NEWS

H.M.D.B. |

DVD |

RUBRICHE |

SHOP |

FORUM |

VIDEOS |
: HMDB - HORROR MOVIE DATABASE  - il Primo Database Italiano di Film Horror :
Seleziona un criterio di ricerca..

The ABC's of Death
Regia: Vari- Nazione:USA - Anno: 2012- Autore: Andrea Costantini

Per chi non lo sapesse i produttori Ant Timpson e Tim League hanno avuto un’idea di quelle che spaccano. Hanno ingaggiato ventisei registi horror, trash e weird ai quali è stata assegnata una lettera dell’alfabeto. Con questa lettera, ognuno di loro ha dovuto girare un cortometraggio il cui titolo iniziasse proprio con quella lettera. Unico elemento comune da mantenere in tutti corti, la Morte.
Non è quindi facile recensire un film come “The ABC’s of Death”, un’opera vasta e talmente eterogenea (c’è dentro davvero di tutto) che sarebbe impossibile generalizzare con qualche commento sulla sua completezza. La cosa migliore da fare è analizzare nel dettaglio ogni cortometraggio e attribuire ad ognuno di esso, un giudizio a sé stante.

A for Apocalypse (Nacho Vigalondo)
La fine del mondo vista da una camera da letto mentre una donna utilizza impacciati metodi per uccidere il marito. Non ci si spiega la cattiveria con cui la donna infierisce sull’uomo, costretto a letto. Splatter gratuito senza esagerazioni diretto da Nacho Vigalondo che ci aveva stupito come regista del bel “Los Cronocrimenes” (“Timecrimes”). Dimenticabile. 1 zucca e mezzo

B for Bigfoot (Adrian Garcia Bogliano)
Versione messicana dell’Uomo Nero raccontata da una zia crudele ad una bambina che proprio non ne vuole sapere di dormire. Buona tensione durante il racconto ma la conclusione puzza di già visto. Scontato.
Peccato perché aveva le carte giuste. 2 zucche

C for Cycle (Ernest Diaz Espinoza)
Classico racconto di paradosso temporale che richiama come concetto di base Timecrimes. Privo di senso e di spiegazione. 1 zucca
The ABC’s of Death

D for Dogfight (Marcel Sarmiento)
Combattimento clandestino tra un uomo e il suo cane che credeva smarrito. Tutto girato in slow motion, il corto in questione è ineccepibile sotto il punto di vista tecnico. Ottima fotografia e colonna sonora. Ambientazione sporca e sanguinolenta, brutti ceffi e bambini (che non si capisce chi siano)che fanno il tifo, donano al corto un alone di malsana disumanità. La storia tuttavia non è di quelle che spiccano. 2 zucche e mezzo

E for Exterminate (Angela Bettis).
Un uomo viene punto da un ragno. Da quel momento in poi la creatura lo osserverà di nascosto tramando qualcosa alle sue spalle. Risalta soltanto la prospettiva del ragno. Tutto il resto è dimenticabile. 1 zucca e mezzo

F for Fart (Noboru Iguchi).
Corto di perversioni anali nipponiche senza alcun senso in cui una ragazza affascinata dai peti vuole morire asfissiata dai gas della propria insegnante, mentre una nuvola nera (la scoreggia di Dio) si diffonde. Sicuramente dopo la visione di questo corto non si è più le stesse persone. Nel bene o nel male è un racconto così tanto strano che si fatica a comprendere come una persona riesca prima a pensare e poi mettere su pellicola. Si potrebbe parlare di esso per ore. Pessimo
The ABC’s of Death

G for Gravity (Andrew Traucki).
Non si migliora il livello con questo point of view di un uomo che scende dall’auto, prende la sua tavola da surf e di dirige verso il mare. Chiunque sarebbe in grado di fare un corto del genere anche solo con un cellulare di seconda scelta. Pessimo

H per Hydro-Elettric diffusion (Thomas Cappelen Melling).
Vicenda surreale che arriva dalla Norvegia di un pilota mastino inglese che assiste allo strip-tease di una volpe che si rivelerà nazista. Incomincia una lotta all’ultimo sangue tra le due superpotenze. Il primo corto che finalmente tocca punte di originalità. Eccessivo ma senza cadute nel ridicolo con un ottimo make-up dei cani/umani. 3 zucche

I for Ingrown (Jorge Michel Grau).
Un marito tiene la moglie legata e pestata nella vasca da bagno fino a quando le inietta nelle vene dell’idraulico liquido (o qualcosa di analogo). Non si comprende il perché di tanta cattiveria ma il trapasso della donna è piuttosto potente. 2 zucche e mezzo

J for Jidai-Geki (Yudai Yamaguchi).
Un samurai davanti un altro samurai che sta per compiere il rito dell’harakiri, ma questo è vittima di assurde allucinazioni che prendono forma sulla faccia del suicida. Si dimentica un minuto dopo averlo visto. 1 zucca
The ABC’s of Death

