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Intervista a Davide Panetta, autore del libro "Il Corvo – La leggenda di un cult"

Davide Panetta è l'autore di "Il Corvo – La leggenda di un cult", un libro pubblicato dalla casa editrice Eus Edizioni per la collana Spaghetti Horror.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare l'autore per parlare di questa pubblicazione dedicata a "Il Corvo", film che ha fatto innamorare una generazione intera.

Redazione: Ci puoi parlare del tuo libro “Il Corvo – La Leggenda di un cult”?
Davide Panetta: Questo libro non è niente di più che il mio personale omaggio a uno dei film più famosi e amati di sempre. Ho cercato di racchiudere in un unico testo non solo tutto quello che c’è da sapere su questa grandissima pellicola ma ho anche voluto offrire un giusto riconoscimento a tutte quelle persone che come me hanno vissuto la propria adolescenza scrivendo sul diario le frasi di Eric Draven o truccandosi da Corvo durante le feste di Halloween: insomma un tributo a quella che io definisco la generazione di “Non può piovere per sempre”, che poi è anche la mia. Questo libro è per loro. Eppure la realizzazione di questo testo è arrivata assolutamente per caso: stavo nella mia stanza a sistemare la mia collezione di film in blu ray e a un certo punto mi soffermo sulla copia del film "Il Corvo", che capeggia in bella mostra davanti a tutti gli altri a mo’ di oracolo. Quasi come se fossi stato preso da una forza a me estranea (su, lasciatemi rendere il racconto un po’ più romantico!), lascio stare quello che stavo facendo e decido di mettermi a guardarlo per l’ennesima volta (lo guardo almeno 3/4 volte all’anno). Verso metà del film rifletto su questa domanda: possibile che a più di vent’anni dalla sua uscita non sia stato scritto ancora un libro su Il Corvo in Italia? Ebbene, il giorno dopo chiamo Daniele Francardi della casa editrice EUS Edizioni (con la quale avevo già pubblicato il mio primo romanzo Il contrario di noi) e gli parlo dell’idea di scrivere un libro su "Il Corvo". La sua reazione? Bhe, non vi dico esattamente cosa mi ha detto ma posso assicurarvi che il suo entusiasmo era alle stelle! Il giorno stesso iniziai a scrivere l’introduzione del libro...

R: Nel libro dedichi un capitolo alla colonna sonora del film. Quanto ha contribuito a rendere cult questo progetto?
D.P: Tantissimo. "Il Corvo" è oggi un cult per tanti motivi: uno di questi è insito proprio nelle sue musiche. All’epoca, nel 1994, quando il film uscì al cinema, il rock stava vivendo gli ultimi atti della sua grandezza. Non dimentichiamoci che in quello stesso anno morì un certo Kurt Cobain, personaggio la cui scomparsa viene a sua volta identificata da molti come la morte definitiva del rock. Intendo il rock vero, quello fatto con la sola voglia (ormai appannaggio di pochi) di suonare e regalare emozioni senza scendere a compromessi. Nel film "Il Corvo" sono presenti alcuni dei maggiori artisti indie e underground del tempo, nomi come Nine Inch Nails, Stone Temple Pilots, Rollis Band, ma anche mostri sacri come i The Cure, tutte band che stavano attraversando il loro periodo di maggior successo regalando alla cultura “dark” le battute finali di una generazione che oggi, purtroppo, è mutata in forme ibride e improbabili votate più alla moda che alla pura devozione musicale (qualcuno ha detto EMO?). La colonna sonora del film descrive quasi in forma didascalica ciò che la storia vuole raccontare, quali tipi di emozioni far suscitare allo spettatore a seconda dello stato d’animo suggerito dalla sua visione. Senza di essa gran parte del fascino della pellicola di Brandon Lee sarebbe probabilmente venuto meno, perché se oggi ricordiamo con più lucidità quel film il merito è anche di quelle canzoni indimenticabili che risuonano ancora nella nostra testa. Alzi la mano chi non ha versato almeno una lacrima (o è stato sul punto di farlo) quando alla fine del film compare la dedica For Brandon and Eliza e in sottofondo uno slide di chitarra introduce la bellissima It Can’t Rain All the Time. Nel libro ho voluto parlare della colonna sonora in un capitolo appositamente dedicato perché è senza dubbio uno degli elementi che meritano di essere approfonditi e che danno forza al film rendendolo ancora più speciale.

