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Intervista a Fabrizio Fogliato, autore del libro su "Saw"

Jigsaw (o Enigmista, che dir si voglia) è diventato un personaggio decisamente familiare al pubblico di fans dell’horror, il suo inquietante burattino sta pian piano aggiudicandosi un posto tra le icone pop del panorama cinematografico e la sua inconfondibile frase “Viveve o morire, fai la tua scelta!” è ormai un tormentone di ogni festa di Halloween.

C’è chi ama questa saga, che dedica ad essa intere pagine di blog e che aspetta spasmodicamente che ci siano informazioni su un nuovo capitolo; e c’è chi la odia, che non sopporta la violenza visiva e psicologica di cui è pregna o che ha cominciato a detestarla a causa della furba serializzazione a cui è stata sottoposta. Ma c’è anche chi cerca di riflettere sul perché di un successo mondiale così inaspettato e intraprende un approccio analitico su ogni singolo film della saga e su quali fattori abbiano decretato l’appeal verso un film che nessuno avrebbe mai definito “fenomeno di massa”. Quest’ultima strada è quella battuta da Fabrizio Fogliato nel saggio “Saw – Analisi di un successo annunciato”, recentemente pubblicato dalla Morpheo Edizioni.

L’opera si struttura su una minuziosa analisi dei quattro capitoli che per il momento compongono la saga di “Saw” e dei meccanismi che si celano dietro questa macchina sbanca-botteghino.
Il saggio, dopo una prima parte intenta alle tematiche care alla trilogia e a un incontro con le menti che si celano dietro l’intera operazione, si dedica a un’approfondita riflessione sui significati manifesti o più impliciti che si possono riscontrare in ogni singolo capitolo della saga, fornendo un lucido ragionamento ricco di citazioni e rimandi ad altri film che sorprendentemente sono collegati all’universo di “Saw”.
“Saw 4” rappresenta il nuovo inizio della saga ma anche la conclusione di questa seconda parte, per lasciar posto allo svisceramento dei meccanismi di marketing che hanno contribuito al successo di questa saga e agli effetti che intrinsecamente le gesta di Jigsaw suscitano nel pubblico.

Insomma, “Saw – Analisi di un successo annunciato” rappresenta senza dubbio un’utile guida ragionata all’universo della tortura in celluloide, un giusto approccio alla saga per chi voglia conoscerla e un ricco archivio di materiali e spunti di discussione per chi già la conosce a perfezione.
Di seguito potete leggere un’intervista che l’autore del saggio, Fabrizio Fogliato, ha rilasciato in esclusiva ad Horror Movie.
Buona lettura!

RG. Puoi presentarti ai lettori di Horror Movie?
FF. Mi chiamo Fabrizio Fogliato, sono nato a Torino nel 1974 e ora vivo ad Alzate Brianza in provincia di Como. Sono un critico cinematografico e come tale collaboro attivamente con Nocturno Cinema e sono redattore del quotidiano on-line Voceditalia.it. Nel 2006 è uscito per Edizioni Falsopiano il saggio “Flesh and Redemption: il cinema di Abel Ferrara”, e a settembre 2008 per la stessa casa editrice è in uscita: “La Visione Negata: il cinema di Michael Haneke”. “Saw - Analisi di un successo annunciato” è il mio terzo saggio ed è pubblicato dalla giovane e intraprendente Morpheo Edizioni. Per me il cinema è soprattutto passione e quindi mi pongo di fronte all’argomento senza né giudizi né pregiudizi, ma tentando di argomentare su di esso al fine di spiegare a chi mi legge i contenuti dei singoli film, prescindendo dal giudizio qualitativo in quanto, ritenendo il cinema un’opera collettiva, troppe e disparate sono le componenti che interagiscono per la riuscita o meno del risultato finale.

RG. Come mai hai deciso di analizzare una saga cinematografica così recente e ancora nella piena fase di svolgimento?
FF. Quando mi sono messo davanti alla trilogia di Saw (il quarto capitolo non era calendarizzato nelle uscite italiane) mi sono posto questa semplice domanda: perché una serie di film così violenta e truce nell’approccio visivo, che fino a pochi anni fa sarebbe stata relegata ad un pubblico di nicchia e/o di fans oggi travolge (letteralmente) le masse? In risposta mi sono detto che la semplice componente cinematografica non era sufficiente a dare risposte esaustive, e così ho cominciato ad esplorare l’ambito del dolore e della sofferenza proposto dai film in relazione al culto della perfezione corporea (proposta dai media). Il fatto che la serie sia nel pieno del suo percorso non è stato un limite all’approccio del saggio ma anzi ha rappresentato (paradossalmente) un punto di forza in quanto i primi tre film sono un vero e proprio concept-movie, pensato già in origine come tale. Il quarto capitolo, che ho potuto visionare nella versione originale, rappresenta (come sostengo nel libro) sicuramente un punto di svolta all’interno della serie di Saw, e proprio per questo funge da stimolo per individuare quelli che potrebbero essere i nuovi percorsi che verranno battuti nei film a venire.