K for Klutz (Anders Morgenthaler)
Scatologico cartone animato in cui la protagonista è una fascinosa donna che cerca in ogni modo di far sparire nel water le sue feci. Come nel corto Fart, anche qui si affronta bene o male lo stesso tipo di perversione ma a differenza dell’assurdo spezzone giapponese qui la messa in scena è infantile (compresa l’animazione tipica dei cartoon per i più piccoli) e adatta al tipo di storia raccontato. Il ritmo è equilibrato e sfrutta alla grande i 4 minuti di tempo a disposizione. E anche il finale è in linea con il resto del cortometraggio con una leggera virata verso l’horror che addirittura riesce a sorprendere. Dopo tredici cortometraggi ne troviamo uno ampiamente positivo. Anche se non tutti apprezzeranno. 4 zucche

L for Libido (Timo Tjahjanto)
Dopo un bel cartone animato passiamo al corto più estremo di tutto “The ABC’s of Death”. E sicuramente uno dei migliori. Lo spezzone riesce nei suoi sette minuti a concentrare perversione e sadismo, quasi ai livelli di pilastri del genere come “A Serbian Film”. Uomini mascherati osservano due malcapitati legati e costretti a masturbarsi davanti a scenari sempre più perversi e degradanti. Chi perde (ovvero chi “viene” per ultimo) viene impalato ma attenzione al premio se sei il vincitore. Disturbante e tecnicamente impeccabile. 4 zucche

M for Miscarriage (Ti West)
Diretto da Ti West è il corto più corto del film (nemmeno due minuti) e uno dei più inutili. Non male l’idea e l’immagine finale ha qualcosa di disturbante, ma si tratta di una scena, non un cortometraggio e comunque riesce ad annoiare. Avrebbe potuto sforzarsi un po’ di più, dato che West è uno dei registi più noti dell’intero lotto. 1 zucca e mezza
The ABC’s of Death

N for Nuptials (Banjong Pisanthanakun)
Un uomo chiede la mano della moglie tramite un pappagallo molto abile con le parole. Finito l’idillio della dichiarazione di amore eterno, il pennuto inizia a ripeter cose che la futura sposa non avrebbe mai dovuto sentire. Si sfocerà nel sangue e si finirà nel dimenticatoio. Peccato perché dal regista di “Shutter” ci si aspettava qualche brivido. 1 zucca

O for Orgasm (Helene Cattet e Bruno Forzani)
Giochi di luci e suoni ricercati per una versione onirica di un orgasmo femminile che starebbe bene come videoclip di una canzone rock psichedelico. Corto d’autore ma viene soffocato dalla sua presunzione. 1 zucca e mezzo

P for Pressure (Simon Rumley)
Altro ottimo corto che tratta la povertà di una famiglia in cui una donna farebbe qualsiasi cosa pur di regalare ai propri figli una cosa apparentemente semplice come una bicicletta. Argomento delicato e troppo attuale in un corto che mette in mostra orrori ben diversi da zombi e vampiri ma di gran lunga peggiori, perché reali. Bella la scelta di rendere la storia frenetica tagliando con un montaggio grezzo le parti non necessarie. Se non il migliore, poco ci manca. 4 zucche e mezzo

Q for Quack (Adam Wingard).
Metacinema in cui Wingard e Barret, rispettivamente regista e sceneggiatore del corto, interpretano se stessi mentre sono in crisi creativa sul corto da realizzare per “The ABC’s of Death”. Decidono di scioccare gli spettatori con una morte vera. Divertente l’idea ma stonata nell’insieme. Sarebbe stato meglio in un film intitolato ABC’s of Comedy. 2 zucche
The ABC’s of Death

R for Removed (Srdjan Spasojevic)
Srdjan Spasojevic vi dice nulla? All’interno di un’opera costruita sulla morte e perversione non poteva mancare all’appello il regista di “A Serbian Film”. Un misterioso uomo è vittima di esperimenti in una specie di ospedale. Non si sa chi sia ne perché gli estraggano di continuo pezzi di pellicola dalla pelle. Si sa che solo che tutto si riverserà nel rosso. Si vede da lontano che il regista ha talento, ma ha dato per scontate molte, forse troppe cose e il tutto resta poco chiaro. Chi è l’uomo? Cosa c’è sulla pellicola? Ed è un vero peccato perché la regia è splendida. 3 zucche

S for Speed (Jake West)
Duplice significato per un corto fatto di belle donne vestite di lattice, auto potenti e la Morte in persona alle calcagna di una di loro. Avrebbe fatto la gioia di Russ Meyer ma anche i fan di Rodriguez potrebbero apprezzare. Sorpresa forzata nel finale che da plusvalenza al titolo. 2 zucche

