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"L'Evocazione - The Conjuring", intervista a Lili Taylor

Solo pochi giorni fa vi abbiamo fatto leggere in esclusiva un’intervista (qui) che Patrick Wilson ha rilasciato in occasione dell’uscita di “L’evocazione – The Conjuring”, il nuovo film di James Wan che noi spettatori italiani vedremo al cinema a partire dal 21 agosto grazie a Warner Bros.
Oggi è la volta di una nuova esauriente intervista a un altro protagonista del film, Lili Taylor, che in “L’evocazione – The Conjuring” interpreta Carolyn Perron, ovvero colei che chiederà i servigi dei coniugi esperti di paranormale Warren.
L’intervista che state per leggere ci è stata gentilmente concessa dalla Warner Bros. e stavolta non è una nostra esclusiva.


Sei mai entrata di nascosto in sala per vedere la reazione del pubblico?
LILI TAYLOR: Non lo faccio, ma sarebbe interessante farlo con questo film, considerando l’effetto che ha sugli spettatori. Al New York Comic Con, James [Wan] ha mostrato una clip di 20 minuti e il pubblico urlava di terrore. Ed io ho detto, ‘Voglio vedere il film assieme a voi ragazzi, siete fantastici!’

Sei una fan di questo genere di film?
Oh, si, assolutamente. E’ devo dire che non mi sento affatto soddisfatta, perché mi sembra sia passato talmente tanto tempo dall’ultima volta che mi sono spaventata come si deve per un film. A parte The Conjuring, quand’è l’ultima volta che avete visto un film davvero pauroso? Io sono più il tipo da L’Esorcista, e altri film della vecchia scuola.


The Conjuring L’evocazione


Quando guardiamo questo film la tensione aumenta fino al momento di quell’incredibile climax. Mentre giravi il film prevedevi già che queste scene avrebbero funzionato così bene?
In questo caso la CGI non è stata usata. Abbiamo girato alla vecchia maniera. Quando mi si spegne il cerino in cima alle scale, c’è qualcuno dall’altra parte con un tubo che cerca di spegnerlo [ride], è un effetto speciale fisico; questa scelta permette agli attori di immedesimarsi ancora di più nel loro ruolo. Quando guardi un puntino rosso sul green screen non è certo la stessa cosa.

Questo film porta James a un livello ancora più alto come regista, rispetto ai suoi film precedenti. Puoi dirci perchè?
Certo, credo rappresenti una fase del percorso di evoluzione di James come regista. E’ il suo modo di crescere; credo stia crescendo anche visivamente. Non vedo l’ora di vedere il suo prossimo film perché è così curioso ed emozionato, il che ti fa capire che continuerà a fare sempre meglio. In termini di recitazione, sentivo di potermi fidare totalmente di lui come regista; quello che mi diceva mi aiutava a fare quel che dovevo fare.

Ti hanno dovuta convincere a fare un film horror?
E’ tutto merito di James. Si, è un film ‘horror,’ ma questa è solo un’etichetta. Se devo essere onesta mi sono divertita molto a lavorare in questo tipo di film. E’ stato emozionante fare parte del cast di questa pellicola.

The Conjuring L’evocazione


In questo film hai sorpreso anche te stessa con la tua performance? E’ stato come avere una dote di cui non conoscevi l’esistenza?
Si, direi di si. Mi sono divertita davvero molto assieme agli altri attori, ma non è stato così facile. Ho lavorato molto duramente e sono felice del risultato.

Mi è piaciuto molto il modo in cui hai imparato a urlare per questo film.
Si, basta andare su Youtube e digitare, ‘Come urlare,’ e ci sono una marea di video che ti insegnano come usare la voce per urlare in modo perfetto. E molti di questi video fanno riferimento a questa donna che ha dei DVD che insegnano a scaldare la voce, li ho usati anche io. Quando arrivava il momento, mi prendevo 15 minuti per riscaldare la voce per urlare al meglio.
E’ stato sfiancante, perché ci vuole talmente tanta determinazione. E’ stato come doversi allenare. Il teatro è simile; bisogna essere in buona forma.

Quando sei sul palco dai il meglio perché devi fare una performance ogni sera, ma nel cinema come sei riuscita a recitare scene così intense, ciak dopo ciak?
E’ una questione di modulazione. James è stato molto capace. Sono diventata brava a risparmiare le mie energie tra un ciak e l’altro. C’è voluta molta concentrazione. Alla fine della giornata avevo il mal di testa, allora capivo di aver recitato bene: quando avevo male alla testa e agli occhi. Ma tra una ripresa e l’altra mi rilassavo, e quando arrivava il momento di recitare, mi riaccendevo immediatamente. Quando ero più giovane lo facevo sempre, ed era sfiancante [ride].


