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Blair Witch
Regia: A. Wingard- Nazione:USA - Anno: 2016- Autore: Vincenzo De Divitiis

Nel 1994 Heather Donahue e altri due suoi amici scomparvero nella foresta di Black Hills, nel Maryland, dove si erano recati per girare un documentario sulla leggenda della strega di Blair, lasciando dietro di loro una scia di mistero acuita dalla visione delle immagini contenute all’interno di una telecamera ritrovata sul luogo. Ora, a più di vent’anni di distanza, suo fratello James, convinto che la sorella sia ancora viva dopo averla vista in un video postato in rete, decide di tornare nel bosco maledetto alla ricerca di Heather. Accompagnato dai suoi amici Peter, Ashley e Lisa e da due ambigui ragazzi del posto, il protagonista inizia questa escursione che sembra procedere per il meglio senza intoppi e, soprattutto, senza perdere l’orientamento, anche grazie all’utilizzo di droni e altri apparecchi tecnologici. Le cose tuttavia cambiano quando cala un’interminabile notte nella quale la forza maligna che aleggia sulla foresta si manifesta in tutta la sua forza distruttiva.

Il P.O.V. e il mockumentary sono due sottogeneri che da quasi vent’anni hanno invaso e sbaragliato la scena horror con enormi incassi ai botteghini, a fronte di spese di produzione molto basse, senza però evitare i mugugni dei fan del genere che si dividono tra chi li reputa filoni da cui si possono ricavare prodotto più che discreti e chi, al contrario, non ne tollera l’approccio stilistico caratterizzato dall’uso smisurato della soggettiva. Un’autentica rivoluzione che ha come data di riferimento il 1999, anno in cui uscì nelle sale “The Blair Witch Project” di Eduardo Sanchez e Daniel Myrick, film nel quale, sulla scia di ciò che aveva fattoblair Ruggero Deodato in “Cannibal Holocaust”, si raccontava in maniera realistica la vicenda di tre ragazzi scomparsi in circostanze misteriose in un bosco del Maryland durante le riprese di un documentario sulla leggenda della strega di Blair. Il successo fu così enorme al punto che il film, prodotto con un budget di poche migliaia di dollari, divenne fenomeno di incassi e di costume e, soprattutto, diede il via a un’innumerevole serie di prodotti ad imitazione. Con simili risultati il progetto non poteva essere accantonato definitivamente e così, dopo un modesto sequel datato 2001 e diretto dal semi sconosciuto Joe Berlinger, ecco arrivare un nuovo capitolo dal titolo “Blair Witch”. Al timone abbiamo Adam Wingard, nome grosso della scena indie americana ed autore degli ottimi “You’re Next”, “The Guest” e V/H/S…..uno “forte” dunque che qui, però, si limita ad andare sul sicuro proponendo un film ad uso e consumo di un pubblico medio e poco avvezzo con l’horror.
Quando si opera un’operazione di remake o sequel, il miglior approccio per una buona riuscita è quello di raccontare la storia da un altro punto di vista o analizzare elementi non approfonditi nella prima versione. blair Ed invece in questo “Blair Witch” non accade nulla di tutto questo in quanto Wingard ripropone un intreccio quasi identico a quello del film del ’99, eccezion fatta per l’inserimento delle nuove tecnologie rappresentate da telecamere di nuova generazione, cellulari, gps e un drone il cui inutile utilizzo rimane uno dei grandi punti interrogativi del film. Il risultato è un plot poco appassionante, costellato di personaggi mal caratterizzati, atmosfere quasi per nulla inquietanti e lunghe sequenze nel bosco tenebroso che dovrebbero impressionare lo spettatore, ma che a conti fatti sfociano nel ridicolo involontario soprattutto quando le tende e gli stessi ragazzi compiono improbabili voli e balzi sollecitati dalle forze maligne del bosco. A peggiorare il tutto, poi, ci si mette il solito e ormai immancabile monologo di uno dei protagonisti riguardo le origini della strega che se da un lato arricchisce la storia anche del primo film, dall’altro aumenta la sensazione di già visto già presente per i motivi di cui sopra.
Gli unici momenti degni di nota, tuttavia, sono condensati all’interno dei venti finali tutti ambientati all’interno della misteriosa casa abbandonata nel bel mezzo della foresta. blair In questa lunga sequenza, infatti, gli angusti e scuri spazi interni vengono sfruttati nel migliore dei modi, trasmettendo ansia ed inquietudine ad uno spettatore che in alcuni momenti potrebbe arrivare anche un senso di fastidio ed oppressione. Altra bella trovata è quella di mostrare, seppur non in maniera nitida e pulita, la strega il cui aspetto ricorda i mostri di “Rec”.
Troppo poco però per salvare un film che scontenta un po’ tutti, dai fan della saga a quelli dell’horror generale fino ad arrivare al pubblico a caccia del facile spavento che solo a tratti trova pane per i propri denti.


Visiona il trailer di BLAIR WITCH





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Tags.............................. strega di blair, p.o.v, mockumentary, adam wingard, bosco infestato, casa abbamdonata, eduardo sanchez

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