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"L'Evocazione - The Conjuring", intervista al regista James Wan

E con l’intervista al regista James Wan concludiamo il nostro viaggio nei retroscena di “L’evocazione – The Conjuring”, il nuovo film horror del regista di “Insidious” in arrivo nelle nostre sale il 21 agosto grazie a Warner Bros.
Vi segnalo che “L’evocazione” è appena uscito nei cinema americani incassando la notevole cifra nel solo weekend di apertura di 41.5 milioni di dollari con generali commenti di apprezzamento sia da parte del pubblico che da parte della critica, decretando così il successo dell’horror low-budget che probabilmente avrà presto un sequel.
L’intervista a James Wan va ad aggiungersi a quella all’attore protagonista Patrick Wilson (potete leggerla qui), all’attrice Lili Taylor (qui) e agli attori Vera Farmiga e Ron Livingston (qui).
Ora siamo in attesa di vedere il film.
Buona lettura!


Intervista al regista JAMES WAN


Cosa ti ha attratto di questa storia e ti ha convinto a dirigere The Conjuring?
JAMES WAN: Seguo la storia della vita di Ed e Lorraine Warren da qualche tempo. Le loro vite mi hanno sempre affascinato; pensavo che avrebbe potuto diventare una bella storia la loro. Volevo comprare i diritti della loro vita e, alla fine, il progetto è arrivato all’attenzione della New Line. E quando la New Line è venuta da me per presentarmelo, ero già preparato su come avrebbe potuto essere il film. Quindi ho preso la palla al balzo.

Com’è stato per te incontrare Lorraine Warren e che tipo di suggerimenti ti ha dato per affrontare la storia?
Dunque, prima di tutto, incontrarla è stata un’esperienza davvero incredibile. E’ un personaggio affascinante e quando la incontri di persona ti rendi conto che è veramente fantastica. La prima cosa che tutti abbiamo notato è che è molto dolce. E’ una donna gentilissima. Ti ricorda una zia o una nonna. E quando parla del sovrannaturale e del paranormale si trasforma in una persona diversa. E’ davvero fantastica.
Lei è tutto quello che mi aspettavo e molto di più, non sapevo quanto fosse gentile e dolce. E’ stato davvero bello scoprirlo, e sentire le storie di come aiutava le persone e le loro famiglie. Conoscendola, si capisce perfettamente che tipo di persona sia. E sai che quando aiuta la gente dona tutta se stessa. Le persone che aiuta vengono prima di qualsiasi altra cosa. E’ stato questo che mi ha colpito di più.

Puoi raccontarci qualcosa della storia? Qual è secondo te la sua originalità e cosa la rende spaventosa?
Ricordo di aver chiesto agli sceneggiatori [Chad e Carey Hayes] perché avessero scelto questa particolare storia, mi dissero che erano andati a cercare alla fonte principale. Avevano chiesto a Lorraine quale, tra tutte le migliaia di casi su cui aveva investigato, l‘avesse maggiormente spaventata. E lei gli raccontò questa storia, che poi è diventata The Conjuring.
Molte delle sue storie sono davvero spaventose, ma credo che questa qui in particolare nascondesse delle ragioni emozionali e personali. Credo che questa vicenda l’abbia particolarmente colpita perché c’era di mezzo una famiglia che aveva delle figlie della stessa età della sua. E credo che qualsiasi cosa ci fosse in quella casa, poi abbia fatto visita anche in casa sua. Perciò era una storia personale. Ad ogni modo, credo sia stata la migliore da cui iniziare.

James Wan

Poiché le persone di cui parli sono reali, sentivi una particolare responsabilità nell’affrontare questo argomento o verso di loro?
Certamente. E’ stato proprio questo che mi ha attratto del progetto. Credo di aver fatto tanti film horror. Sono molto famoso nell’ambito di questo particolare genere, ma sentivo che l’unica area che non avevo ancora mai esplorato era quella dei film basati su dei personaggi reali. E ho pensato, ‘Chi meglio di me potrebbe fare un film sui Warren?’
Quindi, considerando chi sono e quello che hanno passato, volevo davvero rendere onore alle persone di cui parla il film. Non solo i Warren. Ma anche i Perron. Ovviamente c’erano delle cose che sapevo di dover modificare per adattarle al contesto del nostro film, ma volevo rimanere fedele all’essenza della loro natura, delle loro vicissitudini, degli incubi che hanno dovuto subire.
Era questo che volevo ottenere. Ho sempre detto che il mio scopo non era l’obbiettività nel caso di questo film. Volevo fare un film soggettivo. Volevo raccontare il film attraverso il loro punto di vista, i loro occhi — cosa hanno passato crescendo in quella casa, e quello che hanno fatto i Warren per aiutarli. Sono queste gli elementi su cui mi sono concentrato.

