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Ghostbusters
Regia: P. Feig- Nazione:USA - Anno: 2016- Autore: Vincenzo De Divitiis

Erin Gilbert è una docente della Columbia University che, nonostante un carattere nevrotico e uno scarso seguito da parte degli studenti, sta per compiere un importante salto di livello all’interno dell’ambiente accademico. Un’ascesa fermata proprio sul più bello dalla ricomparsa in rete di un libro che lei stessa aveva scritto diversi anni prima con una sua amica e collega, Abby Yates, e nel quale le due studiose affermavano l’esistenza di fantasmi e fenomeni paranormali. Una volta licenziata dal suo datore di lavoro, Erin decide di tornare da Abby, anch’essa ormai da tempo emarginata dal mondo universitario per le sue idee e i metodi poco convenzionali, con la quale prende la decisione di mettere in pratica le loro vecchie teorie e formare un team di acchiappafantasmi, completato dalla bizzarra ingegnere Jillian Holtzmann e la bigliettaia della metro Patty Tolan. Affiancate da un segretario bello e stupido, le 4 donne si lanciano in un’avventura che porta grandi guadagni e popolarità, ma anche una enorme responsabilità in quanto dovranno proteggere New York da una gigantesca minaccia.

L’operazione di remake o reboot è sempre un qualcosa di piuttosto delicato e difficile da realizzare in quanto, il più delle volte, si va a toccare e rivisitare film che hanno rappresentato non solo pietre miliari della storia del cinema, ma anche veri e propri cult per una o più generazioni di giovani cinefili che con quei titoli hanno sognato e approcciato per la prima volta al grande schermo, a dimostrazione di quanto sia importante la sfera emotiva e sentimentale che aleggia intorno alla settimana arte. ghostbusters Date queste premesse, appare piuttosto comprensibile il vespaio di polemiche e malumori che hanno accompagnato il percorso produttivo di “Ghostbusters”, reboot dell’omonimo film del 1984 diretto da Ivan Reitman e divenuto un must per tutti coloro che, come chi scrive, si avviano verso la trentina. A dirigere questa nuova versione del cult anni Ottanta è Paul Feig, reduce dal discreto successo della commedia “Spy”, il quale realizza una pellicola divertente, nel complesso godibile e capace di non scontentare i fan più scatenati, nonostante il confronto con il modello originale sia impietoso e per molti aspetti improponibile.
Feig, come detto, è un autore che proviene dal genere della commedia e questo gli permette di conferire ai suoi acchiappafantasmi uno spirito decisamente diverso da quelli di Reitman. Le protagoniste femminili di questo film, infatti, sono imbranate, goffe e i loro modi di fare danno vita a dialoghi dal forte tasso comico che però a tratti sfocia nel demenziale. ghostbusters I sagaci dialoghi, tuttavia, non rappresentano l’unica fonte di risate dal momento che ad essi fanno seguito sequenze d’azione grottesche come quelle in cui Erin e compagne maneggiano le scomode armi da loro costruite, la nascita casuale del logo per mano di un artista di strada e, infine, le gag che vedono protagonista un Chris Hemsworth molto autoironico e perfetto in un parte costruita su misura per lui. Gran parte del merito di questo riuscitissimo contenitore di divertimento, poi, va attribuito alla scelta di un cast composto da attrici affermate nel genere, tra cui spiccano Melissa McCarthy (che già ha lavorato con Feig nel succitato “Spy”), Kristen Wiig, oltre alle soprese Leslie Jones e Kate McKinnon, nei panni di personaggi fortemente macchiettistici.
Fin qui sembrerebbe che stiamo parlando di un film perfetto e senza sbavature. Sembrerebbe, appunto. Il condizionale mai come in questo caso è d’obbligo perché con il passare dei minuti la storia perde l’equilibrio e la verve iniziale e l’esagerazione diventa la parola chiave di questo “Ghostbusters”, come dimostrano gli sketch che alla lunga diventano stucchevoli e ripetitivi e una vena fracassona evidenteghostbusters soprattutto in un finale confusionario e poco incisivo; basti pensare, in tal senso, alla lotta corpo a corpo, con tanto di rallenty, con alcuni fantasmi e il ruolo del segretario che all’improvviso diventa centrale ai fini narrativi. Insomma, è nella seconda metà che il film ne esce un po’ con le ossa rotte e rovina quanto di buono fatto in precedenza.
Nonostante ciò, in conclusione, “Ghostbusters” può essere classificato come un gradevole filmetto estivo senza pretese e da prendere per quello che è, senza avventurarsi in paragoni con il passato e da vivere con l’idea di passare un’ora e quaranta circa di spensieratezza. Giudizio più che sufficiente.


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Tags.............................. ghostbusters, paul feig, fantasmi, acchiappafantasmi, anni ottanta, reboot, remake, ivan reitman

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