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Intervista a Christian Arioli

Antonluigi Pecchia. I tuoi lavori, fino ad ora, diciamo che sono sempre stati di genere horror; presumo quindi che sei un appassionato di questo genere.
Quale è il tuo film horror preferito?
Christian Arioli. Non ne ho uno in particolare, però se ne dovessi scegliere uno direi “E tu vivrai nel terrore…L’aldilà” di Lucio Fulci è un film a cui sono legato particolarmente.

A. P. Il primo film horror visto?
C. A. Il primissimo è stato “Creepshow” a 13 anni perché prima ho sempre avuto una paura incedibile nel guardare horror, tant’è che quando passavano i promo all’epoca su Antenna Nord (la futura Italia1) mi tappavo occhi e orecchie per non sentire e vedere nulla...

A. P. Quale è il tuo regista preferito?
C. A. Stessa cosa vale anche per il regista: non ne ho uno in particolare ma tra i miei registi preferiti di sempre ci sono: Mario Bava, Lucio Fulci, Takashi Miike, Riccardo Freda, Amando De Ossorio e Daniele D'Anza.
Diciamo che sono uno degli estimatori degli “anni d’oro del cinema horror italiano”. Ovviamente la mia vita da appassionato di cinema non si direziona tutta sugli horror, adoro ad esempio Woody Allen, Coppola, Scorsese, Monicelli...

A. P. Ormai noi italiani dal punto di vista del cinema horror ci troviamo di fronte ad un periodo spento. Tu come vedi il futuro dell’horror italiano?
C. A. Non vedo futuro nel cinema italiano in generale perché, come si può ben notare, non si producono altro che commedie demenziali con soggetti ripetuti identici, con qualche volgarità in più, dal 1983 ad oggi (vedi le varie “Vacanze di qui e vacanze di là”). Il cinema invece “serio” non fornisce altro che sceneggiature patetiche (non intendo dal punto di vista tecnico ma proprio in quanto storie patetiche, lacrimose, “sfigate”). Quando qualcuno tenta di fare qualcosa di nuovo, come Salvatores, non sembra godere dello stesso successo di gente tipo Pieraccioni, Aldo Giovanni e Giacomo, Vanzina... Quindi l’horror ? Ah sì, c’è Dario Argento che a mio modesto parere vive di rendita sugli allori dei suoi migliori film terminati drasticamente nel 1986 con “Opera” che rispetto alle ignobili produzioni successive (vogliamo citare “Il cartaio” ?) era un capolavoro ! Purtroppo da noi manca la possibilità per i registi nuovi di farsi conoscere nei confronti dell’establishment vigente in cui o fai fiction oppure la fame. In ogni caso, il cinema indipendente potrà emergere se qualcuno inizierà a sdoganarlo dando la possibilità di arrivare ad avere una discreta produzione. Inoltre solo attraverso il ritorno di un certo cinema di genere si potrà pensare anche all’estero e quindi a guadagni decisamente più alti rispetto alla singola Italia.

A. P. Tu fai parte del movimento “Horror underground italiano”. Quali sono le tue considerazioni riguardo questo movimento?
C. A. E’ un po’ quello che ho appena detto. Penso che sia l’unico modo per fare cinema horror in Italia, anche se soltanto con cortometraggi e con un budget molto ristretto rispetto ad un lavoro”normale”.
Purtroppo in Italia è difficile trovare qualcuno disposto a produrre i tuoi lavori e quindi si fa’ tutto ciò che è possibile fare da soli…

