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Recensioni CineKult Vol. 2: "Una jena in cassaforte" e i due horror di Garrone

una jena in cassaforteDopo aver approfondito l'argomento "giallo all'italiana" con tre titoli recentemente distribuiti in DVD da Cecchi Gori Home Video per la collana CineKult (qui l’articolo), rieccoci a parlare della stessa collana con altri tre film da poche settimane disponibili per la prima volta in DVD in Italia. I film in questione sono "Una Jena in cassaforte" di Cesare Canevari e il dittico "La mano che nutre la morte" e "Le amanti del mostro" di Sergio Garrone.
Questo Vol.2 non ha una forte coerenza tematica come il Vol.1, dal momento che se da una parte abbiamo i due titoli di Garrone, fortemente collegati per dinamiche produttive, dall'altra c'è un singolare thriller difficilmente collocabile all'interno di confini ben precisi. Ed è proprio da quest'ultimo che vorrei partire.

"Una jena in cassaforte" si presenta come un thriller all'inglese, con accenni spionistici e costruzione bodycount quasi agathachristieiana. Alcuni criminali di diverse nazionalità si riuniscono durante il carnevale nella villa di uno di loro per spartirsi un bottino in diamanti di cui ognuno di loro ha collaborato all'acquisizione. I diamanti sono contenuti in una cassaforte che può essere aperta solo con sei chiavi, ognuna delle quali in possesso dei sei criminali; quando però uno di loro dice di aver smarrito la chiave e poco dopo viene ritrovato morto. Da quel momento anche gli altri cominciano a morire uno dietro l'altro.
Canevari, che si era fatto conoscere con il western "Per un dollaro a Tucson si muore" e viene oggi ricordato soprattutto per un altro particolarissimo western, "Màtalo", si diverte a mescolare le carte e in un certo senso a parodizzare il filone dei crime movie infondendo al suo film una forte vena di ironia sottintesa. "Una jena in cassaforte" è fortemente figlio dei suoi tempi e presenta uno look tipicamente sessantottino, così ricco di eccentrici costumi (soprattutto per il personaggio interpretato dalla magnetica Maria Luisa Geisberger) e luci psichedeliche che ricordano alcuni lavori di Mario Bava. E questo non a caso, dal momento che si può La mano che nutre la mortenotare nel film di Canevari una marcata influenza da parte del fumetto nero che tanto andava di moda in quegli anni e che Bava portò al cinema l’anno prima con “Diabolik”. In fin dei conti la storia di "Una jena in cassaforte" ben si adatta a un'avventura di Diabolik, di Kriminal e di quegli altri fumetti con la K, la cui cifra stilistica era la violenza parossistica e il cinismo degli intrecci. I titoli di coda dall'aria pop sono poi un'ulteriore conferma di questa contaminazione di linguaggi e l'assoluta mancanza di personaggi positivi non fa che accrescere il fascino di questo insolito film.

