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Sinister
Regia: S. Derrickson- Nazione:USA - Anno: 2012- Autore: Roberto Giacomelli

Dopo aver ottenuto un buon successo con il romanzo “Kentucky Blood”, un thriller che si rifaceva a un fatto di cronaca, lo scrittore Ellison Oswalt è progressivamente caduto nell’anonimato. Ora Ellison vuole riprovarci e decide di dedicarsi a un altro romanzo di cronaca nera e per trovare la giusta ispirazione e allo stesso tempo indagare in prima persona si trasferisce con la sua famiglia a King County, proprio nella casa in cui hanno abitato le vittime protagoniste del suo libro. Ellison scrive infatti del misterioso caso di un’intera famiglia ritrovata impiccata al ramo di un albero nel loro giardino, mentre la figlia più piccola è scomparsa nel nulla. L’uomo trova nella soffitta della nuova casa una scatola contenete dei filmini amatoriali che riproducono delle efferate morti, tra le quali anche l’impiccagione dei precedenti inquilini. Ellison capisce di avere tra le mani del materiale controverso ma invece di denunciare il ritrovamento alla polizia comincia ad analizzare i filmati per il suo romanzo. Ma quei filmati sono legati a un’entità maligna e nel momento in cui Ellison li ha visti l’ha risvegliata!

