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Faces in the Crowd - Frammenti di un Omicidio
Regia: J. Magnat- Nazione:USA - Anno: 2011- Autore: Roberto Giacomelli

Di ritorno da una serata con delle amiche, Anna Marchant si imbatte in un tizio che sta uccidendo una donna in un vicolo. In preda al panico, Anna fugge inseguita dall’assassino, solo che perde l’equilibrio e cade in acqua battendo la testa. Al suo risveglio dopo una settimana di coma, Anna non riesce più a riconoscere i volti delle persone, neanche i suoi cari. La donna, infatti, è stata colpita da prosopoagnosia, un raro disturbo percettivo che non le consente di fissare in memoria i lineamenti del viso proprio e altrui. Per Anna la situazione è difficile da gestire e come se non bastasse ora lei è l’unica persona ad aver visto in volto Jack lo strappalacrime, il terribile serial killer che da diversi mesi sta terrorizzando la città. Ma come fare a riconoscerlo? Chiunque attorno a lei potrebbe essere il killer.

Il thriller con serial killer è un filone ormai saturo, sviscerato in ogni sua connotazione, proposto in ogni sua variante fino alla nausea, soprattutto da quando se ne è appropriato Hollywood in seguito ai successi di pubblico negli anni ’90 con “Il silenzio degli innocenti” e “Seven”. Non a caso negli ultimi tempi abbiamo notato un certo allentamento da parte delle produzioni americane in questo settore, una presa di coscienza che fa virare altrove. Eppure di tanto in tanto qualcuno ci prova e tra un “Identità violate”, un “The Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidioHorsemen” e un “Identikit di un delitto”, tanto per fare qualche titolo, qualche cosa spunta fuori, per lo più con risultati men che mediocri. Il punto fermo di tanta mediocrità che sta lentamente facendo estinguere il filone è la mancanza di innovazione nelle storie, tutte caratterizzate da una meccanica ripetitività che cerca di nascondersi dietro l’utilizzo di star un po’ in declino come protagonisti delle vicende.
Il francese Julien Magnat, che nel 2002 diresse quella sciocchezza fanta-pulp di “Bloody Mallory”, imperterrito insite sul filone e con “Faces in the Crowd – Frammenti di un omicidio” riesce a superare proprio lo scoglio più insidioso, ovvero la mancanza di originalità. Magnat, che oltre a dirigere il film lo anche scrive, parte da un’idea semplice ma di grande fascino: cosa faresti se fossi l’unica persona in grado di fermare un serial Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidiokiller ma non sei più grado di riconoscerlo? A questa idea tipicamente da thriller va unita la novità maggiore, che sta nel disturbo percettivo che affligge la protagonista, la prosopoagnosia, che le impedisce di focalizzare a più intervalli i volti delle persone. Dunque il dramma dell’assassino e la sua relativa pericolosità per la protagonista si unisce all’irrimediabile incertezza che la circonda in ogni momento, per di più con la consapevolezza che da quella condizione non è possibile guarire. In modo molto verosimile, Anna non riesce a rassegnarsi e ogni suo tentativo di convivere con l’anomala situazione è sottoposto alle reali difficoltà che la circondano.
“Faces in the Crowd” punta molto più sulle difficoltà della protagonista causate dalla prosopoagnosia, piuttosto che sull’intreccio da thriller e questo è un bene perché si riesce a valorizzare la vera idea nuova che sta alla base dell’opera. Anche perché, parliamoci chiaro, la storia dell’assassino che la stampa ha battezzato Jack lo strappalacrime (dal momento che sui corpi Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidiodelle vittime vengono ritrovare sempre le lacrime dell’aggressore) non è troppo interessante e con un po’ d’attenzione l’identità del killer è individuabile con ampio anticipo sulle intenzioni della sceneggiatura. Invece “Faces in the Crowd” è consapevole dei propri limiti e dei propri punti di forza e si diverte a giocare con lo spettatore con una moltitudine di volti che si alternano continuamente indosso a vari personaggi. E’ quasi snervante ma assolutamente affascinante vedere l’uomo di Anna con almeno una ventina di volti differenti e allo stesso modo le sue amiche, la psicologa che la cura e ogni persona che la circonda. La confusione di Anna è trasmessa nello spettatore, che è immediatamente reso partecipe letteralmente alla vicenda.
Molto buona anche la performance degli attori, a cominciare da Milla Jovovich finalmente in un ruolo che non sia da action-girl. Convince anche il Julian McMahon di “Nip/Tuck” e “I fantastici 4”, qui ingrassato nei panni del detective che segue il caso di Jack lo strappalacrime.
Insomma, pur con qualche faciloneria nel finale, “Faces in the Crowd” si distingue per la sua originalità e capacità di coinvolgimento, risultando a conti fatti uno dei migliori thriller a tematica serial killer visto negli ultimi anni.

Visiona il trailer di FACES IN THE CROWD


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