T for Toilet (Lee Hardcastle)
Ancora una volta la tazza del water diventa la protagonista di un segmento di questa opera e ancora una volta si fa centro. Un piccolo gioiello fatto interamente con la plastilina e realizzato tanto grossolanamente che non si può non ammirare la bellezza dei personaggi. Spassoso e splatterissimo, è sicuramente uno dei migliori corti del film. 4 zucche
The ABC’s of Death

U for Unearthed (Ben Wheatley).
Un fac-simile di “REC” girato come POV di un vampiro e un gruppo di uomini che gli dà la caccia. Noioso e privo di storia ma non il peggiore. 1 zucca e mezzo

V for Vagitus (Kaare Andrews)
C’è uno spazio anche per la fantascienza. In un futuro prossimo non si può più avere figli a causa del mondo che sta andando in rovina e una poliziotta cerca di salvare a tutti i costi un bambino telepate dalle grinfie di uno spietato comandante. Troppo ambizioso per sei minuti, forse anche per due ore. Ogni concetto della storia (e sono tanti) è solo abbozzato e con uno spazio maggiore forse ne verrebbe fuori un buon popcorn movie sci-fi. C’è anche spazio per una scena poco politically correct (che va a nozze con il clima generale dell’opera). 2 zucche

W for WTC (Jon Schnepp)
WTF è l’acronimo di What the Fuck che non traduciamo perché si capisce benissimo il significato. E il titolo è esattamente ciò che viene in mente guardando il corto e cioè… cazzata colossale. Un mix senza senso alcuno di immagini violente, sequenze animate, donne nude e sangue mentre voci distorte fuori campo dicono cose senza senso. Non può essere cinema, questo. Pessimo

X for XXL (Xavier Gens)
Una donna sovrappeso viene presa in giro per le strade, vista dalla telecamera del regista di “Frontiers”. Un altro problema attuale, un altro orrore reale. Arrivata a casa ingurgita tutto ciò che trova nel frigo e mentre in televisione scorrono spot in cui si elogiano le donne magre, le decide di darci letteralmente un taglio. Molto bella la prima parte, quasi commovente, ma fa prudere le mani per il nervosismo che mettono addosso sia i carnefici insensibili ma anche la vittima che non si cura di sé. La seconda parte è un bagno di sangue che farà gioire gli amanti del gore. Poco probabile ma bello. 3 zucche e mezza
The ABC’s of Death

Y for Youngback (Jason Eisener)
Altro corto che tocca il tema delicatissimo della pedofilia (come Libido anche se in maniera diversa) in cui un bidello di scuola ha combinato un pasticcio con un bambino ed un cervo. Corto sulla vendetta nel quale non si parla e non ci sono suoni ma soltanto accompagnato da un brano intitolato Vengeance. Eccellenti gli attori ma la scelta di mescolare gli avvenimenti non è felice e il corto, già deboluccio, ne risente. Improbabile il finale. 1 zucca e mezzo

Z for Zetsumetsu (Yoshihiro Nishimura)
Per l’ultimo corto del film sarà una gioia raccontarne la trama. Una donna mezza nuda con un gigantesco pene munito di spada combatte contro un’altra guerriera nuda che spara verdure dalla vagina. Con la verdura, il pene (che sarà inevitabilmente fatto a pezzi) e con il sangue (che in realtà è riso) viene fatta una zuppa che verrà mangiata disgustosamente da altre persone nude che si accoppiano tra loro in un’orgia delirante di sesso e cibo. Intanto un folle sulla sedia a rotelle fa sproloqui su politica e radiazioni. Serve fare commenti? Diciamo che anche in questo caso, come per Fart, o lo si guarda come un capolavoro o come una boiata pazzesca. A voi il giudizio. Pessimo

Giunti alla fine dell’opera siamo stanchi, provati. Abbiamo visto ventisei storie diverse tra loro come il giorno e la notte raccontate con ventisei stili differenti tra loro. Abbiamo potuto divertirci con storie assurde, incredibili, con cartoni animati e plastilina, con sangue a go go oppure con scene tanto disturbanti da chiederci ‘ma come fanno a pensare con tanta cattiveria?’. Ci siamo scontrati con orrori reali e storie inventate. Alcuni sono piccoli gioielli altri sono delle ciofeche indescrivibili ma nel complesso “The ABC’s of Death” è qualcosa di unico, horror al cento per cento in tutte le sue meravigliose forme.

Visiona il trailer di THE ABC's OF DEATH


Votazione:  |  Registrati al forum e commenta la recensione

Tags.............................. the abc's of death, 26 cortometraggi, corti horror, morte, lettere dell'alfabeto

*Inserisci La Tua e-mail               
*Inserisci la e-mail del destinatario