R: E se Brandon Lee non fosse morto sul set, “Il Corvo” avrebbe avuto lo stesso successo secondo te?
D.P: Vedi il problema di personaggi come Brandon Lee ma anche di Jim Morrison, della Joplin o di Hendrix, insomma di tutti quei grandi artisti morti prematuramente, è che è praticamente impossibile riuscire a immaginarli fuori dal loro guscio mitologico. Li abbiamo idealizzati, resi icone, idolatrati come se fossero degli dei avendo bene in mente un’immagine di loro che è quella e oltre quella no va. Lo stesso discorso vale per ciò che hanno fatto, quello che sono riusciti a creare. Se Brandon non fosse morto, obiettivamente "Il Corvo" sarebbe stato comunque un bel film ma appunto sarebbe rimasto solo un “bel film”. Punto e basta. Quasi sicuramente sarebbe stato lui il protagonista dei seguiti che sono spuntati dopo il film e ci avrebbe evitato tutto lo scempio che è venuto dopo sfruttando il successo del lungometraggio originale. Magari oggi Brandon sarebbe stato un’affascinante cinquantenne, una stella del cinema al pari di Brad Pitt o Johnny Deep impegnato a recitare in numerosi film hollywoodiani. Se, ma, forse, magari… La verità è che Brandon è morto e noi tutti ce lo vogliamo ricordare solo in un modo, con quel trucco e quegli occhi pieni di amore e speranza. Parliamoci chiaro: al tempo, a parte gli adolescenti americani che avevano letto il fumetto originale, pochi erano quelli che stavano seguendo la gestazione del film e che lo attendevano con trepidazione, e sempre molto pochi conoscevano (eccetto i fan) ciò che fino a quel momento aveva fatto Brandon Lee come attore. Quando venne annunciata la sua morte la notizia ovviamente fece presto il giro del mondo e ciò che seguì scatenò una reazione a catena inarrestabile: guarda caso tutti iniziarono a informarsi sul film, sull’attore; si precipitarono al cinema spinti più dalla curiosità di vedere la scena dove l’attore era morto (tra l’altro assente nella versione finale) che da altro. Tutti volevano andare a vedere il “film maledetto” perché quell’etichetta suscitava un fascino tutto suo capace da sola di valere il prezzo del biglietto. Tuttavia, allo stesso modo, tutti si accorsero che Il Corvo non era solo una esemplare lezione di marketing virale ma anche un film bellissimo, ricco di atmosfera, azione, magia… e persino commovente. La pellicola diventò un successo incedibile e i successivi passaggi in televisione contribuirono a farlo conoscere negli anni a venire anche alle future generazioni facendolo diventare un cult, ma soprattutto uno dei ricordi più belli in particolare per chi come me lo aveva amato da ragazzino e continua ancora oggi a farlo. Insomma no, non credo che se Brandon fosse rimasto vivo "Il Corvo" sarebbe stato la stessa cosa.

R: In “Il Corvo - La leggenda di un cult” dedichi spazio al fumetto dal quale il film si è ispirato. Che analogie e differenze ci sono tra film e fumetto?
D.P: Tra il film e il fumetto ci sono non poche differenze, anche se la struttura narrativa di base è praticamente identica. Nel libro approfondisco nello specifico quali sono queste differenze e mi soffermo ovviamente a spiegare e giustificare le motivazioni di alcune scelte operate per l’adattamento cinematografico, che in alcuni casi si distacca nettamente da ciò a cui è stato ispirato. Ad esempio nel film Eric muore sul colpo mentre Shelly entra in coma al contrario di quello che succede nell’opera di O’Barr. Ancora: nel film Eric è un chitarrista di una band rock viceversa nel fumetto non viene chiarita la sua occupazione ma è probabile che sia un poeta viste le numerosi citazioni letterarie che dispensa ai suoi nemici. Questi sono solo alcuni esempi delle differenze che si possono riscontrare tra le due opere. Ovviamente mi fermo qui perché sennò poi si perde il gusto di leggere il libro ma ti posso dire con certezza che sia il film che il fumetto sono due opere che, se pur diverse in tanti aspetti, sono assolutamente complementari e a mio parere imprescindibili. Sono due capolavori assoluti nel loro medium di appartenenza che tutti dovrebbero averne a che fare almeno una volta nella vita.