Riguardo al cast, avevi già lavorato assieme a Patrick Wilson in passato. Qual è il contributo di Patrick e Vera Farmiga al film e ai personaggi di Ed e Lorraine?
Credo che Patrick e Vera portino un grande contributo al film. Ritengo che conferiscano una solidità che è esattamente quello che cercavo per l’interpretazione di questi due personaggi. Ed e Lorraine sono davvero dei personaggi incredibili, e volevo fortemente dei buoni attori per far sì che tutto funzionasse alla perfezione. E Patrick e Vera sono due dei più stupefacenti attori con cui abbia mai lavorato.
Loro la pensavano esattamente come me riguardo al progetto. Volevano davvero rendere onore a Lorraine e a Ed; hanno fatto lunghe ricerche e hanno studiato molto. Sono anche andati a casa di Lorraine. Patrick è rimasto molto affascinato dal museo degli spettri che ha. Credo che Vera, invece, fosse nervosa. Vera aveva più paura perché è una persona molto spirituale e crede molto in queste cose. Quindi non voleva riportarsi dietro ‘qualcosa’. [Ride]
Ricordo che mi chiesero se volevo andare assieme a loro. Gli dissi, ‘Diavolo non ci penso nemmeno!’ [Ride] e poi, ‘No, non è necessario. Gli sceneggiatori hanno fatto le loro ricerche. Così come tutti gli altri attori. Io ho parlato con Lorraine. Non credo di dover anche andare in quella casa.’ [Ride]

Preferisci mantenere i tuoi incubi strettamente nel reame del cinema?
Assolutamente si. Preferisco tenere questo genere di cose nel cinema. Dico sempre che sono molto fifone. [Ride]
Uso sempre l’esempio che Spielberg ha fatto un grande film su uno squalo, ma non ne ha mai incontrato uno. Ha fatto dei grandi film sugli alieni, ma non ne ha mai incontrati.
Credo sia tutta questione d’immaginazione ed io ho un’immaginazione davvero folle. La gente mi chiede, ‘Come fai a fare dei film così spaventosi? Cos’è che sai ? Quali sono i trucchi che usi per instaurare un legame così forte con il pubblico?’ E io rispondo: Cerco di calarmi in quelle situazioni. Se mi trovo in una situazione che mi terrorizza sono piuttosto convinto che anche altri saranno terrorizzati allo stesso modo.

James Wan

Ci puoi parlare di Lili Taylor e Ron Livingston e del contributo che hanno portato alle interpretazioni di Carolyn e Roger Perron?
Sin dall’inizio, una delle cose che volevo veramente evitare è il classico film su una casa infestata dai fantasmi in cui la moglie e i bambini vedono di tutto, mentre il marito non vede niente. E quindi il marito non crede a quello che dice il resto della famiglia, e ci sono pianti e litigi. Ne abbiamo visti molti di film del genere.
Perciò, sin dal principio, volevo un marito che solo inizialmente non ha esperienze dirette, volevo qualcuno che sarebbe stato sensibile, che non avrebbe pensato che la moglie mentisse e che avrebbe creduto alla sua famiglia. E avevo bisogno di un attore in grado di far funzionare il tutto. Un attore capace di ottenere, da subito, la simpatia dello spettatore, perché è una persona buona, un buon padre di famiglia.
E non c’è nessuno più amabile di Ron Livingston. E’ una persona fantastica, gentilissima. Ron è davvero favoloso. Inoltre, è anche un grande attore. Credo riesca a instillare dell’affetto nello spettatore nei confronti della sua famiglia. Credo fermamente che le scene funzionino solo se si prova dell’affetto nei confronti della famiglia.
E poi Lili Taylor, wow, è fantastica, soprattutto considerando quello che deve sopportare il suo personaggio. Credo abbia fatto un lavoro magnifico. Con The Conjuring ho avuto la fortuna di avere un grande cast. E ci tengo a dire che anche i bambini in questo film sono fantastici.

Com’è stato dirigere le cinque ragazze che nel film interpretano le figlie?
Sono incredibili. Pensavo che si sarebbero spaventate, mentre invece non facevano altro che dire ‘Oh, guarda che make-up. E’ fichissimo!’ ed io pensavo, ‘Okay. Bene. Sono contento che capiscano che è tutta finzione, che non è reale.’ Credetemi, è importante che gli attori bambini riescano a capire la differenza tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Ma voglio anche dire che io creo un’atmosfera molto allegra sul set. Mi piace pensare che i miei set siano davvero felici, che nonostante il film sia spaventoso, nel momento in cui grido ‘Stop’ tutti si divertono, soprattutto i bambini. Le ragazze interpretano delle sorelle e sono andate d’accordo come delle vere sorelle, si sono divertite molto a lavorare su questo set.

