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La Vendetta del Mostro
Regia: J. Arnold- Nazione:USA - Anno: 1955- Autore: Roberto Giacomelli

Un gruppo di scienziati si reca nella laguna nera per tentare di catturare il mostro anfibio che vi abita. Dopo alcuni tentativi falliti, il mostro viene catturato e portato in città dove viene imprigionato in un acquario per essere studiato e fungere da attrazione per i turisti. Qui il mostro comincia ad affezionarsi ad Helen Dobson, l’attraente ragazza che lavora nel parco acquatico. Durante una dimostrazione, però, il mostro riesce a liberarsi e dopo aver seminato il panico tra la gente, fugge in mare. Le autorità sono sulle tracce della creatura che nel frattempo aggredisce chi gli capita a tiro con l’intenzione di ritrovare Helen.

Dopo l’enorme successo ottenuto nel 1954 da “Il mostro della laguna nera”, che nell’arco di poco tempo si era trasformato in un cult in grado di rinverdire i vecchi fasti horror della Universal Pictures, il noto Studio di produzione mette immediatamente in cantiere un sequel e nel 1955 esce nelle sale americane “La vendetta del mostro”. A timone dell’operazione c’è ancora una volta Jack Arnold, che in quel periodo era una vera celebrità del cinema fantastico (a distanza di pochi mesi dirigerà anche “Tarantola” e “Radiazioni BX: Distruzione uomo”), prima di passare quasi a tempo La vendetta del mostropieno alla televisione.
Guardando “La vendetta del mostro” ci si rende immediatamente conto di due cose: la maggiore ricchezza del budget in confronto al film precedente e la scarsezza di idee alla base della sceneggiatura.
“Il mostro della laguna nera” era un piccolo film per la Universal che fruttò però un sacco di soldi in tutto il mondo, un’idea semplice e neanche troppo originale (l’avversità della natura in contrasto con la civiltà e il rapporto tra la bella e la bestia) che ha dato vita però a un bellissimo esempio di cinema horror, ricco di umanità e avventura, in cui l’invenzione del mostro anfibio peserà su molto cinema a venire. Si trattava di un piccolo film, come dicevo, in cui le comparsate del mostro erano centellinate per creare tensione, sorpresa e celare il costume di gomma indossato dall’attore; nel sequel, invece, Gillman, come è chiamato il mostro, non solo è in scena dall’inizio alla fine, diventando il vero protagonista della vicenda, ma è realizzato anche molto bene, con tanto di apparato respiratorio “funzionante”. Va da se che “La vendetta del mostro” perde così quell’alone più marcatamente horror incentrato sul mistero e sulla tensione per dedicarsi alla La vendetta del mostrospettacolarità e alla meraviglia data dalla presenza della creatura. Il problema è che il mostro ci viene sbattuto sullo schermo così tanto e così bene che si perde immediatamente ogni senso di minaccia dello stesso: Gillman, anche se percepito pericoloso dai protagonisti del film, non lo è mai realmente per lo spettatore. In questo senso, Arnold ha puntato giustamente sulla tragicità della figura di Gillman, portato via dal suo habitat, sottoposto a esperimenti e usato come attrazione da circo, in modo tale da giustificare la sua “vendetta” e portare lo spettatore a parteggiare per lui.
Per molti versi, “La vendetta del mostro” cerca di ricalcare il canovaccio dello scontro tra natura primordiale e modernità metropolitana, come era accaduto in successi del cinema fantastico del passato come “King Kong” e “Il mondo perduto”, ma a differenza di questi titoli, “La vendetta del mostro” viene a mancare di epicità, lo scontro tra le due realtà in pratica non avviene veramente e comunque le dimensioni ridotte e le fattezze umanoidi di Gillman non favoriscono la distruttività della creatura nella sua irruzione nell’ambiente metropolitano.
Si diceva della mancanza di idee, infatti questo sequel realizzato in fretta e in furia quando nei cinema c’era ancora il capitolo precedente, tende a riproporre il plot alla base dell’altro film (con tanto di innamoramento di Gillman verso un’umana e scontro con coraggioso uomo d’azione per contendersi la ragazza), di reiterazione di tematiche già utilizzate in precedenza da altri monster movies (il già citato scontro con la dimensione urbana e la sottrazione dall’ambiente La vendetta del mostronaturale) e soprattutto una parte centrale troppo statica e ripetitiva, vistosamente allungata per arrivare a una durata cinematografica. L’inizio nella laguna nera, infatti, è molto carino soprattutto perché richiama il film precedente, così come è di alto livello la parte finale con gli agguati del mostro, sicuramente più horror. La parte centrale nel parco acquatico, invece, è ripetitiva e perfino noiosa, priva di momenti memorabili e incentrata solo sul crescente interesse di Gillman per Helen.
Nel complesso “La vedetta del mostro” è un film piacevole ma di troppo inferiore a “Il mostro della laguna nera”, con momenti di stanca frequenti e una standardizzazione al filone fanta/horror di quegli anni che ne sottolinea la frettolosità ideativa.
In un piccolo ruolo compare un giovane Clint Eastwood nei panni di uno scienziato.
Girato in 3D. Seguirà un terzo e ultimo capitolo intitolato “Il terrore sul mondo”, diretto nel 1956 da John Sherwood.
Aggiungete mezza zucca al voto finale.

Visiona il trailer di LA VENDETTA DEL MOSTRO


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