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Intervista a Francesco Bulckaen e Massimo Rossi, doppiatori di "Sinister"

INTERVISTA SINISTER: I DOPPIATORI FRANCESCO BULCKAEN E MASSIMO ROSSI
A cura di Roberto Giacomelli

28 Gennaio 2013, Roma.
Siamo stati convocati direttamente da chi si occupa della promozione del film “Sinister”, al cinema dal 14 marzo grazie a Koch Media, per intervistare i doppiatori italiani del film diretto da Scott Derrickson.
Abbiamo incontrato, in una piovosa mattina di fine gennaio nei prestigiosi studi Asci di Roma due delle voci più rappresentative del cinema italiano, Francesco Bulckaen e Massimo Rossi.
Bulckaen, noto per essere la voce ufficiale di Matt Damon ed Ewan McGregor, oltre che per aver prestato più volte la voce a Joaquin Phoenix e Ethan Hawke, qui doppia proprio quest’ultimo che in “Sinister” interpreta il ruolo del protagonista, lo scrittore di thriller Ellison Oswalt, coinvolto in un’inquietante storia a base di filmini snuff in Super 8 e demoni mangia bambini. Massimo Rossi, che ha un curriculum sterminato, essendo – tra l’altro – la voce ufficiale di Sean Penn, Charlie Sheen, Paul Giamatti, Kiefer Sutherland e Dennis Quaid, qui presta la voce a Vincent D’Onofrio, un esperto di paranormale che aiuta Ellison a far chiarezza su ciò che gli sta accadendo.

Se volete leggere la recensione del film “Sinister” cliccate qui.

Di seguito potete leggere il resoconto “integrale” dell’intervista, a seguire c’è invece un montaggio video con i momenti salienti del nostro incontro con Francesco “Ethan Hawke” Bulckaen e Massimo “Vincent D’Onofrio” Rossi.

Sinister





















Ci sono differenze nel doppiare un film horror in confronto a un film di un altro genere, tipo una commedia?
Franesco Bulckaen. Io di solito mi lascio andare a quello che succede nel film, per cercare di ricreare lo spavento in quell’attimo, ecco magari questa può essere l’unica vera differenza.
Massimo Rossi. Noi facciamo un tipo di lavoro che ci chiede di riprodurre quello che c’è sullo schermo, quindi se riproduci qualcuno che si ama o qualcuno che viene ammazzato, il nostro lavoro è sempre lo stesso. La differenza quindi non c’è, fa parte del nostro lavoro e anzi avere a che fare con più generi accresce la nostra esperienza.

In termini di recitazione, un doppiatore non fa altro che riprodurre quello che vede sullo schermo, quindi quello che fa l’attore originale, oppure c’è anche un margine di personalizzazione?
F.B. Deve esserci il giusto equilibrio tra quello che vedi e quello che provi.
M.R. Come dice Francesco, bisogna trovare un compromesso, anche perché noi non possiamo conoscere le sensazioni che provavano gli attori mentre recitavano, quindi dobbiamo interpretarle, immedesimarci e provarle a nostra volta per trasmetterle nel pubblico. Io spesso definisco il nostro ruolo “doppi-attori”, siamo quale cosa di diverso, perché l’attore si costruisce il personaggio su di se, noi invece dobbiamo capire quel personaggio e fare in modo che lo spettatore lo percepisca così come qualcun altro l’ha interpretato. Quindi serve questo equilibrio: guardare, cercare di capire, non proprio personalizzare ma seguire quello che si vede sullo schermo.

Come ci si prepara a doppiare un film?
F.B. Dipende dal film. Se sono delle operazioni molto grandi capita che ci sono anche delle proiezioni private, quindi vedi il film prima, leggi il copione. La maggior parte delle volte però non si va in sala doppiaggio preparatissimi… si sa chi è l’attore, si ha un’idea del film, la storia, ma in maniera dettagliata quasi mai.
M.R. Diciamo che oggi sono cambiate le cose. Una volta, soprattutto i doppiatori dei protagonisti, guardavano il film prima, lo studiavano, parlavano con il direttore del doppiaggio. Oggi è persa questa cosa, soprattutto per la celerità. Come diceva Francesco, se non si ha a che fare con un film proprio grosso, basta informarsi un minimo, poi ti vengono detti i turni di doppiaggio e vai. Poi una volta il film si cominciava a doppiare dall’inizio, oggi capita che si comincia anche dalla fine, in base alle disponibilità.

Sinister





















Ci sono attori e situazioni più facili o più difficili da doppiare?
F.B. No, per quello che mi riguarda ci sono volti che mi ispirano di più, e quindi mi risultano più facili da doppiare, e volti che m’ispirano di meno. Lo sguardo, il modo di porsi, che può essere più o meno vicino alla mia natura e quindi potrei essere facilitato nel lavoro, in altri casi devo tirare fuori aspetti che non sono miei e quindi ci devo lavorare di più. Sulle situazioni no, più che altro può dipendere dal film che si sta facendo.
M.R. Per assurdo posso dire che è più facile doppiare i bravi attori piuttosto che i cattivi attori, perché il bravo attore ti da tutto, basta guardare lo schermo e vedi già lo sguardo, come si muove… ti dice già lui dove devi spingere per valorizzare determinate battute. Invece quando ti trovi davanti attori meno bravi devi trovare tu delle forme per valorizzare quello che stanno dicendo.

