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"L'Evocazione - The Conjuring", interviste a Vera Farmiga e Ron Livingston

Continua la nostra avventura nel dietro le quinte di “The Conjuring – L’evocazione”, l’atteso horror che ci riporta tra le atmosfera spettrali ormai care al regista James Wan.
Dopo avervi proposto in esclusiva l’intervista all’attore protagonista Patrick Wilson (potete leggerla qui) e all’attrice Lili Taylor (qui), ora vi facciamo leggere le interviste all’attrice protagonista Vera Farmiga, che interpreta l’esperta di paranormale Lorraine Warren, e all’attore Ron Livingston, che invece nel film è Roger Perron, abitante della casa in cui si verificano gli inquietanti eventi che richiedono l’intervento dei coniugi Warrern.
Vi ricordo che “The Conjuring – L’evocazione” sarà nei cinema italiani dal 21 agosto distribuito da Warner Bros.


Intervista a VERA FARMIGA

Nei tuoi film hai interpretato donne molto interessanti e diverse. Puoi raccontarci cosa ti ha attratto del ruolo di Lorraine Warren e del progetto in generale?
VERA FARMIGA: Pura adulazione. Gli attori adorano interpretare dei supereroi. E’ una cosa che attira il loro senso di importanza e il loro ego. E questo film mi ha attirato proprio per questo. ’Volete che interpreti una donna, la donna alla quale le autorità religiose di tutte le confessioni e fedi si sono rivolte per verificare alcuni dei più blasfemi episodi di fenomeni diabolici, avvenuti i in questo paese e all’estero? Una chiaroveggente approvata dalla UCLA? Una medium specializzata nel trance? Una vera esperta dell’oscura saggezza dei secoli? Ma certo!’. Lorraine Warren è una vera eroina, di quelle reali. Invece di maschera e calzamaglia, ho dovuto indossare il caratteristico completo scozzese con gonna anni ‘70 e camicetta pieghettata di Lorraine, e studiare quel famigerato caso in cui lo spirito non si limitava solamente ad infestare la casa, ma fece a pezzi la casa e tutti quelli che ci stavano dentro, inclusa lei.
Inoltre, suppongo di avere una sorta di fascinazione per le persone che possiedono un concetto di Dio solido. La sua è una fede determinata. Nulla la disturba, o la spaventa. E’ convinta che pazienza, fede e compassione superino qualsiasi cosa diabolica o malvagia. Mi stupisce che per oltre 30 anni Lorraine ed Ed Warren abbiano dedicato le loro vite in maniera del tutto disinteressata allo studio, all’insegnamento e alla ricerca degli spiriti. Il tutto, senza mai farsi pagare un solo centesimo. Mi attirava molto l’idea di interpretare questo ruolo. Mi attirava la sua forte determinazione, la sua incredibile empatia e il suo interesse per gli altri. Si dedica ad aiutare gli altri a raggiungere la tranquillità mentale, anche se la sua mente non è per niente tranquilla. Mi attirava il loro rapporto, il fatto che siano moglie e marito ma anche grandi amici. Mi attirava il modo in cui Ed e Lorraine si completavano a vicenda, un’unione perfetta. Lorraine era un’esoterica, mentre Ed era una persona concreta.

Cosa ti piace di più di lei?
Ammiro la sua sensibilità. Mi piace la sua curiosità. Il suo coraggio. Amo la sua allegria. Il suo fascino. Avere uno humour, una grazia e una gentilezza come le sue, dopo aver visto e affrontato un’oscurità e una depravazione del genere è impressionante. Ammiro il modo in cui amava Ed. E il rispetto che avevano l’uno nei confronti dell’altra. Le prove le si possono trovare in tutte le loro interviste su youtube. Guardate come si ascoltano a vicenda e come scherzano, anche dopo 50 anni di matrimonio e di battaglie contro il sovrannaturale. La loro era un’unione perfetta, erano davvero una coppia rara.