The Conjuring L’evocazione


Com’è stato recitare con un cast così prestigioso?
Avevamo tutti una forte etica del lavoro, ma sono convinta che avere attorno delle persone brave in quello che fanno sia contagioso. Sarebbe sciocco non guardarsi intorno e imparare. Vera [Farmiga] non è affatto presuntuosa; è anche lei una lavoratrice come gli altri; non torna spesso alla sua roulotte. Assorbe tutto. Da questo punto di vista siamo simili. Patrick invece ha bisogno di isolarsi, certe volte, per trovare l’ispirazione.

Essendo tu un’adulta, ti capitava di dare conforto agli attori più giovani nel corso delle scene più paurose?
Mi sono resa conto che non ce n’era bisogno. Il primo giorno di riprese, quando ci hanno messo tutti assieme a mangiare, ho capito che c’era un’atmosfera di calma e tranquillità, erano tutti molto simpatici. La cosa bella è che la figlia maggiore [interpretata da Shanley Caswell] si è occupata di farlo, ed è stato meglio così perché i ragazzini ascoltano molto di più una diciottenne che una quarantaseienne. Io ho solo cercato di lasciargli molto spazio.

Alla fine della giornata riuscivi a scrollarti tutto di dosso, oppure no?
Questo film mi ha lasciato qualcosa, trovarsi a quel livello di energia e permanere in quel mondo non-umano, mi ha colpito più di quanto non avrei mai pensato. Una volta arrivata a casa mi ci voleva del tempo prima di tornare nel mondo reale.

Cosa hai pensato quando hai visto il prodotto finito?
L’ho visto una volta e sono certa che lo rivedrò ancora. Sono rimasta molto contenta del mondo che abbiamo creato assieme.


The Conjuring L’evocazione


Analizzi mai le tue performance?
Cerco di non farlo perché non posso farci molto. Cerco di essere il più possibile costruttiva e di fare meglio le volte successive.

Patrick ha già girato tre film assieme a James e dice che continuerà a collaborare assieme a lui in qualsiasi altro progetto. Anche tu la pensi così?
Oh, si, farei qualsiasi cosa con James. Mi siederei per sette ore sulla sedia del truccatore, non c’è neanche bisogno che scrivano il mio nome sui titoli di coda, non mi importa che si sappia che sono io, mi basterebbe collaborare ancora con lui. E’ stato fantastico. Adoro anche i truccatori. Ho un grande rispetto per quel che fanno. James e quei due ragazzi formano una specie di triumvirato pazzo, con le loro folli immaginazioni.

Patrick e Vera hanno fatto alcune ricerche, hanno parlato assieme a Lorraine, mentre tu hai deciso di non parlare con Carolyn Perron, che è il personaggio che interpreti nel film. Come mai?
Loro avevano una responsabilità maggiore. Prima di tutto, Lorraine è ancora viva; la sua storia è molto nota; ha addirittura dei fan. Loro avevano bisogno di un background più ampio.
Per quanto riguarda il mio personaggio, la sua storia non è poi così nota. Non ho lo stesso tipo di responsabilità. Non c’era bisogno che conoscessi i fatti. Gli sceneggiatori mi hanno mostrato le loro ricerche, e quelle mi bastavano. E’ stato più facile per me perché avevo maggiore libertà. Qualche volta gli attori rimangono intrappolati dalla maschera che gli viene messa addosso, che in qualche modo li ostacola.

Sembra che oggi tu sia più aperta rispetto ai ruoli che interpreti. Da cosa dipende questo cambiamento?
Stanno succedendo delle cose interessanti. Come nel caso della mia esperienza con Netflix: ho fatto uno show con Netflix, perché mi volevo avventurare in questo nuovo ambito. E’ stata un’esperienza alla Robert Evans in The Kid Stays In The Picture, degli anni ’70.
‘Non giudicare senza conoscere’ è un principio che mi piace seguire e questa convinzione si è rafforzata in me negli ultimi 10 anni. Cerco di applicarlo sempre. Come ho fatto per questo film, per Hemlock Grove [la serie di Taylor di Netflix] e per il pilot di JJ Abrams dal titolo Human, che è fantascienza, tre generi in cui non ho lavorato molto.

Sei pronta a farti scoprire da un pubblico completamente diverso?
Ancora non è successo perché nessuno di questi film è ancora uscito. E’ ancora un concetto astratto per me. Ma ne ho avuto un assaggio con Haunting-Presenze. So sempre quando qualcuno mi riconosce per quel film. Si capisce che non sono andati a vedere [il film indipendente] Angelika. Ma, se dovesse accadere ne sarei felice perché più successo ottieni più opportunità hai. E’ così che funziona. Non era così negli anni ‘90 perché allora non era importante, ma adesso lo è, quindi, per me va benissimo così!

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 02/07/2013 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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Tags the conjuring, l'evocazione, lili taylor, james wan, insidious, intervista, uscita al cinema