R: Che ricordi hai legati alla prima volta che hai visto questo film?
D.P: Ti confesso, questa è una domanda che speravo mi facessi perché il mio primo approccio con "Il Corvo" è stato davvero speciale e indimenticabile, e ricordarlo in un’intervista fatta per l’uscita del mio libro dedicato proprio a questo film, come direbbe una nota pubblicità, non ha prezzo! Mi ricordo che lo vidi la prima volta nel 1996, in tv, dunque ben due anni dopo la sua uscita. Avevo dodici anni: all’epoca ero ancora un bambino piuttosto timido e insicuro, con la testa sempre tra le nuvole e una fantasia piuttosto fervida… praticamente si stava già formando in me il carattere di un futuro artista! Lo stesso giorno in cui vidi "Il Corvo" ricordo che avevo fatto a botte con un mio compagno di classe fuori dalla scuola: a “combattimento” finito ero pieno di lividi, con un graffio piuttosto vistoso su una guancia e completamente zuppo perché si era messo a diluviare (l’ombrello ovviamente lo avevo perso durante l’azzuffata…). Non ho mai desiderato nella mia vita come in quel pomeriggio che smettesse di piovere. Tornato a casa la scusa che ero caduto ovviamente non aveva retto e così mio padre mi mise in castigo, anche se la cosa peggiore in verità fu che mi beccai un bel febbrone per tutta l’acqua che avevo preso. Mia madre mi mise a letto raccomandandomi di riposare ma siccome non avevo sonno accesi la televisione e dopo uno zapping sfrenato tra i vari canali mi bloccai su Italia 1, dove rimasi letteralmente ipnotizzato da un film con protagonista una specie di pagliaccio tutto vestito di nero. E inutile che ti dica che nel momento in cui Eric pronuncia la frase “Non può piovere per sempre” pensai a quello che mi era successo, a ciò che avevo pensato qualche ora prima sotto la pioggia. Non poteva essere una coincidenza, quel film lo aveva visto perché dovevo vederlo! Perché era destino che me ne dovevo innamorare fino al punto, un giorno, da scriverci un libro. Da quella “prima volta” lo avrò visto più di un centinaio di volte e oggi è praticamente come se fosse parte integrante della mia vita. Forse non è più il mio film preferito ma è indubbiamente quello a cui sono più affezionato, perché mi ricorda i momenti più spensierati della mia vita, un periodo difficile per tanti aspetti ma assolutamente magico per molti altri, che "Il Corvo" ha contribuito profondamente a rendere qualcosa di indimenticabile e unico.

R: Da tempo si parla di realizzare un remake, e ad oggi sembra confermato. Cosa ne pensi?
D.P: C’è una domanda di riserva? Sul serio, parlare di ciò che è venuto dopo "Il Corvo" mi viene quasi il voltastomaco. Non è un caso che in questo libro non nomino mai i titoli dei vari seguiti trash che sono usciti negli anni (forse il secondo è l’unico che merita almeno una sbirciatina): è stata una mia scelta ben precisa di dedicare le pagine del mio lavoro esclusivamente al primo film, che a mio parere è il solo che merita di esistere in quanto è inimitabile. Detto questo proverò lo stesso a dire la mia sul progetto del remake. Ti dico la verità: se da una parte sono amareggiato del fatto che ancora si voglia insistere nel lucrare su un film come "Il Corvo", riproponendolo questa volta addirittura nella forma di un remake (genere che io odio a dismisura), allo stesso tempo non ti nascondo che sono curioso di vedere quello che ne verrà fuori, anche perché pare che vogliano realizzarlo nella forma di una sorta di documentario con molti più punti in comune con il fumetto originale rispetto alla pellicola di Proyas, cosa che potrebbe anche essere interessante se girato con i dovuti crismi. Sicuro lo andrò a vedere anche se non ho alcuna aspettativa su qualcosa che sono già sicuro mi deluderà senza mezzi termini. Ciò non toglie che, tutto sommato, una piccola possibilità gliela do. Vedremo…