The Conjuring l’evocazione

Quali sono state le difficoltà maggiori nell’interpretazione di questo ruolo?
Interpreto il ruolo di Lorraine Warren a partire dal dicembre del 1970. Ho conosciuto l’ottantenne Lorraine. E credo che la difficoltà maggiore sia stata quella di individuare quale fosse la sua versione da trentenne. Molte delle domande personali che le ho rivolto riguardavano le sue insicurezze vocazionali e materne, le sue paure e le sue delusioni. Ho difficoltà io stessa a fare quel che faccio e a cercare, allo stesso tempo, di essere la migliore madre e moglie possibile. Volevo sapere come riuscisse a conciliare il fatto di essere una cacciatrice di fantasmi di notte e una rompiscatole di giorno. [Ride]
Per quanto riguarda i casi da lei trattati, esiste talmente tanto a livello di stampa, di video e di interviste di archivio, ma volevo delle informazioni più approfondite, sulla sua vita privata. Del tipo: quanto influisse il suo lavoro sulla sua vita sessuale? Non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo perché avvertivo un forte senso di riserbo da parte sua. Lorraine è la persona più positiva e lungimirante che abbia mai conosciuto, e ottenere da lei delle risposte brutalmente dirette, a volta, era difficile. Ha dovuto affrontare una grande oscurità, e anche solo il fatto di menzionarla le avrebbe fatto assumere forza. Avvertivo che la tattica di affermare la sua vittoria su di essa le impediva, qualche volta, di rivelarmi dei dettagli delicati e intimi.
Una frivolezza: Lorraine ha i capelli molto crespi e ricci mentre io ho i capelli completamente lisci. Una bella scocciatura quando dovevo fare quelle sue acconciature così particolari.

Com’è stato incontrare la vera Lorraine? E che tipo di effetto ha avuto su di te nel trovare il tuo personaggio per il film?
Le persone lasciano delle impressioni categoriche. Gente ricca. Gente potente. Gente divertente. Gente insicura. Metterei Lorraine nella lista dei ‘santi’ — la categoria di persone che hanno fatto tutto il possibile per il benessere spirituale del mondo. E’ una figura influente la sua; è la più importante ricercatrice del paranormale del paese da oltre cinque decenni. Per oltre 50 anni è stata considerata la maggiore esperta sullo studio delle entità spirituali e della chiaroveggenza. Ci si sente quasi in presenza di uno sciamano di fronte a lei. Di un prete. O un grande pastore. Una super-attivista. Una suora.
Lorraine lascia un’impressione indelebile. I suoi occhi ti entrano dentro; sono delle sfere luminose, sono pieni di amore e di bontà. E’ difficile distogliere lo sguardo. E’ come guardarsi nello specchio. Sai che ti vede dentro, che vede il tuo vero io. Desideravi quasi che ti raccontasse di te, di quello che già sai... e vorresti dirle tutto di te, ma lei già lo sa...

Ci puoi raccontare com’è stato lavorare assieme a Patrick Wilson, che interpreta il ruolo di Ed?
L’unica cosa che amo più di Patrick Wilson è la moglie di Patrick Wilson, Dagmara Dominczyk. L’ho diretta e ho recitato assieme a lei in un film, dal titolo Higher Ground. Dag ed io siamo molto unite. Ho un profondo rispetto e affetto nei suoi confronti. Ho bisogno di lei come un pesce ha bisogno dell’acqua. Patrick prova lo stesso nei miei confronti. Lui è stato uno dei fattori più importanti nella scelta di questo ruolo.
L’offerta di questo ruolo è arrivata assieme all’offerta di Patrick per il ruolo di Ed. Gli ho scritto immediatamente un messaggio: ’Accetto se accetti anche tu. Solo se accetti anche tu.’ Vedevo in Patrick quelle qualità tipiche di Ed. Patrick è molto concreto; è molto naturale; possiede una presenza molto autorevole. Il suo senso dello humour è immenso; ti scatena gemiti e risate allo stesso tempo. Ha la modestia di Ed. E’ un essere umano estremamente positivo, allegro. Era questa la qualità più grande dei Warren — la loro percezione della vita era tutt’altro che negativa. Erano così efficaci nel loro lavoro perché sono\erano persone molto positive.

The Conjuring l’evocazione

Cosa volevi esprimere del rapporto tra Ed e Lorraine?
Erano semplicemente una coppia di persone di successo. Messe assieme da forze divine. Non solo si amavano intensamente, ma si piacevano anche intensamente.