RG. Saw, insieme al remake di Non aprite quella porta e Hostel, è il film che riportato l’horror a una dimensione brutale, esplicitando ed esaltando la violenza visiva. Secondo te per quale motivo il cinema horror è tornato all’esibizione compiaciuta della violenza e del sadismo dopo diversi anni di opere “soft”?
FF. Nella quotidianità di ognuno di noi il concetto di piacere e di dolore è radicalmente mutato di significato con l’inizio del nuovo millennio (l’11 settembre, la globalizzazione, la crisi economica..). Il senso di insicurezza apparente o reale (non ha importanza) che interagisce con la nostra vita ha creato il paradosso secondo cui alla ricerca della felicità continua e persistente non corrisponde il risultato sperato, bensì cresce e si acuisce una sottile e inconscia imposizione del dolore. Tutto ciò ha fatto si che sia venuto meno il concetto di “sofferenza” (ineludibile nella vita di ogni essere umano) soppiantato o da immagini sempre più edulcorate nel mostrare le problematiche esistenziali o viceversa in un’esplicitazione della violenza reale che, attraverso un linguaggio (perlopiù) televisivo, appare più “finta” e spettacolarizzata di quella proposta dal cinema. In relazione a questo concetto corre parallelo il desiderio (sempre più diffuso) di mostrare e di mostrarsi. Saw, pur rimanendo all’interno di un’idea di prodotto commerciale (o forse proprio per questo) agisce intelligentemente su questi due ambiti proponendo una visione cruda e brutale della permeabilità e della fragilità del corpo umano. Di conseguenza lo spettatore andando al cinema ritrova in sé una consapevolezza dei limiti del proprio corpo e contemporaneamente viene incuriosito dalla possibilità di scelta tra la vita e la morte (tra il piacere e il dolore), che in realtà non è tale perché se la vittima sceglie la vita dovrà comunque rinunciare a una parte del proprio corpo o uccidere un suo simile, se invece sceglie la morte dovrà prima passare per sofferenze inaudite sia fisiche che psicologiche. Saw agisce quindi in controtendenza a ciò che propone perché alle domande poste continuamente alle vittime di turno non corrispondono mai delle risposte, per cui il discorso (che rimane ambiguo e continuamente in bilico) continua a suscitare interesse.

RG. Saw è considerato l’apripista di un nuovo sottofilone dell’horror, il Torture Porn, un appellativo che definisce in maniera lampante la tipologia di film con cui si ha a che fare, ma che ha sicuramente anche un connotato dispregiativo. Anche tu avresti definito Saw e i suoi derivati dei Torture Porn?
FF. Premesso che non mi piacciono le etichette, ritengo estremamente diversi tra loro i vari Saw, Hostel, Turistas… ma credo che l’unica componente che subliminalmente lega questi film, sia quella “politica” intesa sia come radicale scelta di campo (seppur ambigua e opinabile), sia come sottotesto inequivocabile e critico nei confronti della società globalizzata.

RG. Nel tuo libro accenni spesso al voyeurismo come istinto fondamentale che spinge lo spettatore alla visione degli spettacoli di tortura proposti nella saga di Saw. Ma secondo te, la condizione “peccaminosa” di voyeur come era da intendersi nel vicino passato è ancora valida oggi, malgrado la continua esposizione alla “visione proibita” a cui siamo esposti grazie alle nuove tecnologie?
FF. No, viviamo in un’epoca di pornografia implicita dove qualunque tipo di messaggio mediatico viene ipocritamente mascherato da un perbenismo di facciata con l’obiettivo programmatico di spingerci in territori sempre più estremi della visione. Senza un adeguato senso critico questo oltranzismo imposto e indirizzato può rivelarsi estremamente pericoloso, poiché la barriera che divide la realtà dalla finzione oggi è stata definitivamente abbattuta. Pertanto il voyeurismo a cui tu accennavi è ormai scevro di ogni componente “peccaminosa”, ma è carico di un desiderio latente e continuo che tende a fagocitare ogni tipo di rapporto: personale, collettivo, affettivo e sessuale. L’assenza apparente (come spiego nel libro) di sessualità all’interno di Saw e di altri prodotti simili è l’esplicitazione più lampante di questo concetto.

RG. Saw 5 è quasi pronto e un Saw 6 è già in lavorazione. Pensi che l’influenza di questa saga sul genere sarà duratura e determinante oppure è da considerarsi un effetto momentaneo?
FF. Come tutti i fenomeni cinematografici è destinata ad esaurirsi. Personalmente non credo che ciò avverrà in tempi brevi, perchè il richiamo è ancora notevole e perché si tratta di un fenomeno che è anche extra-cinematografico. Quello che lentamente sta venendo meno è l’aspetto di coerenza narrativa, a cui corrisponde (come ho potuto vedere da degli spezzoni di Saw 5) una crescente radicalizzazione della violenza grafica e psicologica che tende a indirizzare la serie nei territori dell’astrazione. Il rapporto tra estetica dei corpi e la loro “violazione” sembra farsi sempre più stringente ed estrema. Mi sembra che l’obbiettivo sia quello di vedere fin dove ci si può spingere nel violare i limiti del mostrabile … sempre che questi esistano ancora.

RG. Nel libro Saw – Analisi di un successo annunciato rimani piuttosto imparziale riguardo i tuoi gusti personali sulla saga, anche se in un’occasione lasci chiaramente intendere quale reputi il capitolo più debole. Ci potresti rivelare però qual’è il tuo capitolo preferito e per quale motivo?
FF. Sicuramente il terzo, perché oltre a essere il più complesso e stratificato è anche quello dove il sottotesto “politico” non appare involontario o casuale bensì volutamente ricercato. Inoltre è il capitolo dove la psicologia dei personaggi è più approfondita e dove le dinamiche che li legano rappresentano un vero e proprio tessuto di micro-società.

RG. Per concludere, potresti definire ogni episodio della saga di Saw con un aggettivo?
FF. Il primo è sicuramente innovatore, il secondo è furbo, il terzo è intelligente, il quarto è erotico…

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 24/06/2008 -
Contatto: roberto.giacomelli@horrormovie.it

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Tags Fogliato, Giacomelli, Saw, Morpheo Edizioni