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Il Dolce Corpo di Deborah
Regia: R. Guerrieri- Nazione:ITA - Anno: 1968- Autore: Roberto Giacomelli

Marcel e la sua giovane moglie Deborah sono in viaggio a Ginevra, dove lui aveva abitato prima di conoscere la consorte. Qui Marcel rincontra Philip che gli rinfaccia la morte di Suzanne, sua fidanzata all'epoca, suicidatasi dopo che Marcel l'aveva abbandonata per Deborah. Da quel momento gli spettri del passato dell'uomo cominciano a ripercuotersi sulla coppia e Deborah riceve una telefonata minatoria in cui viene minacciata di morte. Convinti della colpevolezza di Philip, i due vanno via da Ginevra, ma le minacce continuano...

C'era una volta il giallo all'italiana, affascinante e piacevolmente complesso, a volte improbabile nelle risoluzioni e spesso risultato da rielaborazioni di successi internazionali. Se possiamo attribuire a Damiano Damiani e Mario Bava l'inizio del filone, rispettivamente con "Il rossetto" (1960) e "La ragazza che sapeva troppo" (1964), è a Romolo Guerrieri che va il merito di aver lanciato il sottofilone dei gialli dalle venature erotiche e dai risvolti familiari che poi faranno la fortuna del genere tra la fine degli anni '60 e i primissimi '70. Il dolce corpo di Deborah
Infatti i vari "Paranoia", "Orgasmo", "Così dolce...così perversa" di Lenzi o i successivi e già in parte differenti "Lo strano vizio della signora Wardh" e "La coda dello scorpione" di Martino derivano proprio da "Il dolce corpo di Deborah" e dalle atmosfere un pò lascive che il film di Guerrieri tenta di costruire attorno al desiderabile corpo del titolo, che poi sarebbe quello della sempre bellissima Caroll Baker.
Su un soggetto scritto insieme al produttore Luciano Martino, Ernesto Gastaldi – che poi si specializzerà proprio in gialli – costruisce una sceneggiatura che ha chiari rimandi a “I Diabolici” di Clouzot. Infatti il punto di partenza per questo filone del giallo all’italiana è proprio il cinema francese “nero”, le atmosfere torbide che ammantavano quei film e gli intricati moventi che muovevano le storie, che spesso e volentieri avevano come scopo l’impossessarsi di ingenti somme di denaro. Dal momento che con “Il dolce corpo di Deborah” siamo alla soglia degli anni ’70, anzi, nel fatidico ’68, gli elementi scabrosi solo Il dolce corpo di Deborahsuggeriti altrove trovano qui un ben preciso esplicitamento. Il titolo è già indicativo, l’attenzione è puntata sul dolce corpo della Baker… ovviamente la titolazione che farebbe pensare a un soft-core tende all’esagerazione, ma il film di Guerrieri osa sul versante erotico più dei suoi successori lenziani, concentrando davvero l’attenzione in almeno un paio di occasioni sul corpo svestito della non più giovanissima Caroll Baker.
Il problema di “Il dolce corpo di Deborah” sta però nella conduzione dell’intreccio. In troppe occasioni la sceneggiatura di Gastaldi si concede divagazioni che non giovano alla fluidità narrativa, appesantendo in parte la visione. Dopo la minaccia di morte a Deborah, per esempio, si tende a trascurare questo elemento di pericolo assolutamente fondamentale per continuare a mostrare la quotidianità della coppia avulsa dalle preoccupazioni che la situazione inevitabilmente genera. Così facendo il film subisce bruschi e frequenti cali di tensione che vanno a inficiare sulla componente thriller dell’opera.
Molto buona la direzione di Guerrieri e alcuni suoi virtuosismi di macchina, aiutato comunque da un ottimo cast che comprende molti volti poi Il dolce corpo di Deborahcaratteristici del genere. Oltre alla già citata Baker, troviamo Jean Sorel (“Una sull’altra”; “Paranoia”) nel ruolo del marito Marcel, Luigi Pistilli (“Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave”; “Un bianco vestito per Marialè”) nel ruolo del sinistro Philip, George Hilton (“Lo strano vizio della signora Wardh”; “Tutti i colori del buio”) nella piccola parte del pittore vicino di casa ed Evelyn Stewart (al secolo Ida Galli, “Il coltello di ghiaccio”; “Una farfalla con le ali insanguinate”) nella parte della defunta Suzanne.
Fortemente ancorato agli anni in cui è stato concepito e seminale per una specifica direzione che il giallo all’italiana prenderà in quegli anni, “Il dolce corpo di Deborah” è un film sicuramente imperfetto (alcuni suoi successori lo superano qualitativamente) ma affascinante e comunque fondamentale per il genere.
Da vedere.
Voto arrotondato per eccesso.

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