Dove troviamo Ed e Lorraine all’inizio del film, e cosa li conduce alla fattoria dei Perron?
Lorraine vi dirà che il suo lavoro a tempo pieno - fisicamente, spiritualmente, mentalmente ed emotivamente sfiancante - è il migliore che potesse desiderare. Ancora oggi le persone la chiamano a qualsiasi ora della notte al telefono di casa, e lei insiste nel volerlo lasciare pubblico e disponibile sull’elenco telefonico. Il suo lavoro richiede molto tempo e attenzione. Trovare un equilibrio tra l’impegno nei confronti degli estranei, di Ed, della figlia Judy, e verso se stessa era molto difficile. Lei si dedicava e si dedica tutt’oggi ad aiutare gli altri a raggiungere la pace mentale, anche se la sua mente non era sempre in pace.
All’inizio del film, Lorraine ed Ed sono esauriti, dopo l’ultimo caso in cui Lorraine ha visto e provato un episodio paralizzante e tormentante. Dalle interviste personali di Lorraine non sono riuscita a capire i dettagli di quello che le è accaduto. Era troppo spaventoso, troppo personale, troppo sinistro da ricordare. C’era una sorta di autocensura da parte sua che mi spaventava. Ciò che la spinge ad andare nella fattoria dei Perron è il suo grande senso di dovere e di missione. Nonostante la sua paura e la sua stanchezza, il sentimento di compassione che prova per Carolyn è talmente forte da superare il suo stesso benessere, riconosce in Carolyn il terrore e la disperazione che lei stessa prova, e quindi decide di intervenire.

Com’è stato lavorare assieme a Ron Livingston e Lili Taylor, che recitano rispettivamente nei ruoli di Roger e Carolyn Perron? E con le cinque ragazze che interpretano le sorelle Perron?
Lavorare assieme a Lili e Ron è stato davvero delizioso. Patrick, Lili, Ron... sono tutti attori newyorkesi di teatro, è una razza quasi vintage la loro. Un genere a parte. Li adoro. Se dovessi scalare l’Everest, sono loro che sceglierei come compagni di scalata. Ciascuno di loro ha una mentalità fortemente di gruppo. Una grande semplicità. Una mancanza di pretese. Un inequivocabile, indiscutibile senso di cameratismo, che va al di là del loro ego. Sono degli attori newyorkesi, buoni di natura, generosi. Che posso dire, sono il mio genere preferito di persone.
Le cinque ragazze... un quintetto di giovani reginette. La loro performance mi ha molto colpita, come anche la loro natura dolce e graziosa. Sin dal primo giorno non hanno fatto altro che ridacchiare, scherzare e fare il tifo. E’ davvero bello avere un’energia del genere sul set. Non puoi fare a meno di rimanerne coinvolto.

Ho sentito che a qualcuno sarebbero accadute delle cose strane sul set. Considerando la materia del soggetto, com’è stata l’esperienza di queste riprese?
Le ricerche che ho fatto non sono state certo divertenti, se devo essere onesta. Principalmente mi sono basata sul libro, The Demonologist. Nonostante la sua popolarità, l’ho trovato poco accessibile. E’ diverso da qualsiasi altro libro abbia mai letto. E’ un libro sulla teologia mistica. Spiega come e perché avvengano i fenomeni mistici. Mi ha spaventato da morire. Profondamente. La prefazione insiste che non è pericoloso leggerlo e che la ‘conoscenza è potere.’ Ad ogni modo, avvertivo un senso di terrore ogni volta che lo aprivo. Non l’ho mai letto nella santità di casa mia. Riuscivo a leggerlo solo in volo, è abbastanza assurdo, ma in qualche modo mi sentivo protetta su un aeroplano.
Una volta sul set riuscivo a rilassarmi un pò. Ad ogni modo, le settimane precedenti alle riprese sono state spaventose, traumatiche, tese; la mia immaginazione aveva la meglio su di me. Spesso, la notte mi sveglio ancora alle 3:07 di mattina.