R: Oltre a questo libro hai scritto un saggio ("Assassin’s Creed – Il Mito") e un romanzo ("Il contrario di noi"); ci puoi parlare di questi due progetti?
D.P: La mia primissima pubblicazione (risalente all’anno scorso), "Assassin’s Creed – Il Mito", è frutto della mia esperienza professionale nel settore dei videogiochi. Dal 2011 a oggi ho scritto articoli per svariate testate giornalistiche dedicate alla videoludica, sia riviste cartacee che siti specializzati. La mia devozione per i videogiochi d’altronde è vecchia quasi quanto me; ho iniziato a giocare all’età di tre anni passando dalle fumose sale giochi di fine anni ottanta al gaming per PC e successivamente a quello per console, senza che la mia passione si affievolisse di un briciolo nel tempo, anzi semmai è cresciuta giorno dopo giorno con continuità e amore. "Assassin’s Creed – Il Mito" è un saggio pubblicato da UniversItalia nella collana Conscious Gaming scritto a quattro mani con il collega Adriano Di Medio. Si tratta di un testo che esplora a tutto tondo l’universo della famosa serie Ubisoft, dalle radici della saga al suo successo di massa, non solo in ambito videoludico ma anche oltre. È un lavoro che, partendo dalla mia tesi di laurea (dedicata appunto ad "Assassin’s Creed" visto come nuovo esempio di fiction interattiva) si è arricchito grazie al prezioso contributo di Adriano, diventando dopo oltre due anni di stesura l’unica guida a carattere critico su questa amatissima saga. Il contrario di noi è invece il mio romanzo d’esordio pubblicato sempre nel 2014 con EUS Edizioni. È un lavoro di cui vado molto fiero perché è la mia prima storia originale riportata su carta e pubblicata; è il primo tassello di quella che spero possa essere nel tempo una soddisfacente carriere come scrittore di romanzi. Racconta la storia di due ex migliori amici che si rivedono per la prima volta dopo sette anni di silenzio grazie a una lettera mandata da uno sconosciuto che ha voluto, non si sa il perché, riunirli. Si tratta di un romanzo ricco di contrasti, di emozioni, ampiamente drammatico pur nel suo carattere all’apparenza goliardico: da una parte c’è la volontà e la speranza di ripercorrere gli stessi passi come se nulla fosse, replicare un’idea che si ha di una persona non riuscendo ad accettarla diversamente perché il ricordo che è dentro è troppo forte per credere nel contrario, e dall’altra l’amara consapevolezza che tutto ciò è solo frutto di un’illusione. È tutto inutile. Credo che non potevo desiderare di scrivere una storia così densa di significato e intensa per il mio esordio nella letteratura. A proposito di questo colgo l’occasione per ringraziare EUS, che mi ha permesso di realizzare questo mio piccolo grande sogno. Grazie mille! E ovviamente grazie a voi per l’intervista… Mi raccomando, ora tutti a vedere "Il Corvo"!

IL CORVO – LA LEGGENDA DI UN CULT
Label: Eus Edizioni
Collana: Spaghetti Cinema
Pagine: 114
Lingua: Italiano
Prezzo: 14,90 euro
Isbn: 978-88-99164-30-0

MAGGIORI INFO: INFO@EUSBOOKS.IT

Autore: La Redazione - Data: 25/06/2015 -
Contatto: redazione@horrormovie.it

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Tags il corvo, brandon lee, panetta, eus edizioni, spaghetti horror