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Intervista ad Alessandro Neri, autore del libro "Mad Max Trilogy – Dal nomadismo al cyborg"

La casa editrice Eus Edizioni ha distribuito da qualche settimana "Mad Max Trilogy – Dal nomadismo al cyborg", un libro scritto da Alessandro Neri che analizza a 360° il mondo di Mad Max.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare l'autore.

Redazione: Ci puoi parlare di quello che è stato il tuo percorso per realizzare questo progetto?
Alessandro Neri: Semplice, una volta terminato il mio corso di studi alla Sapienza ho sempre avuto in testa l’idea di realizzare la mia tesi sulla trilogia di “Mad Max”. Sicuramente non è uno di quegli argomenti che possiamo definire “convenzionali” all’interno del mondo accademico. La cosa più difficile è stata trovare un docente capace di guardare al di la della propria cattedra e per questo non finirò mai di ringraziare la mia professoressa di cinema, Giulia Fanara. Ha creduto in questo progetto fin dall’inizio e mi ha anche dato dei suggerimenti importanti su alcune tematiche da sviluppare. Da qui in avanti la biblioteca di Cinecittà, internet e riviste specializzate mi hanno fornito tutto il materiale necessario. Senza dimenticare l’amore che fin da bambino ho avuto per questa trilogia.

R: Come è strutturato il tuo libro “Mad Max Trilogy”?
A.N: Il libro è diviso in tre capitoli in cui analizzo alcune tematiche interessanti non solo dal punto vista strettamente cinematografico ma, soprattutto, anche dal risvolto sociologico. In particolare, nel primo, mi sono concentrato sul modo di fare di cinema di George Miller che, per certi aspetti, è assolutamente innovativo. Il ruolo dell’eroe e la visione del futuro visto con gli occhi del regista. Nel secondo capitolo invece, analizzo l’influenza che un eroe così atipico come “Mad Max” ha avuto in altre culture lontane dal mondo occidentale. Ad esempio non tutti sanno che il manga Ken il guerriero è una sorta di versione giapponese dell’eroe creato da Miller. Inoltre ho esaminato alcune sequenze del terzo episodio che altro non sono che un racconto allegorico di nostre abitudini e credenze quotidiane riviste in chiave post-apocalittica. Il terzo capitolo parla invece di noi, delle nostra società come se adesso e di quanto è simile al mondo creato da Miller. Il concetto di geneder in un futuro prossimo, la nuova fisionomia delle nostre metropoli con le loro subculture punk. Insomma, non siamo mai stati così vicini ad assomigliare al mondo di Mad Max ma ancora non ce ne siamo resi conto.

R: Della prima trilogia di “Mad Max”, qual è il tuo film preferito?
A.N: Indubbiamente sono molto legato al terzo, più che altro perchè da adolescente è stato il primo che ho visto e da li ho scoperto l’esistenza dei due capitoli precedenti. In quegli anni ero un fan del manga Ken il guerriero, come tutti i ragazzi della mia generazione. In “Mad Max” ho rivisto, inconsciamente, il mondo del re di hokuto e leggendo il mio libro, scoprirete che questo binomio non è frutto della mia immaginazione. L’idea di un mondo distrutto da un conflitto atomico è qualcosa che mi porto dentro da sempre, una sorta di premonizione. Io credo davvero che seguendo questa “linea di condotta” il genere umano è destinato all’estinzione. Guardavo i telegiornali all’epoca, la guerra del golfo, le bombe, immagini di distruzione che all’ora di pranzo erano (e sono tutt’ora) all’ordine del giorno. Poi guardi Tina Turner a capo di un’ipotetica città postapocalittica, Mel Gibson perso nel deserto e salvato da una colonia di bambini sopravvissuti ad un disastro aereo. Mi chiedevo: dove finisce la finzione e inizia la realtà?

R: Quali sono le tematiche che più ti affascinano della prima trilogia di “Mad Max”?
A.N: Potrei iniziare dalla solitudine. “Mad Max” mi ha sempre trasmesso l’idea della solitudine di un uomo che vaga senza una meta, con il solo scopo di sopravvivere. Al giorno d’oggi siamo tutti indaffarati ad andare da qualche parte: per lavoro, per vacanza, ci spostiamo sempre con un motivo e con una meta. Questo però non ci rende diversi da Max, anche noi sopravviviamo basta. Un altro aspetto è l’attaccamento alle cose materiali, a questo assurdo identificarci in ciò che possediamo. Ci autocataloghiamo in base al nostro modo di vestire, la nostra casa, la nostra macchina, il nostro lavoro. Che faremmo se da un giorno all’altro non avessimo nulla. Gli uomini sono pronti a trovarsi tutti sullo stesso piano? Il ricco sprofondato come il povero, chi più aveva costretto ora a sopravvivere. Partendo da zero, il povero di una volta avrebbe forse un’occasione, un istinto diverso che gli permetterebbe di sopravvivere più a lungo del ricco. L’aspetto che maggiormente mi affascina sta racchiuso nel secondo capitolo della trilogia: il petrolio e la sua assenza. Gerge Miller in una intervista dichiaro’ che dopo solo tre giorni di sciopero del carburante in Australia, la gente arrivò a spararsi addosso alle pompe di benzina. Questa per me è l’essenza di “Mad Max”, quando tutto si sarà esaurito, ci ammazzeremo come animali, il più forte prevarrà sul più debole. E non per forza il più forte sarà il più ricco di una volta.

R: Affrontando il mito “Mad Max”, chi ti viene in mente prima Mel Gibson o a George Miller?
Rispondo a questa domanda con un’altra domanda: esisterebbe Mel Gibson se Geroge Miller non avesse creato il mondo in cui Mad Max vive la sua epopea?

R: Immagino che tu abbia visto anche il nuovo “Mad Max”. Cosa ne pensi?
A.N: Vivendo all’estero, ho avuto modo di vederlo in lingua originale e sono rimasto colpito dalla recitazione di Tom Hardy: secca, asciutta, essenziale. Parla con gli occhi, e quella sorta di museruola che porta all’inizio del film non è solo una trovata da film action. I dialoghi della prima trilogia, però, secondo me sono insuperabili. Vent’anni fa a mio avviso, si badava più alla sostanza, alla storia, ai contenuti, alle allegorie e alle metafore. La prima trilogia dal mio punto di vista era cinema scritto, quest’ ultimo capitolo è cinema che va guardato senza essere ascoltato. Certamente l’azione, gli effetti e la fotografia di questo “Fury Road” sono davvero eccezionali ma io un film, amo anche ascoltarlo, non solo guardarlo. Non è un giudizio negativo, a volte guardiamo un film in una fase della nostra vita e ci trasmette delle sensazioni, altre volte la nostre aspettative sono troppo legate al ricordo di emozioni vissute anni prima. Ma non può essere sempre cosi, perchè noi cambiamo e anche il cinema cambia. Aspetto comunque di rivederlo Italiano.

Autore: La Redazione - Data: 10/06/2015 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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Tags Alessandro neri, mad max, mad max trilogy, eus edizioni, collana via col cinema