The Conjuring l’evocazione

James Wan ha reinventato il genere cinematografico degli haunted house movies, e sa come spaventare il pubblico. Puoi dirci com’è stato lavorare con lui? E’ un regista collaborativo?
Se non fosse stato per la natura gentile, semplice, dolce e fantastica di James, sarei scappata subito via da un soggetto così terrificante. La sua genuina bontà, la sua gentilezza, e la sua bravura in questo genere di film mi hanno persuaso ad accettare il ruolo e ha portarlo fino in fondo.

Nel film indossi dei completi fantastici. Puoi parlarci dei tuoi costumi e del modo in cui sei riuscita a trovare il look distintivo di Lorraine?
Nel film ho un abbigliamento indimenticabile. [La costumista] Kristin Burke ed io ci siamo divertite un mondo a ricreare il guardaroba di Lorraine. Di per sé, gli anni ’70 hanno la loro atmosfera sovrannaturale, e poteva rappresentare una fonte di distrazione. Lo stile unico di Lorraine non ha tempo e, allo stesso tempo, è molto specifico. Può facilmente essere caricaturizzato se la performance non è autentica. E’ uno di quei casi in cui sono gli abiti ad indossare te, e non il contrario. Le cravatte di Ed sono in coordinato con il tessuto scozzese degli abiti di Lorraine. Una sorta di dichiarazione della loro solidarietà e partnership.

Cosa pensi del paranormale? Hai mai avuto delle esperienze sovrannaturali?
Esperienze sovrannaturali? Certo. Credo di poter accuratamente determinare le tracce psichiche di uno spazio quando ci entro dentro. Molte persone ci riescono. A parte questo, sono cose troppo personali da discutere.
Curiosamente, mi spaventano i chiaroveggenti. Non è qualcosa verso cui sono attratta. Preferirei molto di più scoprire la cose da me, piuttosto che farmi dire da ESP chi sono, cosa mi tormenta, o cosa mi succederà. Il genero di Lorraine,Tony Spera, insisteva che Lorraine leggesse la mia aura. Fui invasa dal panico ma prima ancora che potessi aprir bocca per declinare rispettosamente, Lorraine proclamò che aveva osservato Patrick e me sul set, durante una delle nostre prove filmate, e che avevamo entrambi delle ‘aure assolutamente sane’ . Per fortuna!

Secondo te cosa dovrebbe aspettarsi il pubblico da questo film?
Il pubblico dovrebbe aspettarsi di essere messo alla prova spiritualmente, emozionalmente, mentalmente e fisicamente. Sfido chiunque a non saltare dalla poltrona quando vedrà il film. Metterà alla prova la loro nozione di vita, morte, Dio, Satana, bene, male, misticismo positivo, misticismo negativo, e il loro posto su questo pianeta.

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Intervista a RON LIVINGSTON

Come sei arrivato a recitare in The Conjuring, e cosa ti attirava della storia?
RON LIVINGSTON: La cosa che più mi attirava era il cast del film. Sono un fan di Lili [Taylor] da diversi anni. L’ho vista a teatro a Chicago e ho capito subito che è un’attrice incredibile, capace di fare qualsiasi cosa. Vera [Farmiga], invece, ho iniziato a conoscerla cinque o sei anni fa, quando ha fatto Down to the Bone. Un film che mi ha molto colpito. Mentre Patrick Wilson lo avevo visto in Insidious, e sono subito entrato in sintonia con quello che James [Wan, regista] e Patrick stavano facendo, e con il lavoro di team in quel film. Perciò ero molto felice di questa opportunità.
Era da un po’ che non si faceva un film horror della vecchia scuola. Con tutti gli effetti speciali che si usano oggi, si sta spingendo un po’ troppo sul genere slasher, e la tipologia di film horror che si rifanno alla vecchia scuola era sparita. Mi colpiva molto il modo in cui James era riuscito a fare un film così terrificante come Insidious, prima di tutto considerando il budget che aveva a disposizione, e poi con l’uso di elementi davvero semplici, come il fatto di pitturare il volto di un attore di rosso, o affidandosi all’art department, e ai movimenti macchina. Non so, c’era qualcosa di grande in quello che aveva fatto.