Prima vi riferivate al fatto che spesso i doppiatori non hanno molte informazioni sul film che stanno andando a doppiare. Nel caso di Sinister, conoscevate il film?
M.R. No, ma non è una cattiva cosa non sapere troppo del film, lo fanno anche apposta a volte, perché così ti fai anticipatamente una tua idea del film, che spesso è anche sbagliata. Invece così ti lasci guidare dal direttore del doppiaggio, che invece conosce bene l’opera. Se invece tu già sai, ti crei dei preconcetti che possono interferire, perché tu parti già da una base che non sai se è quella giusta, quindi capita che devi cancellare quella base e ricominciare da capo e così è tutto più difficile.

In Sinister siete rispettivamente Francesco Ethan Hawke e Massimo Vincent D’Onofrio. Potete descrivere brevemente i vostri personaggi?
F.B. Ethan Hawke interpreta uno scrittore alle prese con il suo nuovo libro, dopo che il primo è stato un grande successo. Noi vediamo che lui all’inizio è molto ingenuo, così travolto dal successo del libro a cui ha creduto molto, anche se poi non è stato facile conservare questo successo con il secondo e quindi decide di scendere a compromessi. Quindi c’è questo personaggio inserito tra un punto di partenza e un punto di arrivo: un ragazzo che all’inizio è molto motivato dalla sua professione e che alla fine arriva ad essere meno convinto, cominciando anche a prendere in considerazione l’ipotesi di scendere a compromessi, perché magari tutto questo talento neanche c’era.
M.R. Il personaggio di Vincent D’Onofrio è uno specialista a cui il protagonista si rivolge per poter spiegare alcuni avvenimenti che gli accadono, per potere capire perché accadono e si rivolge a questo professore esperto di spiritismo e scienze occulte che gli darà dei suggerimenti che si riveleranno fondati.

Sinister




















È la prima volta, Massimo, che doppi Vincent D’Onofrio?
M.R. No, ma non chiedermi dove che non me lo ricordo! (ride n.d.r.)

In genere com’è doppiare questo attore?
M.R. Ti dirò la verità, è un attore come tanti altri, prendo quello che dice e che fa e lo ripropongo. Diciamo che Vincent D’Onofrio non è uno di quegli attori per i quali ci si deve mettere un’attenzione particolare, te lo dice lui quello che devi fare, lui non va mai troppo sopra le righe, ha un tipo di recitazione molto lineare. Ci sono altri attori che ti danno l’opportunità di studiare, come Sean Penn in Mi chiamo Sam in cui ho dovuto studiare il modo in cui interpretarlo meglio.

E invece Ethan Hawke, Francesco?
F.B. Ethan Hawke l’ho doppiato due o tre volte. In questo film è molto particolare perché ha dei momenti in cui è solitario e avvolto dagli eventi, da queste presenze demoniache e altri, soprattutto quando duetta con la moglie, in cui ha degli scatti d’ira molto forti.

L’hai doppiato anche in Daybreakers – L’ultimo vampiro.
F.B. Si, lì faceva il vampiro, era in cerca di sangue. Però mi sembra che non fosse troppo in scena, malgrado fosse tra i personaggi principali.

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C’è un attore che non avete mai doppiato e che vi piacerebbe doppiare?
F.B. No.
M.R. No, perché c’è qualcuno che l’ha fatto e sicuramente l’ha fatto molto bene. Poi bisogna accettare e valorizzare quello che ti capita e non quello che non ti capita.

Voi siete spettatori di film horror?
F.B. A me non dispiacciono affatto, soprattutto i film di zombi. Per esempio La notte dei morti viventi di Romero è stupendo, al di là degli zombi è proprio un bel film e quando sono fatti bene io li vedo molto volentieri.
M.R. Ah, quello di Romero l’ho visto e mi piace moltissimo, gli altri insomma… anche se c’ho dei figli che sono patiti per questo genere.
F.B. Poi è un film che al di là della vicenda di zombi, c’è tutta una tematica sociale sotto per cui l’unico che si salva è di colore e viene ucciso, insomma quando ci sono film che vanno oltre il semplice intrattenimento, come Shining anche, ben venga!
M.R. Ma di orrore sono considerati anche i Saw? Eh, quelli sono belli! Ricordo che mia moglie ha doppiato alcuni Saw, c’erano braccia tagliate, sangue. Sono belli per chi li riesce a vedere però! Io di solito vedo altre cose, vedo Candy Candy (ride n.d.r.)


Autore: Roberto Giacomelli - Data: 11/03/2013 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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Tags doppiaggio, sinister, doppiatori italiani, francesco bulckaen, massimo rossi, studio asci, roberto giacomelli, intervista, koch media