Chiusa la parentesi Canevari, ci ritroviamo a che fare con un vero e proprio "caso" del cinema italiano di genere: la filmografia di Sergio Garrone.
Fratello dell'attore Riccardo (famoso oggi per essere San Pietro nella pubblicità Lavazza ma in passato mattatore della commedia all'italiana), Sergio Garrone ha militato nelle fila del cinema popolare contraddistinguendosi in western "minori" ("Una lunga fila di croci", "Django il bastardo", "Tre croci per non morire") prima di passare a curiosi casi produttivi di double features che diventeranno un suo segno contraddistintivo. Il segreto era girare due film al prezzo di uno, ovvero chiedendo alla produzione una manciata di giorni in più, Garrone dirigeva due film contemporaneamente utilizzando stesse locations e stessi attori (e spesso riciclando le scene). Il primo caso fu rappresentato proprio da "La mano che nutre la morte" e "Le amanti del mostro", formula ripetuta poi per i nazi "Lager SSadis Kastrat Kommandantur" e "SS Lager 5: l'inferno delle donne" (ma gli furono attribuiti anche i w.i.p. "Detenute violente" e "Perverse oltre le sbarre", da lui solo sceneggiati).
"La mano che nutre la morte" e "Le amanti del mostro" furono girati in coproduzione con la Turchia in una villa nei pressi di Istanbul avvalendosi della star Klaus Kinski nel ruolo di protagonista. Siamo in entrambi i casi nel territorio del tardo gotico, con echi da horror chirurgico nel caso de "La mano che nutre la morte" e con chiari riferimenti al Frankenstein e al Jekyll e Hyde in "Le amanti del mostro".
Si tratta di due sgangherati ma godibili esponenti Le manti del mostrodell'exploitation all'italiana che però presentano tra loro un consistente scarto qualitativo. Infatti tanto divertente e discretamente strutturato è "La mano che nutre la morte", quanto tedioso e sconclusionato risulta invece "Le amanti del mostro". Quest'ultimo, infatti, pur supportato da un ottimo Kinski, risente molto della natura di patchwork, un insieme di scene rette dall'esilissimo plot di uno scienziato che seguendo le gesta di un luminare della scienza parente di sua moglie, si trasforma in un assassino dalla doppia personalità animalesca. Nel film succede ben poco se non il ripetersi degli attacchi in soggettiva del "mostro" e le ridicole crociate dei paesani contro il fantomatico assassino, individuato di volta in volta in vagabondi rubagalline.
Molto meglio con "La mano che nutre la morte", classico esempio di horror chirurgico in cui uno scienziato (sempre Kinski) tenta di ridare la bellezza alla moglie sfigurata da un incendio eseguendo su di lei trapianti di pelle prelevata a procaci fanciulle. L'ispirazione è chiaramente il capolavoro "Occhi senza volto" di Franju, ma siamo più dalle parti di "Il diabolico dottor Satana", fatto però alla maniera nazionale di allora, ovvero con violenza e sesso a go-go.
In entrambi i film si lasciano apprezzare i bellissimi temi musicali composti da Stefano Liberati ed Elio Maestosi.

I DVD CineKult sono altalenanti sotto l’aspetto tecnico. “Una jena in cassaforte”, a parte il formato in 4:3, è pressoché perfetto, grazie a una rimasterizzazione video e a una traccia audio pulita, il tutto avvalorato da una lunghissima intervista (un’ora circa) in due parti al regista, a uno degli attori, al produttore e ad alcuni esperti. I film di Garrone presentano invece un audio un po’ basso e se “La mano che nutre la morte” si avvale di una buona resa video, “Le amanti del mostro” in alcuni punti (soprattutto all’inizio) ha un leggero tremolio dell’immagine. Come extra le classiche interviste da 25 minuti l’una circa, che in “Le amanti del mostro” si riducono a Sergio Garrone, che spiega le dinamiche che hanno portato alla nascita dei suoi due film in questione e in “La mano che nutre la morte” oltre a Garrone c’è anche un’interessante contributo di Roger A. Fratter che mette a confronto i due film. Completano il tutto i consueti trailer e le gallerie fotografiche.

Caratteristiche DVD di UNA JENA IN CASSAFORTE
Video: 4:3 – 1.33:1
Audio: Italiano Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: “Hybrid 7 ospiti per un massacro” Interviste a Cesare Canevari, Sandro Pizzochero, Ninì Della Misericordia, Adriana Morlacchi e Diego Pisati, Trailer, Galleria fotografica, Trailers Cinekult.

Caratteristiche DVD di LE AMANTI DEL MOSTRO
Video: 16:9 – 1.85:1
Audio: Italiano Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: “Due mostri al costo di uno” Intervista a Sergio Garrone, Trailer, Galleria fotografica, Trailers Cinekult.

Caratteristiche DVD di LA MANO CHE NUTRE LA MORTE
Video: 16:9 – 1.85:1
Audio: Italiano Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: “Double Target” Intervista a Sergio Garrone e Roger A. Fratter, Trailer, Galleria fotografica, Trailers Cinekult.

Se volete leggere le recensioni di “La mano che nutre la morte” e “Le amanti del mostro”, cliccate sui link sottostanti.
La mano che nutre la morte
Le amanti del mostro

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 07/03/2012 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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