The Conjuring l’evocazione






















Sei un fan del genere horror?
La maggior parte dei film di questo genere che preferisco sono quelli più vecchi. Shining è uno di quelli che riguardo almeno ogni due anni. Ha avuto un impatto enorme su di me quando ero piccolo, quello che riuscivano a fare, non solo con un horror, ma con il cinema in generale, è stupefacente. Credo che Alien sia un altro di quei film. Ha inventato il genere dell’horror fantascientifico. Non mi viene in mente un altro film prima di quello che abbia fatto la stessa cosa — forse Frankenstein — ma stiamo parlando del genere dell’horror fantascientifico. E comunque, era un film che si concentrava sui rapporti umani e sul ritmo, tutte cose che ritroviamo in questa pellicola.
Ecco un’altra grande pellicola da citare: Halloween. Quando Halloween-La Notte delle Streghe uscì, reinventò il genere in maniera ancora diversa, dando il via al filone dei film slasher.
Poi c’è stato Non Aprite Quella Porta. Prima di questo film, negli horror non si vedevano volare i corpi; è disturbante il fatto che ci troviamo in un mondo pericoloso in cui personaggi possono essere uccisi in qualsiasi momento. Poi, ogni singolo horror ha seguito quell’esempio, e tutti i loro personaggi sono diventati carne da macello. Il pubblico ormai parte dal presupposto che è inutile affezionarsi ai personaggi di questi film perché tanto muoiono tutti.
Ecco perché una cosa che mi piaceva molto di questo film è che ci si affeziona ai personaggi. In parte, anche perché molti di loro sono delle ragazzine. Ci si affeziona a tutti e senti di non voler perdere nessuno di loro. Il che rende il tutto ancora più terrificante.

Tornando agli attori, mi chiedevo se puoi parlare dell’esperienza di lavorare assieme a Lili Taylor. Interpretate una coppia sposata con cinque figlie. Com’è stato lavorare assieme a lei e costruire questo rapporto tra i personaggi?
E’ un’attrice fantastica perché sa fare tutto. Tutto il repertorio. E’ dolce, gentile, solida, e poi nelle parti in cui c’è bisogno che sembri spaventata e disperata è stupefacente. Mi sono divertito molto a lavorare assieme a lei.
Lei è il cardine di quella famiglia. Siamo negli anni settanta, ed è stato anche divertente tornare a un tempo in cui i padri non erano necessariamente coinvolti nella crescita dei figli — credo fossero alquanto confusi all’epoca. Si sedevano da una parte, come il cane di famiglia, ad aspettare che qualcuno gli desse da mangiare e gli dicesse cosa fare. Non ci siamo ancora abituati a quello che accade nel momento in cui la mamma, che è il cardine della famiglia, ha una crisi, in quei casi la famiglia aspetta che qualcun altro prenda le redini, e nessuno sa cosa fare. Credo sia un elemento nel quale tutti possano identificarsi.

Cosa ti piace di più di Roger Perron, il tuo personaggio, e quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato nella sua interpretazione?
Forse, l’idea che il personaggio che dovevo interpretare non era l’eroe che avrebbe salvato il mondo, il fatto che quello che affronta questa famiglia è più di quanto lui possa gestire. Quasi all’inizio del film, dopo aver cercato di gestire la cosa, capisce che è troppo per lui, e allora devono andare a cercare aiuto dai personaggi interpretati da Vera e Patrick.
Ma è anche la cosa che preferisco del mio personaggio e della storia in generale, perché vedo l’insieme, vedo il film nel suo insieme. Si tratta di trovare il coraggio, quando ti trovi di fronte a qualcosa più grande di te, di rivolgerti a qualcuno che abbia il potere di aiutarti. E in un certo senso è questo che è un esorcismo: E’ ricorrere a una potenza superiore, dire ‘Non ce la stiamo cavando molto bene qui. Non possiamo farcela da soli. Dobbiamo rivolgerci a un potere più grande per risolvere la situazione.’ Credo sia una cosa difficile da fare, soprattutto per un uomo. Credo fosse anche più difficile per gli uomini negli anni ’70, ed è ancora più arduo nel momento in cui lo scopo è prenderti cura della tua famiglia e mantenerla al sicuro.
In sostanza, interpretare un personaggio che deve arrendersi al fatto che non è in grado di gestire la situazione senza chiedere aiuto è certamente la cosa più difficile, ma anche la più gratificante della storia.
E poi i capelli. I capelli sono la cosa peggiore. Quel taglio anni ’70 era brutale.

