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TOP 5: i migliori e i peggiori horror del 2014

Se qualcuno ci chiedesse di ricordare il 2014 per il cinema horror, troveremmo non poche difficoltà. E le difficoltà aumenterebbero nel momento in cui ci dovessero chiedere di ricordare il 2014 per una cinquina di buoni horror. Perché, ahinoi, quest'anno che abbiamo appena salutato è stato forse tra i più fiacchi e poveri di pellicole di paura che la storia recente ricordi.
Pensiamo al loop negativo in cui era piombato il nostro genere preferito nella prima metà degli anni '90, sembrava destinato all'estinzione, pareva che stesse seguendo la stessa strada del western o del filone bellico. Poi le cose si sono rimesse apposto e, soprattutto dagli inizi del 2000 - anche con la mole consistente di remake nel secondo lustro della prima decade - il mercato degli horror cinematografici si è rimpinguato diventando tra i più ricchi ed prolifici. Ma negli ultimi due o tre anni, con il proliferare di film a basso costo (soprattutto mockumentary), sembra che le majors abbiano perso interesse nell'investire in progetti horror e quei pochi (spesso proprio mockumentary) non vengono più premiati dal pubblico. Va da se che la quantità è diminuita, ma purtroppo anche la qualità.
Dando uno sguardo veloce all'annata appena passata, ci accorgiamo che la pratica del remake e del sequel è sempre più rada e, paradossalmente, ha portato a risultati spesso buoni e, in alcuni casi, ottimi. Pensiamo a quello che è stato fatto con il "Maniac" di Franck Khalfoun, che seppur datato 2013, è uscito in Italia solo nel 2014 (per di più solo in home video!), oppure il "Carrie" di Kimberly Peirce, odiato da molti, ma indiscutibilmente ben confezionato. Certo, poi c'è la classica "pecora nera" che quest'anno prende il nome di "1303", un insulso rifacimento di un insulso film asiatico di una decina di anni fa, ma vabbè...
Nel campo sequel, invece, in mezzo a cose inutili e/o mediocri come possa essere lo spin-off latinoamericano di "Paranormal Activity", "Il segnato", o un altro spin-off, "Annabelle", sulla bambola vista in "L'evocazione", oppure il risibile "Wrong Turn 6 - Last resort", c'è anche l'ottimo "Anarchia - La notte del giudizio", sequel al già buon film dello scorso anno che è riuscito perfino a superare in qualità.
Ovviamente il filone più praticato, anche quest'anno, è stato quello del mockumentary e, più precisamente, il found footage. Oltre al già citato "Il segnato", abbiamo avuto i dimenticabili "La stirpe del male" e "Alien Abduction", il curioso ma irrisolto "Necropolis - La città dei morti", il licantropesco "La metamorfosi del male" e il risucitissimo low budget "Frankenstein's Army".
La sorpresa dell'anno è stata invece la rinascita del filone monster-movie che, ai soliti direct to video, tra cui gli inossidabili della The Asylum come "Age of Dinosaurs", "Shark Week" e "Mega Shark vs Mecha Shark", è stato segnato dal magnifico reboot di "Godzilla" diretto da Mr. MonsterMovie Gareth Edwards. Certo, c'è poi stato anche l'invecchiato "Spiders 3D", ma siamo in altri territori qualitativi.
Anche il cinema d'autore si è dipinto di sangue con due incursioni nel genere vampiresco di altrettanti Autori, ovvero Jim Jarmush, che ha portato al cinema il vampiro dandy e decadente con il poco originale "Solo gli amanti sopravvivono", e Neil Jordan, che è tornato a parlare di succhiasangue con lo sfortunato e affascinante "Byzantium".
Per chiudere, abbiamo avuto il boom dell'horror indipendente italiano, per lo più prodotto negli anni passati e distribuito quest'anno, soprattutto in home video. Al cinema sono arrivati i drammatici "Red Krokodil" di Domiziano Cristopharo e "In Nomine Satan" di Emanuele Cerman, il thriller misticheggiante "Ritual - Una storia psicomagica" di Brazzale e Immesi, l'home invasion "Surrounded" di Girolami e Patrizi. Ma anche il fantascientifico "2047 - Sight of Death", la ghost story "Controra - House of Shadows" di Rossella De Venuto, il collettivo episodico "Paranormal Stories" e il riuscitissimo "The Perfect Husband" di Lucas Pavetto. Ovviamente molti destinati direttamente all'home video, tra i quali il bel thriller di Cosimo Alemà "La Santa", il bizzarro "The Houds" di Maurizio Del Piccolo, il torture porn di Leonardo Ferrari Carissimi "Mr. America" e quello di Simone Gandolfo "Evil Things - Cose cattive", ma anche il notevolissimo "Morituris" di Raffaele Picchio, che è arrivato solo quest'anno in DVD. Ben due sono stati i film del duo Boni e Ristori, ovvero lo zombesco prodotto da Uwe Boll "Zombie Massacre" e il violento fantasy "Morning Star".
Di seguito la classifica dei 5 migliori e 5 peggiori film horror del 2014 secondo Horrormovie.it, considerando che sono stati presi in considerazione solo i film usciti in Italia quest'anno e non quelli prodotti nel 2014 ma ancora inediti nel nostro paese.

