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Le Origini del Male
Regia: J. Pogue- Nazione:USA, GB - Anno: 2014- Autore: Roberto Giacomelli

1974, Inghilterra. In un casolare nelle campagne subito fuori Londra, il professor Coupland sta portando avanti un esperimento che potrebbe rivoluzionare completamente i dettami scientifici. Aiutato da due suoi studenti e un ragazzo che si è offerto di documentare tutto con la sua videocamera, Coupland tiene sotto osservazione l’orfana Jane Harper, una ventenne con capacità medianiche incredibili. L’intento dell’esperimento è catalizzare l’energia negativa indotta in Jane in un ectoplasma, così da riuscire a separare il bene dal male in un essere umano. L’esperimento sembra cominciare nel verso giusto, con la ragazza che è un incredibile ricettacolo di forze, ma quando tutto ciò si materializza in Evey, la situazione comincia a diventare seriamente inquietante e pericolosa.

Ormai, a quattro anni dalla sua rinascita, possiamo tirare le somme sulla nuova Hammer Film Productions.
La gloriosa casa di produzione britannica, vero marchio di fabbrica in campo horror tra gli anni ’60 e ’70 e artefice di veri capolavori del gotico, è rinata nel 2010 e, a parte il magnifico nuovo logo, che come fosse la Marvel mostra immagini “fumettizzate” dei sui caratteristici personaggi, non si sta distinguendo in positivo. Ad eccezione del buon, ma inutile, remake “Blood Story”, abbiamo avuto il moscissimo thriller “The Resident”, il moscissimo horror soprannaturale “The Woman in Black” e ora arriva il di certo non esaltante “Le Origine del Male”, anche se quest’ultimo solleva la media.
L’impietoso – e fin troppo anonimo – titolo dato dalla distribuzione italiana, che sostituisce il ben più evocativo “The Quiet Ones”, ha puntato molto Le origini del maledell’hype sul fatto che la vicenda fosse realmente accaduta negli anni ’70 in Inghilterra. Fa strano crederci, perché succedono cose talmente improbabili in questo film che il “tratto da una storia vera” sa quasi di supercazzola, ma ci sono anche foto d’epoca in chiusura di film a testimoniare, quindi facciamo finta di crederci.
Detto ciò, “Le Origini del Male” ha un’idea accattivante alla base che lo distingue dalla massa degli horror soprannaturali degli ultimi tempi, che puntano essenzialmente sulle possessioni demoniache e sui fantasmi. In questo caso l’idea è creare da zero una forza spiritica utilizzando come catalizzatore un essere umano dotato di facoltà paranormali. Il professor Coupland ha intenzione di sfruttare questa scoperta per curare alcune forme di malattia mentale e per far ciò utilizza sulla sua paziente Jane Harper metodi ben poco ortodossi, giustificandosi continuamente con il motto “il sacrificio di uno può essere la cura di molti”. Le origini del male
Il buon potenziale dell’argomento, che per certi versi è anche abbastanza originale, è sfruttato ottimamente nella prima mezz’ora di film, con la pecca che poi tende alla ripetizione. L’ambientazione esclusivamente in interni e la reiterazione dell’esperimento con la tendenza a tralasciare la psicologia dei cinque personaggi coinvolti diventa ben presto motivo di ridondanza e malgrado il ritmo sia decisamente molto alto, il film può annoiare.
Il regista John Pogue, che ha in curriculum il discreto “Quarantena 2”, sfrutta al massimo la location a disposizione, un vecchio casolare fatiscente, e crea un’atmosfera davvero adatta; così come convince la scelta di alternare le riprese classiche con la tecnica del mockumentary attraverso i filmati che Brian è stato chiamato ad effettuare. Una volta tanto l’espediente del finto documentario è utilizzato con inventiva. Le origini del male
Anche se “Le Origini del Male” gioca bene con il fattore spavento e riesce a piazzare almeno un paio di situazioni piuttosto inquietanti, cade proprio dove ogni horror dovrebbe invece puntare per lasciare il segno: il finale. Anche se tutto quadra, l’epilogo non ha la giusta enfasi ed è sbrigato in maniera frettolosa e prevedibile.
Nel cast, malgrado ci sia un attore “di razza” come Jared Harris, a spiccare su tutti è Olivia Cooke, già compagna di scuola di Norman Bates in “Bates Motel”, che da una prova attoriale davvero ottima. La sua Jane Harper è un personaggio complesso e capace di creare empatia con il pubblico, la varia gamma di emozioni che si alternano dona spessore a quello che è l’ideale prototipo di personaggio tragico. Di fatto su di lei regge l’intero film.
“Le Origini del Male”, dunque, si lascia apprezzare per la perizia con cui è stato realizzato e per una serie di scelte tecnico/narrative sicuramente vincenti. Ma allo stesso tempo mostra il fianco per un finale non all’altezza delle aspettative e dimostrando che la bella idea di base non è in grado di reggere 90 minuti di film.

Visiona il trailer di LE ORIGINI DEL MALE


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