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Lights Out
Regia: D. F. Sandberg- Nazione:USA - Anno: 2016- Autore: Vincenzo De Divitiis

Martin è un bambino che di certo non sta vivendo un’infanzia delle più felici: suo padre è morto da poco per mano di una presenza soprannaturale e demoniaca che si manifesta solo quando si spegne la luce e la madre è caduta in uno stato di profonda depressione, accompagnata da allucinazioni che le fanno immaginare di parlare proprio con la malefica figura che ha ucciso il marito. Il piccolo ha anche una sorellastra, di nome Rebecca, che da anni vive lontana da casa e ha rotto i ponti con la madre proprio per il suo modo di gestire l’educazione di Martin e la sua ostinatezza nel non farsi curare. Sullo sfondo di queste diatribe domestiche, intanto, Diana, il demone con cui la madre parla e ha stretto amicizia, muove i suoi fili della storia e fa di tutto per portare a compimento il suo terribile piano di uccidere tutti i componenti della già disastrata famiglia. Ha così inizio la più classica delle battaglie tra bene e male con Rebecca che arriva a scoprire inquietanti segreti sul passato di sua madre e Diana.

Fin dagli arbori della storia l’uomo, soprattutto in età infantile, ha da sempre avuto paura del buio e di tutti gli spazi avvolti nell’oscurità in cui la mente può dare sfogo a tutta la sua fantasia immaginando qualsiasi creatura, presenza e mostri di ogni tipo. Proprio traendo spunto da questo terrore atavico, nel 2013 il giovane regista David F. Sandberg realizzò un cortometraggio, dal titolo “Lights Out”, destinato a diventare un piccolo gioiellino di tensione e atmosfere macabre. lightsout Nel breve lavoro di meno di 3 minuti si vede una donna che vede materializzarsi un’inquietante sagoma non appena spegne la luce e cala il buio. Un soggetto molto interessante al quale non poteva non rimanere indifferente James Wan, regista di successo che negli ultimi anni sta creando un proprio impero produttivo che ha raggiunto vette notevoli dal punto vista degli incassi, anche se non sempre accompagnati da una qualità media quantomeno sufficiente. Ciò che ne viene fuori è questo “Lights Out”, esordio al lungometraggio per lo stesso Sandberg, che rappresenta l’ennesima dimostrazione di come un buon soggetto di partenza non sempre può bastare per mettere in piedi un film completamente ben riuscito. Il risultato, infatti, è una pellicola inquietante in alcuni punti, diretta con mano sicura, ma molto stereotipata e dal plot troppo debole per poter appassionare anche il pubblico meno avvezzo al genere.
Come accade per molte pellicole ricavate da cortometraggi, anche in questo caso si ha la netta sensazione che il regista e lo sceneggiatore Eric Heissener abbiano dovuto fare veri e propri salti mortali per trasformare un soggetto esile e risicato in una storia più articolata capace di reggere una durata di 80 minuti, con gravi ripercussioni sull’originalità e sulla freschezza narrativa. lightsout Salti mortali che si traducono nell’inserimento di una smisurata quantità di cliché del genere, uno “spiegone” improbabile e tirato per i capelli con il quale giustificare la presenza di Diana e le sue origini e, soprattutto, un intreccio familiare che vede nel rapporto tra la madre disturbata mentalmente e suo figlio e nell’elaborazione del lutto un richiamo, seppur velato, a quel “Babadook” – e più in generale a tutti gli altri horror psicologici- che però poteva contare su un plot decisamente più solido e una più accurata caratterizzazione dei personaggi.
Ma questo “Lights Out” ha anche carte a suo favore da giocare e, quasi a voler rispecchiare l’ambientazione della casa dei protagonisti, il film presenta tante ombre ma anche qualche luce. Sandberg, infatti, riesce a mettere a segno diverse scene di assoluta tensione, facendo leva su un boogeyman davvero inquietante che assume le sembianze di questa donna selvaggia, dai lunghi artigli e il viso avvolto dall’oscurità, e su una fotografia che si rivela molto adatta per giocare sulla paura del buio di cui si parlava sopra; ne è un esempio significativo la primissima sequenza nella quale Diana si manifesta in un corridoio poco illuminato con la sua sagoma che appare in lontananza pronta ad aggredire il malcapitato. Insomma, se dal punto di vista narrativo il giovane regista esordiente palesa ancora limiti da migliorare nel tempo, sul versante più prettamente tecnico, invece, le note positive abbondano e sono la spia di un talento già evidente dal cortometraggio. lightsout
Nel cast spiccano interpretazioni più che convincenti, su tutte quelle di Maria Bello e Teresa Palmer, rispettivamente nei panni di una madre depressa e ambigua e una figlia che sa andare al di là di un personaggio che, almeno in apparenza, può sembrare la classica belloccia senza personalità.
“Lights Out”, in definitiva, è un film riuscito a metà, gradevole e capace di regalare qualche sano e genuino spavento, cosa comunque non scontata di questi tempi visti i prodotti passati sul grande schermo nell’ultimo periodo.


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Tags.............................. lights out, david f. sandberg, james wan, buio, oscurità, cortometraggio 2013,

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