The Conjuring l’evocazione

Hai aiutato a dare vita al look anni ’70 di Roger?
La cosa divertente è che abbiamo iniziato usando una parrucca, e poi, ovviamente, quando inizi a tagliare i capelli della parrucca non puoi certo tornare indietro. Quindi la prima versione della parrucca era lunga fino alle spalle, ma non aveva alcun senso. Poi i capelli sono stati tagliati più corti, alla Colin Farrell in Troy. Fantastici. Pensavo, ‘Voglio che sia questo il mio nuovo taglio!,’ era talmente favoloso. [Ride] Ma poi abbiamo deciso che era troppo favoloso. Sembrava improbabile. Poi, c’è stato un terzo taglio, ma sembrava quello di mio padre nel 1974. Quando l’ho visto ho pensato, ‘Odio doverlo dire…’ [Ride] ‘Il mio agente mi ucciderà per aver scelto questo anziché quello alla Colin Farrell, ma secondo me, questo è perfetto. Perciò scelgo questo.

Beh, ci si sacrifica per l’arte.
Si bisogna farlo.

Le attrici che interpretano i ruoli della ragazze sono molto brave nel film.
Si sono molto orgoglioso del lavoro che hanno fatto e del modo in cui si sono prese cura l’una dell’altra. E le ragazze più grandi hanno fatto davvero molto, non solo come attrici, ma come persone, prendendosi cura delle ragazze più piccole. Hanno creato un legame tra di loro e sono diventate una famiglia anche al di fuori dello schermo, cosa che si avverte molto nel film. E’ una cosa difficile da fingere.

Ci puoi parlare di Ed e Lorraine Warren, e del contributo che Patrick Wilson e Vera Farmiga hanno portato ai ruoli?
So che entrambi hanno trascorso parecchio tempo assieme a Lorraine, sono andati a casa sua e hanno visto quella stanza. Ed e Lorraine erano, da un lato, degli straordinari esperti di demonologia, e dall’altro, un’originale, coppia dell’East Coast. E credo che Vera e Patrick siano riusciti a catturare la loro eccentricità, perché sono davvero divertenti. Patrick, nel ruolo di Ed sembra quasi un venditore di Bibbie, sembra una di quelle persone che verrebbero a bussare alla tua porta e andrebbero di casa in casa a mostrare il loro campionario.
Mentre Lorraine è una specie di chiaroveggente, una medium, una persona che non sembra di questo mondo, come molte delle signore con le quali sono cresciuto nella mia chiesa, che si occupavano di Kool-Aid e dei biscotti.
Credo abbiano fatto un lavoro straordinario nel riuscire a catturare il senso di queste due persone, e nel raccontare la loro storia all’inizio delle loro carriere, quando stanno ancora cercando di capire chi sono e quale sia la loro missione.

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Ci puoi parlare di com’è stato lavorare assieme a James Wan, visto che sei stato un fan dei suoi film. Che tipo di energia ha portato sul set? E’ un regista collaborativo?
E’ fantastico. Davvero fantastico. La prima cosa che mi colpisce è che avevo una specie di preconcetto riguardo al fatto che, se una persona è in grado di fare dei grandi film horror debba essere necessariamente una persona cupa. James è assolutamente l’opposto. E’ veramente gentile. Ha lavorato assieme a questa truppe per tanti anni. Hanno fatto tanti film assieme, quindi ha messo assieme e plasmato un team in cui ha assoluta fiducia. E sa che possono fare quello che lui vuole. E poi ha una visone precisa dei suoi film.
Il suo set è positivo e cordiale. Sembra un posto sicuro dove andare a lavorare, il che aiuta parecchio quando si ha a che fare con delle tematiche così oscure. Perché senti di poter lasciare tutto sul set, una volta terminate le riprese. Lui non influenza il set con un’atmosfera tetra. Le persone si prendono cura le une delle altre su questo set, e lui è molto generoso con la sua truppe. E’ stato bello lavorare con i bambini, a volte può essere una cosa molto difficile. Ma non è stato così, con questi bambini. Spesso i bambini reagiscono in maniera differente, sono molto sensibili. Vogliono fare un buon lavoro, quindi bisogna guidarli e fargli sapere costantemente che stanno facendo un buon lavoro. Ad essere onesti, è una cosa che devi fare anche con gli attori adulti — forse ancora di più con gli attori adulti. I ragazzi sono favolosi, sai? Ma James è superlativo.
E poi è un maestro della tecnica—il suo ritmo, la sua luce, il suo art department—è tutto spettacolare. E’ tutto impeccabile. E fa sembrare tutto così semplice.

