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Intervista a Joe Cornish, regista di "Attack the Block"

Joe CornishQuella che segue è un’intervista rilasciata dal regista di “Attack the Block – Invasione Aliena” Joe Cornish in data 29 maggio 2012 presso il Teatro 16 di Cinecittà, proprio in occasione dell’uscita italiana del suo film. L’intervista è stata rilasciata pubblicamente nel corso di una conferenza stampa, dunque si tratta dell’unione delle varie domande fatte al regista dai diversi giornalisti presenti.

Puoi leggere la recensione di “Attack the Block – Invasione Aliena” cliccando qui


L’intera vicenda di “Attack the Block” si svolge all’interno di un quartiere povero. Come mai la scelta di questa ambientazione? Anche tu sei cresciuto in un contesto simile?

In parte si, ma c’è da chiarire una cosa. Io non sono proprio cresciuto in un quartiere e in abitazioni come quelle che vedete nel film. Questo perché Londra ha dei quartieri con uno strano mix architettonico poiché è stata bombardata durante la prima guerra, dunque è facile trovare all’interno dello stesso quartiere case di tipo popolari accanto a edifici vittoriani.

“Attack the Block” è un film che mescola di continuo elementi realistici con elementi puramente di fiction. Come mai questa scelta? E soprattutto, a cosa ti sei ispirato per la realizzazione di questi strani alieni?

L’idea di combinare la fantasia con la realtà mi è venuta dal fatto che io amo molto i film degli anni Attack the Block Invasione aliena
’80, pellicole come Gremlins o Critters, film che appunto mescolano in modo interessante un po’ di fantasia con un po’ di realtà. La cosa che mi è subito sembrata interessante, e che trovavo divertente, è stata quella di immaginare come poteva funzionare una vicenda del genere all’interno di un quartiere come quello in cui sono cresciuto. Sarebbe stata una cosa nuova per me, una cosa che non avevo mai visto.
Invece l’idea degli alieni è venuta dalla mia gatta. Cioè, non è venuta alla mia gatta, è venuta a me osservando la mia gatta. Questo perché lei è completamente nera e quando si mette davanti la finestra e la luce la avvolge da dietro ti da l’idea di una silhouette totalmente nera, un qualche cosa di stilizzato…come se fosse un “pupazzo” fatto di ombra. E quindi è da lì che mi è venuta l’idea per “Attack the Block”, ammetto di essere molto grato alla mia gatta.

Parli spesso e soprattutto di influenze provenienti dai film americani, ma a noi “Attack the Block” sembra un film molto inglese. Cosa c’è di britannico nel tuo film?

Ovviamente penso che nessuno cresciuto in Gran Bretagna possa dirsi esente dalle influenze del “Doctor Who”. Sono comunque dell’idea che i registi britannici siano molto bravi a curare storie dal forte impatto sociale, ma al tempo stesso risultano molto carenti per quanto riguarda la sfera della fantasia. Io volevo invece usare questi ambienti inglesi, che solitamente vengono usati per dare spazio a storie drammatiche e un po’ deprimenti, per fare un film ricco di fantasia, di azione e di avventura. Credo che la Gran Bretagna abbia un forte retaggio nell’ambito della fantascienza ma è come se qualche cosa è iniziato ad andare storto verso la fine degli anni ’80. Adesso, invece, sembra che stia vivendo una nuova alba, una ripresa, grazie a registi come Edgar Wright, Neil Attack the Block Invasione alienaMarshall, Gareth Edwards.

Sappiamo che ti stai occupando della sceneggiatura di quello che dovrebbe essere il prossimo film di Egar Wright, vale a dire “Ant-Man”. Puoi rivelarci qualche cosa?

No. [ride] Posso dire solamente che la sceneggiatura è stata completata, ma poi si sa…quando dici che una sceneggiatura è completa in realtà non è mai completa.

Essendo questo il tuo esordio nel lungometraggio, nel momento in cui è nata l’idea di “Attack the Block” la decisione di dirigerlo, per te, è stata immediata oppure è venuta successivamente, a sceneggiatura già ultimata?

Ho deciso di dirigerlo sin da subito, sin dall’inizio. Io ho finito per lavorare nella commedia perché tutti quanti ridevano di me e quindi ho capito che forse avrei dovuto iniziare a fare quattrini del fatto che tutti ridessero di me. Però il mio sogno è sempre stato quello di fare il regista e di cimentarmi in un genere come questo.

Stai già lavorando al tuo prossimo film da regista? Tratterà sempre temi horror-fantascientifici?

Sto lavorando ad una cosa che ho in mente, sicuramente tratterà di nuovo elementi fantascientifici e fantasy, ma mi spiace non vi posso dire di più.

Come ben sappiamo, negli Stati Uniti c’è una vera e propria febbre del remake. Come la vedresti l’idea di un remake americano del tuo film?

Attack the Block Invasione alienaNon sarebbe male. Sarebbe molto, molto interessante ed entusiasmante l’idea che ci sia qualcun altro che lo scrive e lo dirige e dunque mi pagano per non fare nulla.

E se potessi scegliere un regista americano a cui farlo dirigere, senza porti alcun problema di budget?

Senza farmi scrupoli di budget? Sicuramente Walter Hill! Oppure, dal momento che stiamo viaggiando di fantasia, perché non Spielberg, Cameron, Dante, Carpenter…o meglio potrebbero dirigerlo tutti insieme, sarebbe una splendida squadra. E ci sarebbe sicuramente Terence Malick a curare il catering.

È vero che a seguito dell’uscita di “Attack the Block” sei stato contattato da J.J. Abrams? Sono previste future collaborazioni?

È un fan del mio film, questo si. Ha parlato molto bene di “Attack the Block” però no, al momento non è prevista alcun tipo di collaborazione.

Joe Cornish, Edgar Wright, Simon Pegg… è possibile considerarvi una sorta di factory del cinema fantastico britannico?

Siamo solamente un gruppo di amici, però confesso che mi piacerebbe molto l’idea di una factory, effettivamente. Sarebbe bello immaginarsi tutti insieme, in una specie di fabbrica, con divisa e cappellino in testa intenti a realizzare una bella poltiglia cinematografica.

Roma, 29 maggio 2012


A cura di Giuliano Giacomelli.

Autore: Giuliano Giacomelli - Data: 03/06/2012 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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Tags attack the block, invasione aliena, joe cornish, intervista, 29 maggio 2012, cinecittà, ant man