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Straw Dogs
Regia: R. Lurie- Nazione:USA - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Lo sceneggiatore cinematografico David Summer si trasferisce con la moglie attrice Amy nella casa in campagna in cui la donna è cresciuta. David assume Charlie e i suoi operai per riparare il tetto della rimessa adiacente alla sua casa, ma Charlie è una vecchia fiamma di Amy e tra i due si percepisce immediatamente una certa tensione mista a complicità. I giorni passano e il lavoro sul tetto della rimessa procede molto, troppo lentamente, come se non bastasse Charlie e gli altri operai mostrano poco rispetto nei confronti del loro datore di lavoro e si esibiscono in palesi avances verso Amy. David però non reagisce alle angherie, neanche quando trova il loro gatto impiccato dentro l'armadio. Ma questa è solo la prima vera goccia destinata a far traboccare il vaso...

"Straw Dogs", ovvero cani di paglia. Il protagonista della vicenda ci spiega come nell'antico testo cinese Tao Te Ching siano indicati come cani di paglia coloro che vengono utilizzati, sfruttati e poi messi da parte. I cani di paglia della vicenda sono Charlie e la sua generazione di promesse del football non mantenute, incensati finchè giovani e in gran forma, poi abbandonati dalla società per dar spazio a nuove leve. È chiara già da questa spiegazione la voglia del regista e sceneggiatore Rod Lurie di Straw Dogsdistaccarsi dal prototipo, da "Cane di paglia", capolavoro firmato da Sam Peckinpah nel 1971 di cui questo film si propone come remake. Lurie, infatti, sposta l'attenzione da David ai suoi antagonisti, reinterpretando così il titolo del film che, seppur nella versione di Peckinpah non fosse mai esplicitamente spiegato, era evidente come quel "cane di paglia" (che la distribuzione italiana dell'epoca ha appunto tradotto al singolare) fosse riferito a David e alludesse all'individuo emarginato dalla società e incapace di reagire che però è pronto a prender fuoco. Lurie non muta il punto di vista sulla vicenda, che rimane quello di David, ma tenta questa reinterpretazione che sulla carta è piuttosto interessante, in vista anche della mutata location che dalle campagne inglesi si sposta alla provincia americana, con tutti gli adeguamenti culturali che ne derivano. Straw Dogs
Poi tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, come dice il saggio, e a conti fatti questo remake è operina scialba e francamente inutile che sembra non riuscire a trarre vantaggio da quella manciatina di idee "nuove" che si proponeva di portare in scena.
La prima cosa che salta all'occhio dello spettatore è il pessimo lavoro di cast condotto su questo "Straw Dogs". Se nel film del '71 c'era Dustin Hoffman a fare il professore di matematica vessato e cornificato pronto ad esplodere, qui troviamo James Mardsen, ovvero il Ciclope degli "X-men" cinematografici. Capirete che uno con il fisico da modello palestrato non sia proprio credibilissimo come intellettuale incapace di reagire a mille provocazioni di un quartetto di bifolchi, neanche se la costumista gli mette un paio di occhiali a montatura trasparente. Altro errore clamoroso è rappresentato da Dominic Purcell, l'energumeno di "Prison Break", "Blade: Trinity" e "Paura primordiale" qui messo a fare il ritardato, l'innocente e incosapevolmente omicida Straw DogsJeremy Niles che nell'altro film aveva le fattezze ben più congeniali di David Warner. Anche la pur affascinante Kate Bosworth ("Superman Returns") perde il confronto con Susan George, più conturbante nel suo aspetto lolitesco. Giusto James Woods, carismatico come al solito, appare scelta più che azzeccata per vestire i panni del violento e alcolizzato leader "anziano" dei bifolchi giustizieri che assediano casa Summer, che qui assume ruolo di coach per sottolineare proprio il legame che la comunità ha con lo sport.
Ho iniziato purtroppo conducendo un parallelo con il film di Peckinpah, cosa che non andrebbe fatta proprio per non incorrere in scomodi confronti (in questo caso, scomodissimi!), però soprassedere su affinità e differenze è davvero impossibile parlando del remake di un film celebre e dunque salta all'occhio anche il tentativo di addomesticamento che Rod Lurie compie sul materiale narrativo, che ha origine primaria nel romanzo di Gordon M. Williams "The siege of Trencher's farm". Se "Cane di paglia" portava con se la voglia di anarchia figurativa e uno spirito selvaggio e crudo nella messa in scena, "Straw Dogs" si adegua allo standard del prodotto patinato e di più largo consumo. Diminuisce dunque la messa in scena drammatica della violenza e la tensione erotica, il sangue scorre timido, la Bosworth non mostra le sue grazie e perfino la violenza sessuale ai danni di Straw Dogsquest'ultima assume un significato differente, non più ambiguamente complice bensì chiaramente vittimistico.
Poi è ovvio che se preso a se stante "Straw Dogs" è un film nel complesso abbastanza buono, ben confezionato anche se macchinoso nella conduzione narrativa. David avrebbe molti motivi per odiare Charlie e per scagliarsici contro, il problema è che nel film ciò non emerge, Charlie è sempre troppo gentile con lui non apparendo allo spettatore mai quel "figlio di buona donna" che la situazione immancabilmente richiede. Alcuni punti, poi, sembrano un pò frettolosi, come tappe obbligate da una sceneggiatura che per forza di cose deve ricalcarne un'altra. Questo appare evidente, per esempio, nella situazione che porta Jeremy Niles ad essere soccorso dai Summer, oppure alla mancanza di reale conseguenza reattiva allo stupro da parte di Amy. Difetti che fanno di un film godibile, prodotto a tratti zoppicante.
Ovviamente il mio consiglio è di recuperare il bellissimo film di Peckinpah e di guardare questo "Straw Dogs" proprio per tesserne un confronto e per rendersi conto di che distacco netto possa avere un remake odierno da un classico del cinema crudo e violento degli anni '70, pur rimanendone fedele nella costruzione narrativa.
"Straw Dogs" negli Stati Uniti è stato un sonoro flop al botteghino, in Italia è stato distribuito per il solo mercato dell'home video.

Visiona il trailer di STRAW DOGS


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