Un’interessante tendenza sta dilagando a Hollywood: fare horror a bassissimo budget con tematica famigliare e casalinga che coinvolgono dimore infestate e antichi demoni. L’uomo dietro questa tendenza si chiama Jason Blum, produttore dal giusto fiuto che riesce a fare film a basso costo e incassare uno sproposito. Qualche titolo della Blumhouse? La saga di “Paranormal Activity” (con cui tutto è iniziato), “Insidious” e “Sinister”, film costati massimo 5 milioni di dollari e capaci di incassare nei soli Stati Uniti una media di 80/100 milioni di dollari. “Sinister” si aggiunge a questa tendenza, visto che il tema trattato è il medesimo, il budget molto basso (3 milioni di dollari) e gli incassi hanno toccato i 50 milioni solo negli USA.
Il segreto di questi film sta senz'altro nel fatto che puntano molto sul far paura, sul fascino Sinisterdell’ignoto, dell’aldilà e dei misteri che possono nascondersi dentro le nostre abitazioni, magari di notte, proprio quando siamo più vulnerabili e pensiamo di essere al sicuro.
“Sinister” gioca molto con questi elementi e riesce a creare una tensione quasi costante che ha contribuito al suo successo, essendo eletto su più lidi come uno dei film più terrorizzanti degli ultimi anni. Ecco, magari c’è un po’ di esagerazione in queste affermazioni, ma bisogna riconoscere al regista Scott Derrickson di essere riuscito a creare una macchina di discreto terrore che gioca benissimo con le atmosfere e la suggestione del protagonista, che irrimediabilmente va a sovrapporsi allo spettatore. Il procedere lento, schematico e a volte colpevolmente ripetitivo di “Sinister” aiuta a calarsi perfettamente in Ellison Oswalt, scrittore in difficoltà creativa e in stallo produttivo che si ritrova improvvisamente catapultato in un incredibile incubo. La sua ossessiva ricerca della verità, comune a tanti personaggi “dannati” del cinema e della letteratura, lo fa precipitare in un vortice di paranoia e paura che stavolta ha delle basi fondatissime, visto che gli eventi che gli si susseguono metterebbero a dura prova i nervi di chiunque. Il suo continuo e maniacale guardare i filmini snuff trovati in soffitta lo porta senz’altro alla suggestione, che a poco a poco si trasforma in reale pericolo, quando scopre che quei raccapriccianti filmati sono legati al culto del Sinisterdemone babilonese Bughuul, soprannominato “il divoratori di bambini”.
Il regista Scott Derrickson, che si è fatto le ossa con il buon “Hellraiser 5: Inferno” e con il successo commerciale “L’esorcismo di Emily Rose”, chiarisce che il suo film è una metafora dello spettatore che sta in sala a guardare “Sinister”, così come qualunque spettatore impegnato a guadare un film horror. Praticamente “Sinister” è un film horror su chi guarda i film horror, sulle paure che gli si insinuano nella testa, sugli scricchiolii del legno che si trasformano inevitabilmente in passi di mostri minacciosi. In questo è pregevole l’ossessiva consultazione da parte di Ellison dei filmini ritrovati, guardati sempre di notte nel buio del suo studio, inquietanti video di morte che portano con loro una maledizione che per certi aspetti ricorda il nipponico “The Ring” e il suo remake americano. Infatti è sempre il regista a rivelare che l’idea per “Sinister” è stata suggerita al suo co-sceneggiatore C. Robert Cargill proprio da un incubo avuto dopo la visione del film “The Ring”. Entrambi i film parlano di inquietanti filmati maledetti, entrambi si trasformano in corse contro il tempo per scampare alla morte e in entrambi è coinvolta la dimensione infantile, inquadrata come vittima e allo stesso tempo carnefice.
A proposito di questo aspetto, in “Sinister” quello che sembra funzionare poco è proprio l’inserimento dei bambini e soprattutto nell’accezione dei bambini-fantasma che a un certo punto affollano la casa degli Oswalt. Se da una parte la dimensione infantile è Sinisternecessaria ai fini della storia, anche in funzione di un magnifico finale, dall’altra la scelta di mostrare presto gli spiriti dei bambini scomparsi sa tanto di inutile scelta di tendenza, visto che stranamente ogni film americano e non che tratta l’argomento fantasmi o case infestate deve avere essenzialmente un o più bambini spiritelli o che parlano comunque con i fantasmi, come se la sensibilità e la purezza di un bambino debba per forza di cose andarsi a sovrapporre con le esperienze soprannaturali. E infatti in un film come “Sinister” in cui si ricordano con efficacia le singole scene di paura, a funzionare meno e risultare quasi intrusa è proprio quella in cui Ellison “gioca” di notte a nascondino con i piccoli fantasmi.
Di ottimo appeal è il demone Bughuul, qui ribattezzato efficacemente anche Mr. Boogie, inquietante presenza dal volto pallido e dagli occhi malvagi che infesta i filmati di morte e che diventa protagonista di almeno un paio delle scene più spaventose del film. Lo spavento però a volte gioca troppo con il facile alternarsi dei piani sonori e se funzionano a meraviglia alcuni momenti di preparazione, tra cui tutti quelli che riguardano la visione dei filmini o le escursioni di Ellison in soffitta, poi scadono nel banale “BUUU!” gran parte dei loro esiti.
Molto bravo e adatto alla parte l’attore Ethan Hawke (“Training Day”; “Daybreakers – L’ultimo vampiro”) che regge quasi interamente sulle sue spalle il film. Un personaggio insicuro e impaurito ancor prima di intraprendere la sua discesa all’inferno con videotapes perché la sua grande paura iniziale è nonSinister riuscire più a mantenere lo status di celebrità, visto che il successo datogli dal suo precedente romanzo è svanito in fretta. Ellison Oswalt è dunque una persona estremamente vulnerabile e allo stesso tempo determinata, pronta a tutto pur di tornare ad assaporare il successo. Le sue scelte, che lo portano a incrociare la strada di Bughuul, sono al centro del film: i suoi timori, le sue delusioni e le sue ossessioni, tutte efficacemente rese nell’esplosione d’ira nel suo confronto con la moglie (interpretata da Juliet Rylance) scaturiscono in quelle scelte sbagliate che poi sono il fulcro di tutto l’orrore raccontato in “Sinister”.
Un film riuscito, dunque, che punta molto sull’impaurire lo spettatore, a volte ci riesce con efficacia, altre con facili espediente sonori. Assolutamente nulla di nuovo in “Sinister”, che anzi si adagia su temi e suggestioni basilari di certo cinema horror, ma questa mancanza di novità è anche la base della riuscita di questo film, che gioca con le paure in quanto riconoscibili e condivise.

Se vuoi leggere l'intervista ai doppiatori italiani di "Sinister" Francesco Bulckaen e Massimo rossi clicca qui

Visiona il trailer di SINISTER


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Tags.............................. sinister, scott derrickson, mr. boogie, bughuul, divoratore di bambini, l'esorcismo di emily rose, ethan hawke, filmini snuff, the ring, casa infestata

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