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Solo gli Amanti Sopravvivono
Regia: J. Jarmusch- Nazione:USA - Anno: 2013- Autore: Roberto Giacomelli

Adam è un musicista underground che vive la sua depressione nella Detroit suburbana.
Eve è impiegata nell’ambiente dell’arte contemporanea e vive a Tangeri.
I due sono amanti da diversi secoli. Sono vampiri.
Quando Eve si trova a parlare con Adam dopo molti anni, decide di andare a trovarlo negli Stati Uniti, ma quando tra i due si intrufola Ava, sorella minore di Eve e anche lei vampira, la situazione comincia a precipitare.

A quasi un anno di distanza dall’anteprima avvenuta a Cannes 2013, “Solo gli amanti sopravvivono” (“Only Lovers Left Alive”, in originale) arriva anche nei cinema italiani grazie alla Movies Inspired. Come è noto, parliamo di vampiri, ma non i vampiri brutti sporchi e cattivi che da “Dal tramonto all’alba” ai “Vampires” carpenteriani sono giunti fino a quelli fumettosi di “30 giorni di buio”, ne degli efebici teen sbrilluccicosi di “Twilight” e assolutamente non i nobili della tradizione di Bram Stoker. Con “Solo gli amanti sopravvivono” torniamo dalle parti dei Solo gli amanti sopravvivonovampiri decadenti alla Anne Rice, quelli di “Intervista col vampiro”, per intenderci, belli e dannati, fascinosi e cool come rockstar… e infatti Adam è proprio una rockstar, ulteriore elemento che accomuna il nuovo film di Jim Jarmusch all’opera omnia della Rice, dal momento che, come molti certamente ricorderanno, l’epopea rock di Lestat è centrale in “La regina dei dannati”. Davvero nulla di nuovo ci racconta questo film e le lodi decisamente esagerate che in diversi lidi ha ricevuto vanno sicuramente attribuite alla fama dell’autore che l’ha firmato, il reuccio dell’indie americano Jim Jarmusch.
Infatti “Solo gli amanti sopravvivono” è in pieno stile Jarmusch: lento (molto), spesso ridondante, attento alla (buona) musica e desideroso di esplorare un ideale di romanticismo che sta fuori da qualsiasi canone. Se dunque cercate un “vero” film di vampiri e non amate particolarmente lo stile “sconclusionato” del regista di “Taxisti di notte” e “Coffee & Cigarettes”, pensateci due volte prima di Solo gli amanti sopravvivonoavventurarvi nella visione di “Solo gli amanti sopravvivono”.
Il dato maggiormente apprezzabile del film di Jarmusch risiede nel contesto, nel background che avvolge una vicenda che a un primo sguardo risulta narrativamente piuttosto povera. Jarmusch si approccia alla tematica vampiresca mostrando completo disinteresse per le creature mistiche protagoniste del suo film. “Solo gli amanti sopravvivono”, infatti, non parla di vampiri così come non lo faceva “The Addiction” di Abel Ferrara, ma parla dell’umanità, della decadenza morale, della noia e di quanto sia insignificante la vita di ogni singolo essere umano. I vampiri di Jarmusch sono il risultato dell’evoluzione umana nei secoli, un po’ dandy, un po’ hippie, depressi dal peso di un vuoto cosmico che li affligge e ormai disinteressati a ciò che accade attorno a loro. Provano un misto di pietà e menefreghismo per gli esseri umani, opposto all’istinto predatorio di Ava, che è invece il vampiro ferino e vagamente sensuale che la tradizione ci ha fatto conoscere. In questo scenario è l’amore a trionfare, ma non quell’ideale da melò, piuttosto un romanticismo avulso da qualsiasi standard, un Solo gli amanti sopravvivonorapporto che è tanto carnale quanto intellettuale e che segna la cifra stilistica dell’intero film.
Pregi che vanno a dare equilibrio ai fin troppo lunghi 123 minuti di durata, che si incentrano per lo più sul lento abbandonarsi al dolce far nulla dei due protagonisti: lui è Tom Hiddleston, malvagio Loki per la Marvel e nuovo divo delle spettatrici ventenni, non ha verve ne come vampiro ne come rockstar; lei, Tilda Swinton, forse è frutto di miscasting, visto che la sua androginia poco si adatta al ruolo da bella seduttrice. Molto meglio i comprimari John Hurt, nel ruolo dell’anziano vampiro Marlowe, e Mia Wasikowska, ormai solita ai ruoli della ragazza disturbata e qui terribile vampiretta.
Se il film cattura è merito soprattutto delle magnetiche musiche di Jozef van Wissems e della regia ispirata, che in più occasioni si abbandona a virtuosismi e movimenti inventivi che colpiscono nel segno. Per il resto si respira molto la noia, la sensazione di sterilità narrativa, di mancanza di originalità.
I patiti di certo cinema alto/freak e i fedelissimi di Jarmusch andranno in visibilio, tutti gli altri probabilmente non conserveranno un ricordo troppo vivido nei giorni successivi alla visione.
Voto arrotondato per eccesso.

Visiona il trailer di SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO



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