Com’è stato incontrare la famiglia Perron? Hai attinto da loro qualcosa da usare nella tua interpretazione, oppure la consideravi una sorta di creazione immaginaria o semi-immaginaria?
Ecco il mio punto di vista su questa cosa: raccontiamo una storia di possessione ed esorcismo. E chiunque voglia pensare che le persone non possano essere possedute da demoni dovrebbe guardare un episodio o due di Intervention, per capire che le persone vengono regolarmente possedute dai demoni. E la posta in gioco è davvero alta, perché quando accade, è una cosa che distrugge famiglie intere, e le persone perdono il controllo delle cose più semplici.
Quindi, secondo me, non devo necessariamente essere un giudice o un arbitro che decide se la storia di qualcuno corrisponde a quello in cui credo. Io arrivo sul set e se devo interpretare una persona reale cerco di rappresentarla nel miglior modo possibile, secondo quella che è la sua esperienza e le sue convinzioni. Roger era uno scettico. Lui ha la funzione dello scettico nel film, della persona da convincere di quello che sta accadendo. E da quel che so di questa storia, e da quello che mi ha detto lui, era uno scettico anche nella vita reale. E alla fine ha accettato che qualcosa stesse accadendo alla sua famiglia, e che non riusciva a capirla e a spiegarla. Per lui non è stato un bene; non ha certo aiutato il fatto che cercasse di negare gli eventi e che dicesse loro, ‘Vi state inventando tutto. Queste cose non stanno succedendo.
Per quanto riguarda gli spettatori e quello che devono credere, sia che abbiano avuto esperienze con diavoli o spiriti da un’altra dimensione oppure no, credo che tutti siano stati toccati da qualcuno nelle loro vite che ha perso il controllo della sua personalità ed è stato posseduto da qualcosa, e ha avuto bisogno dell’aiuto esterno, o del supporto di un familiare per chiedere aiuto. Quindi, secondo me, è questo il nucleo dell’identificazione del pubblico nella storia. Il resto sono chiacchiere da salotto.

Cosa dovrebbe aspettarsi il pubblico da questo film?
Questo film è un viaggio sulle montagne russe. E’ davvero terrificante. Credo che James volesse fare una sorta di ritorno al passato: Hitchcock incontra Amityville Horror incontra Poltergeist, quel genere di film, insomma. E anche se non c’è un linguaggio osceno, non c’è tanto sangue, né violenza, è abbastanza terrificante da aver preso i sedici anni, nonostante non contenga nessuno degli elementi che fanno prendere i sedici anni – a parte il fatto che è stato considerato un po’ troppo pauroso per i tredicenni. Il che, da un certo punto di vista, è qualcosa di cui essere orgogliosi.
Penso che, se ti piacciono gli horror e, soprattutto, se ricordi film come Poltergeist, che erano horror su delle famiglie che devono affrontare delle situazioni assieme, allora questo è il film per te.

Essendo tu stesso un fan, hai mai considerato la possibilità di scrivere o dirigere?
Ho riflettuto su questa idea. Ci sono un paio di cose su cui sto lavorando al momento, vedremo come andrà. E’ un po’ difficile bilanciare tutto. Il fatto è che per dirigere un film devi prenderti un anno, un anno e mezzo di pausa per seguire la storia nel suo sviluppo, il che significa che devi rinunciare a tre o quattro progetti come attore. E ancora non ho avuto il desiderio di farlo.
Per quanto riguarda la questione dello scrivere, io scrivo molto lentamente [Ride]. Ma mi piacerebbe farlo. Credo di avere un paio di storie che mi piacerebbe raccontare, e non vedo l’ora di iniziare a farlo.

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 19/07/2013 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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