Top 5
Cub – Piccole prede
Arriva dal Belgio e si tratta di un piccolissimo horror realizzato grazie al fantomatico fondo per l’audiovisivo fiammingo e a una campagna di crowdfunding. Non c’è nulla di originale, raccogliendo gli stilemi tipici dello slasher movie, ma un’impronta tipicamente europea e uno spirito anarchico che si tinge di cattiveria, lo elevano sopra la media. E poi il piccolo killer dei boschi è inquietante sul serio!
Cub

Lo sguardo di Satana - Carrie
Per lo più è stato odiato perché ha un predecessore scomodo, quel capolavoro diretto da Brian De Palma nel 1976. Ma il “Carrie” di Kimberly Peirce probabilmente non è stato capito. C’è un’adeguata attualizzazione e una visione completamente femminile sulla vicenda raccontata che lo rende diverso. Quasi un X-men in chiave splatter: spettacolare e ottimamente interpretato.
Carrie

Anarchia – La notte del giudizio
Al suo secondo film, James De Monaco torna a raccontarci la Notte dello Sfogo annuale in un sequel che in più occasioni supera il predecessore. Stavolta c’è un budget maggiore e il regista e sceneggiatore può fare quello che il micro budget dell’altro non gli aveva permesso. C’è atmosfera, c’è grande coinvolgimento e finalmente si ha la sensazione che l’ottimo concept di base sia stato utilizzato a dovere.
Anarchia

Maniac
Siamo in territorio remake di un cult e addentrarsi in queste zone è sempre molto rischioso, a maggior ragione se rifai oggi un film crudo e violento fortemente ancorato all’epoca in cui è stato prodotto. Franck Khalfoun dimostra invece di aver studiato talmente bene il film di Lusting da aver capito cosa dovesse cambiare e cosa non toccare. Innanzitutto il remake di “Maniac” ha personalità, perché il regista ha deciso di girarlo in soggettiva, risultando anche originale nello stile, poi c’è lo stesso immutato senso di sporcizia e disagio, con picchi di violenza quasi insostenibili. Elijah Wood non è Joe Spinell, ma ha uno sguardo allucinato che funziona comunque bene.
Maniac

Godzilla
Sorpresa di questo 2014 è il reboot di uno dei più importanti e influenti monster movie della storia del cinema. Gareth Edwards, che aveva già dimostrato di essere portato con il genere con il film indipendente “Monsters”, racconta cosa è successo 60 anni dopo la comparsa di Godzilla con l’accidentale liberazione di due altri mostri radioattivi. C’è grande rispetto per l’opera originale e c’è un gran talento nel gestire un film così importante e difficile. Il Re dei Mostri ha un look magnifico e le scene in cui è presente sono da standing ovation. Per fortuna si è imparato dagli errori commessi e non si è optato per un Godzilla by Roland Emmerich Parte 2.
Godzilla


Flop 5
Oculus – Il riflesso del Male
Mike Flanagan trasforma in lungo un suo corto… e si vede! L’idea che sta dietro a "Oculus" è anche carina, per quanto già vista, ma l’esecuzione non è adeguata. Atmosfere da ghost movie che cozzano con gli intenti generali, per tutto il film non succede mai nulla e la noia, irrimediabilmente, regna sovrana.
Il manifesto dell’occasione sprecata!
Oculus


Hansel e Gretel e la strega della Foresta nera
Siamo nei territori della sciocchezza a tutto tondo, un film stupidino, realizzato con tanta mediocrità che però non ha pretese… e questo è l’unico motivo che non gli fa scalare posizioni in classifica. C’è stata la scellerata scelta di distribuirlo addirittura al cinema, ma questa versione teen e “stupefacente” di Hansel e Gretel è il classico prodottino da home video, con carenze sia a livello tecnico che artistico. Non c’è violenza, non ci si diverte e la bizzarra idea di fare delle Strega una spacciatrice di marijuana è presto esaurita. Si dimentica mentre lo si guarda.
Hansel e Gretel

Dracula Untold
Sono film come questo che fanno male all’horror. In maniera più grave che come già accaduto in “Twilight”, qui si stravolge in negativo la figura del vampiro e la gravità massima sta nel fatto che il vampiro in questione è Dracula. Il film di Gary Shore è ignorante e dannoso perché capace di creare ignoranza. Stravolge, anzi ignora, inutilmente il romanzo di Bram Stoker e fa del principe dei vampiri un modello con superpoteri. Con maggiore onestà avrebbero potuto titolarlo “Superman Untold”.
Dracula Untold

1303
È giusto punire il film di Michael Taverna perché fare nel 2014 (anzi, 2013… da noi arriva con un anno di ritardo) una roba di questo tipo vuol dire o che non si è assolutamente attenti a quello che è il panorama horror o che si è stati ibernati per quindici anni e si è stati scongelati solo ora. Non è concepibile fare un ghost movie in maniera così vecchia e insulsa, per di più remakizzando un horror thailandese già inutile e derivativo di suo. “1303” è p(i)attume paratelevisivo, povero di idee e di soldi, noioso e incapace di suscitare il ben che minimo spavento.
1303

I, Frankenstein
Vale lo stesso discorso fatto per “Dracula Untold” con l’aggravante delle risate involontarie. “I, Frankenstein” è tratto da un graphic novel mai pubblicato, realizzato da colui che poi l’ha scritto e interpretato. Dunque, per la serie ‘me la canto e me la sono’, vien fuori questo pastrocchio che vuole trattare in chiave fantasy il romanzo di Mary Shelley trasformandolo in una specie di “Underworld”, dove a scontrarsi sono Angeli e Demoni, mentre nel mezzo si muove sto disgraziato del mostro di Frankenstein, che qui si chiama Adam e ha le fattezze ben poco mostruose di Aaron Eckhart, a cui bastano due cicatrici in viso per credere di essere spaventoso. Neanche a dire lo stupro attuato sul capolavoro letterario della Shelley, di cui si pone come sequel, ma piuttosto si ride per l’idiozia di base, considerando anche che il film riesce a prendersi sul serio.
I Frankenstein

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 03/01/2015 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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