A. P. Da cosa hai tratto l’ispirazione per dirigere i tuoi lavori e quali altri autori hanno influenzato le tue opere?
C. A. Io essendo nato nel 75 ho vissuto gli anni 70 solo di riflesso, nel senso che musica, cultura, cinema di quegli anni per me sono stati all’epoca in cui incominciavo a masticare cinema delle vere e proprie novità rispetto alla pochezza degli anni 90 a seguire. Quindi nei miei lavori, un po’ anche inconsciamente, omaggio spesso i film di quel florido periodo, come ho fatto con “Presenze notturne”, dove ho voluto omaggiare gli sceneggiati “Il segno del comando” e “L'Amaro Caso della Baronessa di Carini” entrambi di Daniele D’Anza. Inoltre ho iniziato a fare cinema come regista nel 1994 ma si può dire che in realtà è solo nel 1999 che ho ripreso la mia produzione e un regista che mi ha insegnato molto è senz’altro Roger Fratter, visto che sono stato spesso sui suoi set e quindi ritengo che la sua influenza possa in certi momenti emergere.

A. P. Hai citato prima un certo “Presenze notturne”, dal titolo sembra interessante! Di cosa si tratta?
C. A. “Presenze notturne” è uno sceneggiato di 5 ore, un vero e sentito omaggio agli sceneggiati prodotti in Rai negli anni 70 come “Il segno del comando” e “L’amaro caso della baronessa di Carini”. Purtroppo nonostante il prodotto sia montato, e sonorizzato non ho più avuto modo di farlo doppiare come invece ero d’accordo con assessori alla cultura vari, che come capita sempre sono più attenti ai propri intrallazzi che alla cultura o ai giovani...

A. P. Come ti sei trovato coinvolto nel progetto di “Appuntamenti letali”?
C. A. Diciamo che mi sono trovato coinvolto nel progetto di “Appuntamenti letali” tramite un messaggio lasciato sul forum del sito filmhorror.com (sito dedicato e fatto da persone appartenenti anche loro al movimento “Underground italiano”) dove si richiedeva a chi volesse partecipare di scegliere uno dei racconti messi a disposizione dalla scrittrice Alda Teodorani e di trasformarlo in film. Dopo essermi messo in contatto con Alda, le ho esposto le mie modifiche per rendere il racconto il più cinematografico possibile, cambiando anche il finale. E’ un prodotto a cui sono molto legato perché il testo della Teodorani bene si integra con le immagini molto forti contenute al suo interno.
Inoltre, nel cortometraggio, dal titolo “Il Virus”, ho voluto fare una super citazione ad “Audition” di Takashi Miike, un film che mi ha colpito molto ultimamente, ma con gli effetti speciali di Maurizio Quarta ci siamo spinti molto oltre al suddetto film.

A. P. Come è andato il tuo ultimo lavoro?
C. A. Il 30 Aprile dello scorso anno, a Roma all’anteprima de “Il virus”, durante la sua visione molte persone non l’hanno retto fino alla fine per la dose massiccia di gore presente durante la sua pellicola. Il mio obbiettivo prefissato era appunto di creare un cortometraggio molto violento e piuttosto consigliato a persone dallo stomaco forte, quindi credo di essere riuscito nel mio intento. Il cortometraggio in questione ha girato poi diversi festival nazionali e internazionali come il “Dystopia Festival” a Berlino. Che dire… sono rimasto soddisfatto del traguardo raggiunto.

A. P. Ormai siamo arrivati alla conclusione di questa intervista, ma non può mancare questa domanda! Che progetti hai in mente per il futuro?
C. A. Il futuro è già qui nel senso che ho già iniziato a girare la prima parte di un progetto ambizioso che sarà costituito da più lungometraggi legati tra loro da un filo conduttore decisamente accattivante: le Crazy Suicide Girls. Sarà una serie Pulp ispirata per certe tematiche appunto a “Pulp Fiction” e “Kill Bill” condito con una giusta dose di thriller e sangue.
Per qualsiasi altra informazione riguardo le mie produzioni passate, presenti e future collegatevi al mio sito: www.christianarioli.com

A. P. Ti ringrazio per averci rilasciato questa intervista!
Un in bocca al lupo per il tuo prossimo progetto.

Autore: Antonluigi Pecchia aka Pax - Data: 18/08/2007 -
Contatto: pax@horrormovie.it

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