kevin irrompe nella vita di Eva e la stravolge a tal punto da catalizzare su di se oltre che le attenzioni anche le frustrazioni della donna. E qui arriva il punto focale su quale riflette il personaggio principale, la regista E ora parliamo di KevinLynne Ramsay e l'autrice del romanzo da cui il film è tratto Lionel Shriver. Eva è responsabile o no di quello che suo figlio alla vigilia del sedicesimo anno di età farà? La donna si interroga su questo argomento, scava nella memoria, analizza ogni passaggio della vita di Kevin fino al momento topico alla ricerca di un indizio, una motivazione per la formazione di un "mostro".
"...E ora parliamo di Kevin" non è un film facile. Lynne Ramsay, che in passato aveva già affrontato una storia drammatica con "Acchiappatopi", sceglie la strada più complessa per raccontare una storia di doppia alienazione, quella della madre e quella del figlio, cercando di cogliere motivazioni sulle stragi che spesso riempiono le pagine di cronaca nera. Come è giusto che sia, la regista, così come E ora parliamo di Kevinl'autrice del romanzo da cui "...E ora parliamo di Kevin" proviene, quella motivazione non la trovano e nel momento in cui la madre chiede al figlio il perché di quell'assurdo gesto, lui la guarda confuso e le dice che una volta sapeva quale fosse quel perché, solo che ora non ne è più sicuro. La mancanza di una vera motivazione, la natura banale del male, quella più realistica e assurda.
Però la Ramsay, che ha una mano ferma e formalissima nel dirigere, si diverte a raccontarci Kevin con un mostro talmente caricato di aspetti negativi fin da piccolissimo da rendercelo paradossalmente poco realistico. Di fronte al Kevin qui raccontato anche il piccolo Damien della saga del "Presagio" impallidirebbe, una cattiveria e una "stronzaggine" portati ai massimi livelli che quasi stonano con il tono fin troppo autoriale del film.
Gli attori sono bravi tutti, dal padre assente John C. Reilly al Kevin adolescente Ezra Miller, ma lei, Tilda Swinton, sta una spanna sopra tutti. Probabilmente ci troviamo di fronte alla migliore interpretazione dell'attrice in questione, così fisica, sofferta, partecipativa da risultare praticamente perfetta. Uno di quei casi in cui l'attore fa realmente il film.
E ora parliamo di KevinInteressante l'uso della colonna sonora, che utilizza a sproposito "Everyday" di Buddy Holly e "Last Christmas" dei Wham con una tale irresponsabilità da risultare scelta azzeccata. Scenografie fin troppo ordinarie e messa in scena dimessa ci fanno sembrare "...E ora parliamo di Kevin" un film ben più povero di quanto in realtà sia, ma probabilmente fa parte tutto del piano generale di tendenza all'annichilimento del personaggio e del mondo in cui vive.
Certo, il film dura un pò troppo per quello che ha da raccontare (quasi 2 ore) e spesso si percepisce un certo trascinamento narrativo fatto di ripetizioni e silenzi, sicuramente evitabile con una maggiore attenzione nel montaggio. La Ramsay gioca a fare il film d'autore ma è evidente che non tutto le giochi a favore; alla fine abbiamo un affascinante ibrido tra il filone dei bambini malvagi e quello delle stragi stile Columbine che va a posizionarsi in quel limbo che raccoglie i film di genere "con pretese". E a fine visione, una scena riecheggerà nella mente dello spettatore: Eva stanca delle urla assordanti del Kevin neonato se ne sta con la carrozzina ferma sulla strada vicino a un operaio che usa il martello pneumatico. Agghiacciante!

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