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Il Plenilunio delle Vergini
Regia: P. Solvay (L. Batzella)- Nazione:ITA - Anno: 1973- Autore: Roberto Giacomelli

Franz Schiller è affascinato dal mitico anello dei Nibelunghi, un monile che conferisce a chi ne entra in possesso incredibili poteri. Attraverso una ricerca nella quale è aiutato dal fratello gemello scienziato Karl, Franz scopre che l’anello è in Transilvania, in possesso della contessa De Vries, che alloggia in quello che un tempo era il castello di Vald Tepes, detto Dracula. Franz si reca sul posto ma si scontra subito con l’ostilità degli abitanti e viene a conoscenza che da lì a pochi giorni ci sarà il plenilunio delle vergini, una ricorrenza che avviene ogni cinquanta anni e nella quale la luna si tinge di rosso e cinque vergini scompaiono dal paese. Quando Franz arriva al castello della contessa, scopre che la donna è direttamente collegata con la scomparsa delle vergini e che il castello è abitato da vampiri.

“Il plenilunio delle vergini” può essere considerato uno dei grandi “sottovalutati” del cinema italiano di genere… eh già, sottovalutato, perché all’epoca fu stroncatissimo come molti film a lui similari, con la differenza che l’opera di Batzella non è stata oggetto di rivalutazione a posteriori come tanti suoi coevi. Eppure “Il Il Plenilunio delle Verginiplenilunio delle vergini” è un oggetto ricco di fascino, ingenuo come tanti horror che qualcuno definirebbe datati, ma ricco d’atmosfera e di quella sfacciataggine che oggi non esiste più.
Innanzitutto possiamo tranquillamente considerare “Il plenilunio delle vergini” la miglior prova di Batzella, che qui si firmava Paolo Solavay, un regista che non ha goduto di ottima fama e che per lo più oggi è ricordato per uno dei più deliranti nazi-porno della nostra cinematografia, ovvero “La bestia in calore”. Si dice che in questa occasione Batzella/Solvay fu “aiutato” da Aristide Massaccesi, che è accreditato come direttore della fotografia, ma chi ha lavorato al film afferma che fece anche qualche cosa in più. Ma su “Il plenilunio delle vergini” ci sono molte storie trasversali che lo rendono opera affascinante anche a livello produttivo. Pare che il film fu fortemente voluto da Mark Damon, l’attore di “I tre volti della paura” che qui interpreta il doppio ruolo del protagonista e di suo fratello. Damon teneva molto a questo film, a cui aveva contribuito alla sceneggiatura e che Il Plenilunio delle Verginiimpose a un distributore americano che aveva pre-acquistato i diritti distributivi su suolo statunitense; si dice addirittura che fosse lo stesso Damon, sotto pseudonimo, ad aver acquistato le prevendite del film in America così da assicurarne la produzione… insomma “Il plenilunio delle vergini” forse appartiene più all’attore che l’ha interpretato piuttosto che ai produttori italiani. In realtà Damon è abbastanza mediocre, recitativamente parlando, poco padrone della scena e privo di quel carisma che servirebbe al suo duplice ruolo (per il quale era controfigurato da Sergio Pislar). A reggere il film c’è invece Rosalba Neri, splendido volto (e corpo) di tanti western e decamerotici di quel periodo. La Neri interpreta la malvagia contessa De Vries, un personaggio ricalcato esplicitamente sul personaggio storico di Erzsebet Bathory, la cosiddetta Contessa Sanguinaria che faceva il bagno nel sangue per mantenersi giovane e infatti, in una delle scene più belle e memorabili di “Il plenilunio della vergini”, la Neri viene cosparsa di sangue umano dalla sua serva/amante (Esmeralda Barros) ed emerge dalla vasca nuda e insanguinata mentre il fumo la circonda.
“Il plenilunio delle vergini” vive di singole sequenze piuttosto che di una coerenza d’insieme, dal momento che la storia di per se è abbastanza Il Plenilunio delle Verginiesile e ricalcata sulla nota trama di Dracula, con la sostanziale novità dell’anello dei Nibelunghi, che a livello d’inventiva non va oltre la sciocchezza. Sono i particolari a fare la differenza, il già citato bagno nel sangue, le scene erotiche piuttosto spinte e dirette benissimo, il movimento innaturale della contessa, la lunga scena finale del sacrificio delle vergini. Momenti che oggi guardiamo con nostalgia e rimpiangiamo.
Per molti aspetti, che vanno dall’atmosfera generale, all’uso massiccio di violenza ed erotismo e la presenza di vampiri, “Il plenilunio delle vergini” ci riporta alla mente alcuni prodotti della Hammer ad esso contemporanei, votati si all’exploitation, ma con una certa classe.
Da recuperare e rivalutare.

Visiona il trailer di IL PLENILUNIO DELLE VERGINI


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Tags.............................. il plenilunio delle vergini, paolo solvay, rosalba neri, mark damon, luigi batzella, vampiri, castello di balsorano

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