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Battleship
Regia: P. Berg- Nazione:USA - Anno: 2012- Autore: Roberto Giacomelli

In un sistema solare differente dal nostro viene identificato un pianeta "G" dalle caratteristiche del tutto simili alla Terra e dunque potenzialmente abitato da forme di vita intelligenti. Gli scienziati decidono allora di inviare un segnale per stabilire un ipotetico contatto con extraterrestri. Durante un'esercitazione della marina militare statunitense nel Pacifico, a cui partecipano i fratelli Alex e Stone Hopper, scapestrato perditempo il primo e responsabile il secondo, la risposta aliena giunge proprio in mare. La razza extraterrestre che abita il pianeta "G", prossimo al collasso, è in cerca di un luogo da colonizzare e la Terra si presenta a loro come luogo ottimale. La marina degli Stati Uniti, alleata con la flotta giapponese, dovrà così intraprendere una battaglia navale con gli invasori alieni per difendere il pianeta.

Questo è un periodo d’oro per la storica casa di produzione di giocattoli Hasbro, dal momento che “Transformers” e “G.I. Joe” si sono trasformate in saghe cinematografiche di grandissimo successo internazionale. Ora tocca a un altro gioco Hasbro il passaggio al cinema, ma a differenza delle succitate linee di action figures, stavolta l’approccio al materiale di partenza è leggermente più “complesso”. Parliamo della mitica Battaglia navale, gioco da tavolo da cui è incredibilmente tratto “Battleship”.
“Transformers” e “G.I. Joe” potevano usufruire di una mitologia preesistente, personaggi, eventi e Battleshipdinamiche interazionali che potevano facilmente essere trasposte su grande schermo senza troppe difficoltà, ma come si fa a gestire in egual modo la Battaglia navale? Un blocchetto di plastica grigia e blu con coordinate e segnalini colorati bianchi e rossi erano l’unico appiglio visivo in mano agli sceneggiatori, mentre il “B9 – mancato” o il “C7 – affondato” era l’unica certezza narrativa a cui dovevano attenersi. Capirete che in condizioni del genere fare il film “Battleship” significava partire da zero avendo come solo punto fermo un titolo. In questo senso i fratelli Hoeber, che con “Whiteout – Incubo bianco” e “Red” si erano abbonati alle trasposizioni da graphic novel, riescono a fare del loro meglio e donano una compattezza e coerenza allo script di “Battleship” che non tutti si sarebbero aspettati.
Ma in concreto, cos’è il film “Battleship”? Un kolossal d’azione e fantascienza, in cui le dinamiche del gioco da tavola sono utilizzate per raccontare un film d’invasione aliena.
In questo senso è interessante notare come stia tornando in voga la paura per l’invasore extraterrestre nel cinema americano (ma non solo!) proprio in un periodo in cui i conflitti tra Battleshipsuperpotenze non sono più tra i titoli principali di cronaca internazionale. Prima “Skyline” e soprattutto “World Invasion”, ora “Battleship”, è chiaro l’intento di puntare sulle paure degli americani per una minaccia che proviene dall’esterno (dei confini nazionali?) e che potrebbe ridefinire la geografia e le dinamiche di potere. Solitamente questo genere di film è tipico dell’indomani dei grandi conflitti internazionali proprio per legare la recente attualità alla fiction in una amalgama dell’immaginario collettivo che non vada però a cozzare con il buon gusto delle tragedie in atto. Ed è interessante notare che anche “Battleship”, proprio come “World Invasion” (ma anche il recente “Act of Valor”, seppur di altro genere), tenda alla valorizzazione dell’esercito statunitense esaltandolo come eroe a tutto tondo. Film di propaganda? Forse. Ma nel caso di “Battleship” si riesce ad evadere l’intento utilizzando un registro linguistico meno solenne del solito e più votato all’intrattenimento puro, non privo di autoironia. E così la celebrazione dei veterani di guerra diventa allo stresso tempo il momento più patriottico ma anche più ironico e divertente del film.
Molto buono, dunque, il lavoro sulla sceneggiatura che sa gestire i personaggi e l’azione fragorosa senza sacrificare la caratterizzazione dei primi e Battleshipincidere sulla ripetitività della seconda. Ma buona parte del merito va al regista Peter Berg, collaudato in blockbuster d’azione come “Hancock” e “The Kingdom”, capace di donare al film un gran ritmo e una ottimale gestione delle scene più spettacolari senza mai cadere nel facile tranello dell’azione noiosa e stucchevolmente fine a se stessa. E se la durata di oltre 130 minuti può spaventare portando alla mente – per attinenza di genere – gli ultimi due pesantissimi “Transformers”, si può star tranquilli perché “Battleship” scorre e diverte.
Ovviamente tenete presente che parliamo sempre e comunque di un blockbuster “cafone”, spesso esageratamente inverosimile e forse fin troppo rumoroso, ma nel suo genere sa fare bene il lavoro per il quale è stato progettato: intrattenere.
Cast di piccoli e grandi nomi, con a capo il Taylor Kitsch recentemente visto in “John Carter”, affiancato da Alexander Skarsgard (“Straw Dogs”), Brooklyn Decker (“Mia moglie per finta”), la pop-star Rihanna al suo debutto sul grande schermo, Tadanobu Asano (“Thor”), il vero colonnello dell’Esercito statunitense Greg Gadson e in una parte di contorno Liam Neeson.
Davvero ottimi gli effetti visivi e non male il look degli alieni che quando sono protetti dalla corazza ricordano non poco i personaggi del videogame “Halo”.
Classico pop-corn movie adattissimo per una serata al cinema con gli amici.
P.S. Non uscite dalla sala prima della fine dei titoli di coda, c’è una sorpresa!

Visiona il trailer di BATTLESHIP


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Tags.............................. battleship, battaglia navale, peter berg, hasbro, transformers, rihanna al cinema, recensione, Roberto Giacomelli, taylor kirsch, john carter, brooklyn decker

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