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Il Cacciatore di Giganti
Regia: B. Singer- Nazione:USA - Anno: 2013- Autore: Roberto Giacomelli

Il diciottenne Jack vive con lo zio in una catapecchia con il tetto pieno di buchi. Come gesto estremo per guadagnare qualche moneta e impedire almeno che piova dentro casa, il ragazzo decide di andare in paese e vendere il suo amato cavallo. Ma la fortuna non è dalla sua parte e trova un’acquirente solamente in un frate che però non ha i soldi per pagarlo e per questo gli consegna come garanzia un sacchetto con alcuni fagioli magici, che lui assicura verranno convertiti in monete nel momento in cui li andrà a riconsegnare nel suo monastero, ma si raccomanda di non bagnarli per nessun motivo. Jack accetta l’offerta, ma quando mostra la ricompensa a suo zio, questo va su tutte le furie e getta via i fagioli. Comincia a piovere e uno di quei legumi che è finito sotto il pavimento di casa assorbe acqua e da vita a un’enorme pianta che trascina la casa di Jack fin sulle nuvole. Il problema è che in quel momento a casa di Jack si era rifugiata sotto mentite spoglie la principessa Isabelle, fuggita dal castello dopo una lite con suo padre il Re. Jack cade giù dalla pianta di fagioli, ma Isabelle rimane in casa e si perde su nel cielo. Accortosi dell’accaduto, il Re mette su una squadra per andare a recuperare la principessa e anche Jack si unisce al gruppo. Ma giunti sulle nuvole, gli avventurieri si rendono conto che le tante leggende che circolano sul passato della loro terra sono vere e che in cielo è stata confinata una razza di mostruosi giganti mangiatori di uomini.

La favola-mania continua ad impazzare a Hollywood. “Il grande e potente Oz” di Sam Raimi miete ancora incassi nelle sale di mezzo mondo che già un nuovo fanta-avventuroso ispirato a una celebre favola esordisce al cinema. Stavolta la fonte d’ispirazione è l’antica favola britannica “Jack e il fagiolo magico”, di cui si conoscono tante varianti ma non l’autore e che spesso è stata adattata in cartoon famosi, tra cui Topolino, Bugs Bunny e, più recentemente, all’interno de “Il gatto con gli Il cacciatore di gigantistivali” della Dreamworks. Ma c’è da dire che in quest’ultima versione per il grande schermo firmata addirittura da Bryan Singer è rimasto giusto l’incipit di “Jack e il fagiolo magico” perché per tutto il resto “Il cacciatore di giganti” ci racconta una vicenda ex novo che fonde tanta avventura, un pizzico di horror e l’immancabile assalto al castello che è ormai caratteristica di ogni fantasy che si rispetti.
Con l’inserimento di un reame, una principessa da salvare, un perfido pretendente al trono e non una famiglia di giganti ma una vera e propria popolazione, “Il cacciatore di giganti” urla tutta la sua fierezza nell’essersi discostato dal prototipo. Perfino le “fondamentali” uova d’oro e arpa fatata qui non trovano posto, ad eccezione di una comparsata a mò di citazione, e si verte su tutt’altri elementi che tendono a minimizzare l’aspetto fiabesco della vicenda per costruire un film d’avventura che si adagia ai canoni del fantastico post “Signore degli anelli”. Il cacciatore di giganti
Il risultato è gradevole, un film svelto e divertente che si avvale di buoni effetti speciali (considerate che il buon 60% del film è in computer grafica!) e ha il pregio di riadattare per i gusti delle nuove generazioni un classico per ragazzi stravolgendolo ma non tradendone l’essenza di fondo. E quale sarebbe l’essenza di “Jack e il fagiolo magico” e dunque de “Il cacciatore di giganti”? Semplicemente che il coraggio paga. L’incosciente e fin troppo ingenuo Jack ci viene da subito presentato come sprezzante del pericolo, che si tratti di farsi raccontare per l’ennesima volta una storia spaventosa o di salvare una fanciulla dalle brutte intenzioni di un trio di bruti (beccando anche un pugno in pieno volto). Forse sarà proprio per quella sua innata incoscienza che lo spinge a battersi per non si sa quali valori che lo spingono poi a cacciarsi nei guai, fatto sta che fare l’eroe è un ottimo investimento.
La minaccia di questo film, come recita il titolo stesso, sono i Giganti, una razza di mostruosi esseri dalle dimensioni mastodontiche che furono ricacciati sulle nuvole da Erik il Grande (o Erik il Terribile, in base ai punti di vista), liberatore da queste mitologiche figure. I Giganti vivono come uomini primitivi, vestiti di pelli e ghiotti di carne, Il cacciatore di gigantisoprattutto umana, che riconoscono a grandi distanze grazie all’ineguagliabile odore (“Ucci, ucci sento odor di cristianucci”, battuta cult purtroppo assente da questa versione cinematografica). Tra di loro si contraddistingue Fallon, spietato leader con addirittura due teste, che nella versione originale è doppiato da Bill Nighy.
Nel cast si contraddistingue nel ruolo del protagonista Nicholas Hoult, giovane star che ha già fatto innamorare di se milioni di ragazzine con la sua interpretazione dello zombie romantico in “Warm Bodies”, anche se a noi piace ricordarlo per essere stato il ragazzino cicciottello e imbranato che uccideva anatre con pagnotte di pane raffermo in “About a Boy”. A fargli da spalla, nel ruolo della principessa Isabelle, c’è l’affascinante Eleanor Tomlinson, appena vista in “Educazione siberiana” di Salvatores, e un sempre bravo Ewan McGregor, che interpreta il luogotenente delle guardie reali Elmont. Completano il cast Ian McShane (il Re) e uno sprecato Stanley Tucci, che interpreta Roderick viscido traditore arrivista.
A dirigere il tutto c’è un insospettabile Bryan Singer, autore tra i più talentuosi venuti fuori dagli anni ’90 con piccoli cult come “I soliti sospetti” e “L’allievo”, poi convertito a blockbuster fumettistici come i primi due “X-men” e “Superman Returns”.
Non mancano scene di un certo raccapriccio che sfociano quasi nell’horror, andando a rimarcare comeIl cacciatore di giganti le favole in realtà siano un fertile tabernacolo di incubi, come ci hanno dimostrato di recente anche “Biancaneve e il cacciatore” e “Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe”.
Il film è presentato in 3D, anche se in realtà non viene fatto mai un uso “utile” di tale tecnologia, tanto che ad eccezione del prologo in CGI, ci si dimentica presto che si sta guardando un film tridimensionale.
Insomma, “Il cacciatore di giganti” è un film che si lascia guardare volentieri, un paio d’ore che passano veloci e indolori senza però lasciare molto. Il classico film che non passerà alla memoria e che se diverte sul momento, usciti dalla sala si dimentica facilmente.
Togliete mezza zucca.

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