Ho sentito dire che sarebbero capitate delle cose terrificanti sul set, mentre giravate il film. Tu ha vissuto qualche esperienza particolare?
Sul set? L’unica cosa che mi ha davvero spaventato è stata quando Lorraine ha fatto visita al set. Ha visitato la casa a due piani che abbiamo ricostruito negli studi di posa ed io ho pensato ‘Beh, non è una casa spaventosa. L’abbiamo costruita sei settimane fa’, giusto? Quindi so che non è quella vera. E’ solo un set. E’ finta.’
Ma quando Lorraine è uscita, ci ha detto, ‘La stanza dello specchio, al piano di sopra. Ho sentito una vibrazione in quella stanza. Ho sentito un’energia negativa’ Al che io la guardo e dico, ‘Lorraine, non è reale. Non è una vera casa. E’ un set.’
E lei, ‘Tesoro, non è del set che sto parlando. Lo avverto negli oggetti di arredamento che ci sono nella stanza.’ E a quel punto mi rendo conto che il mio scenografo ha arredato la casa con degli oggetti provenienti da vecchie abitazioni di campagna, trovati nel Wilmington, [Nord Carolina], e comprati a prezzi stracciati.
Lorraine ha sempre detto che gli spiriti non si trovano solo nei luoghi ma anche negli oggetti.

James Wan

Devi aver imparato molto sul paranormale, sugli spiriti e su tutto quello che concerne questo film. Vero?
Pensavo di saperla lunga prima, ma dirigere questo film sui Warren mi ha fatto capire cosa ci sia dietro a tutto, come ad esempio le tecniche che si usano e di cui non sapevo nulla. Molte delle cose che facevano sono davvero tecniche. Anche se loro ne parlano con grande nonchalance.

Nei tuoi film sei famoso per l’uso degli effetti speciali vecchio stile. Ci può parlare dell’equilibrio tra effetti speciali fisici e CGI in questo film?
Il motivo per il quale i miei film sono efficaci è che non mi affido molto alla CGI. Cedo che i film risultino più spaventosi in questo modo. In genere, quando senti le persone raccontare le esperienze spaventose che hanno vissuto, c’è sempre di mezzo una porta che cigola e l’oscurità. Oppure un tavolo che si muove nel buio. Sono in cucina indaffarati, impegnati a pulire i piatti, quando con la coda dell’occhio vedono passare una persona. Giusto? E in questi casi non sono necessari dei grandi effetti speciali. Basta una persona che passa, e se giri bene la scena, se la catturi bene, ottieni l’effetto giusto; a quel punto riesci a fare davvero paura. E’ questo che cerco di fare in tutti i miei film. E credo sia questa la ragione per la quale funzionano così bene.

Ci puoi parlare del tuo uso della musica? Perché sembra contribuire, assieme ad altri elementi, alla creazione dell’atmosfera dei tuoi film.
Non so come parlarne da un punto di vista filosofico perché è una cosa puramente istintiva. Credo semplicemente di sapere quando i momenti debbano essere più tranquilli e quando invece sia necessaria un po’ di musica. E soprattutto, quale tipo di musica usare. Gli strumenti a corda oppure il pianoforte, che è più malinconico. So quando è il momento in cui una corda di violino alta può farti venire la pelle d’oca.
Sono questi piccoli elementi che so gestire. Non so dove l’ho imparato, credo sia una cosa innata. E so quando usare questa mia abilità.

Sei sempre stato un fan degli horror?
Si, quando ero giovane adoravo questo genere. Ho visto Poltergeist quando ero ancora molto piccolo e quel film mi ha spaventato per tutta la vita, quello e Lo Squalo. Sono terrorizzato dall’oceano a causa di Lo Squalo. E, ora, come filmmaker, quelle pellicole mi fanno capire il potere del cinema. E’ una cosa che mi piace molto: Mi piace l’idea di emozionare le persone, di farle ridere, di farle saltare dalla paura. Quindi, penso che il genere horror mi permette di centrare il cuore e le emozioni degli spettatori. E’ per questo che mi pagano. E quindi lo faccio.

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 22/07/2013 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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Tags l'evocazione, the conjuring, james wan, insidious, intervista, warner bros, uscita italiana, fantasmi