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"Antologia di un urlo", una recensione al saggio di Nico Parente

Antologia di un urloSiamo abituati alla saggistica che parla di horror, che sia esso cinema, letteratura o quant’altro, con degli standard ben precisi che etichettino immediatamente l’identità dell’opera. Monografia, se parliamo di un regista, autore, attore, musicista specifico; Tematica se si espone una tesi e la si porta avanti rapportandola a un argomento ben preciso a cui tutto ciò si fa riferimento nel corpus dell’opera è in qualche modo rapportabile. Bene, se volete approcciarvi a un modo del tutto nuovo di scrivere di horror c’è “Antologia di un urlo”, l’opera di esordio di Nico Parente, giovane autore pugliese che in un lavoro mastodontico riesce a far entrare l’horror a 360 gradi.

Edito da UniversItalia per la collana specializzata Horror Project, “Antologia di un urlo” è uno zibaldone di oltre 400 pagine in cui vengono affrontate varie manifestazioni dell’horror inteso come genere culturale. Si passa dalla letteratura al cinema, dal fumetto alla musica con un intento ben preciso, che l’autore espone in una doverosa Premessa: l’opera è principalmente indirizzata a chi l’horror solitamente lo considera un genere poco nobile, a chi lo snobba, in modo da fornire ai denigratori sufficienti argomentazioni per convincerli della bontà e dell’importanza di un genere che è anche modo di intendere e leggere la cultura, fin dai tempi più antichi. Certo, l’intento di Parente è ambizioso e anche pericoloso, visto che il target dichiarato difficilmente si avvicinerebbe intenzionalmente a un corposo tomo che ha in copertina il volto terrorizzato di Barbara Steele mentre viene strangolata da due mani guantate. Ma c’è da dire che “Antologia di un urlo”, in realtà, è un opera davvero aperta a tutti, grazie a una doppia ed evidente anima. Da una parte c’è la volontà alfabetizzatrice a un genere, con un robusto corpus enciclopedico che parla soprattutto a chi il genere non lo conosce a sufficienza e dunque può trarre da questo saggio una marea di informazioni e indicazioni critiche, soprattutto sull’horror italiano (cinematografico e musicale). Dall’altra c’è però una dedizione all’approfondimento che fornisce anche agli orrorofili più esperti interessanti punti di vista personali (condivisibili o meno) sulle opere prese in esame e, soprattutto, una notevole mole di interviste a personalità dell’horror italiano che ovviamente sono una miniera di informazioni.

“Antologia di un urlo” si apre con una prefazione dello scrittore e sceneggiatore di fumetti Pasquale Ruju (che tutti i dylandoghiani conosceranno…), a cui segue una lettera del professore universitario Marcello Aprile che palesa l’origine accademica dell’opera di Parente (“Antologia di un urlo” è un adattamento della sua tesi di laurea). Dopo l’introduzione e premessa dell’autore, c’è l’articolazione in capitoli, ognuno dei quali dedicato a una forma mediale ben precisa. “Coltelli di carta” approfondisce il settore dell’editoria, in cui si fa un rapido excursus sulla storia letteraria dell’horror partendo dai classici Horance Walpole, Bram Stocker, Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft, fino ad arrivare ai contemporanei con un’intervista di chiusura alla scrittrice Alda Teodorani. Il secondo capitolo, “Il terrore sul grande schermo”, è dedicato al cinema ed è il più corposo. Gli autori e i film analizzati sono essenzialmente quelli della cinematografia italiana di genere, con lunghe divagazioni di carattere enciclopedico e in maniera cronologica su alcuni dei più grandi registi horror del nostro paese: Riccardo Freda, Mario Bava, Lucio Fulci, Dario Argento, Antonio Margheriti, Ruggero Deodato e via dicendo. Ogni “sezione” comprende interviste a personalità dell’horror collegate agli autori trattati, così se parlando di Freda c’è un’intervista allo sceneggiatore Ernesto Gastaldi e parlando di Antonio Margheriti si da voce al figlio Edoardo, o quando si approfondisce Argento ci sono le testimonianze di Eleonora Giorgi e Barbara Magnolfi che per lui hanno recitato, sono comprese anche testimonianze dirette come nel caso di Ruggero Deodato e Luigi Cozzi.
Il lunghissimo capitolo sul cinema è seguito da quello sul fumetto, curato da Diego Martina, che compie una veloce analisi del fumetto nel suo complesso (non solo horror, dunque), con schede monografiche sul papà di Flash Gordon Alex Raymond, Stan Lee, Charles Schulz, Will Eisner e tanti altri, per finire con una intervista doppia a due simboli Bonelli come il disegnatore Angelo Stano e lo sceneggiatore Pasquale Ruju.
A chiudere l’opera è il capitolo sulla musica, “Sound mortale”, in cui Parente disquisisce sul rapporto tra musica e horror e prende in esame la scena italiana legata al metal con interviste a Steve Sylvester dei Death SS, Morby, Giancarlo Fontani dei Sabotage e Meatgrinder e Tya degli Antropofagus.

Il risultato a cui “Antologia di un urlo” conduce è singolare, anche un po’ strano. C’è una volontà di completezza che ovviamente non può esserci realtà, ma l’analisi personalissima delle opere prese in considerazione rende questo lavoro particolarissimo e unico nel suo genere. Sicuramente consigliabile più ai neofiti del genere (come da premessa) che ai conoscitori più esperti, ma la scrittura semplice ma mai banale e le argomentazioni sempre comprensibili e interessanti ne fanno un saggio di veloce e vorace lettura.

ANTOLOGIA DI UN URLO
Autore: Nico Parente
Editore: UniversItalia
Collana: Horror Project
Pagine: 432
Prezzo: 30,00€

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 21/02/2014 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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